| 10 febbraio 2009 |
Stop Motion #3 – Cut out animation – da Quirino Cristiani a South Park |
| di admin |
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La cut out animation (detta anche découpage) consiste nel movimento di pezzi di carta o stoffa ritagliati ed è immediatamente riconoscibile dalla forma invariabile dei suoi elementi, delle figure costituite da parti che si muovono senza flettersi né cambiare prospettiva. Paragonabile a un collage in movimento, trasmette una sensazione di irrealtà poiché le pose dei personaggi in scena sono innaturali e bidimensionali, e i movimenti meccanici ed elementari. Questa tecnica fu la prima utilizzata per l’animazione nei primi anni del 900: il pioniere fu Quirino Cristiani, il grande artista italiano emigrato in Argentina. I suoi film purtroppo sono stati tutti distrutti da un incendio: si è salvato solo El mono relojero che non è in cut out. Negli anni 60 il russo Yuriy Norshteyn fu autore di diversi film di animazione in cut out, e sviluppò questa tecnica per passare da una dimensione bidimensionale a una tridimensionale, attraverso l’utilizzo di piani di vetro sovrapposti nell’arco di un metro (a distanza di 25-30 cm), che spostava lateralmente e avanti e indietro per dare l’effetto di avvicinamento e allontanamento dalla macchina da presa. Il risultato è molto sofisticato rispetto a un semplice cut out, ha le sembianze di un acquarello o di uno schizzo a matita, i bordi sono sfumati e i movimenti più fluidi (vedi Hedgehog in the Fog). Il maestro italiano che impresse l’arte sulla pellicola con la tecnica del cut out fu Emanuele Luzzati, pittore, illustratore, scenografo, ceramista e decoratore : in molti lo conoscerete per i titoli di testa dell’Armata Brancaleone. I suoi film di animazione sono quadri in movimento, da “il Flauto magico” a “la Gazza ladra”, al famoso “Pulcinella”, candidato all’Oscar nel ’74. I personaggi recitano come attori di teatro, e l’artificiosità del linguaggio si sposa con quella dei movimenti per creare un mondo chimerico e aereo.
Se per Luzzati il movimento delle immagini bidimensionali è fonte di poesia e di suggestioni, in altri casi questa tecnica viene scelta per la semplicità di utilizzo (rispetto ad un’animazione classica o altri tipi di stop motion) poiché riduce le variabili di movimento. Un esempio sono le animazioni iconiche e follemente didascaliche di Terry Gilliam dei Monty Python, dagli interstitials dei loro tre lungometraggi (vedi un esempio tratto da The Holy Grail), alle sigle introduttive dello show Monty Python’s Flying Circus in onda sulla BBC nei primi anni 70.
La semplicità dei movimenti e delle figure genera un effetto surreale che fa da cornice al tagliente umorismo inglese dei loro racconti. La cut out animation da una quindicina d’anni viene usata anche per serie tv. La prima serie di South park (1997) è stata realizzata in cut out, per essere poi sostituita da software che lo simulano. In questo caso la tecnica è portata all’estremo per trasmettere allo stesso tempo un’immagine visiva infantile e grezza che si contrappone violentemente al sarcasmo e alla lucidità dei testi. I pezzi di carta ritagliata si distinguono chiaramente nell’intro alla prima stagione così come nella sigla (vedi prima puntata). Fra le serie tv per bambini invece forse la più famosa è Angela Anaconda, distribuita dal 1999 negli Stati Uniti, e poi nel Regno Unito ma anche nei paesi dell’Est e in Francia, ma non in Italia, dove invece da 3 anni a questa parte sta spopolando Charlie and Lola, inglese ma acquistato dalla Rai e tradotto in italiano, rivolto a un pubblico prescolare.
PM |
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