Il Chroma Key è una tecnica dal funzionamento molto semplice da spiegare, abbastanza semplice da applicare e diffusissimo a tutti i livelli: nel cinema, nei videoclip e talvolta anche in TV. La tecnica ha come obiettivo quello di isolare un soggetto dallo sfondo per riposizionarlo su uno sfondo differente. Il principio è quello di eliminare un colore dall’immagine ripresa: si pone un pannello monocolore dietro al soggetto, generalmente blu o verde in quanto non sono dei colori che compongono la tonalità della pelle umana. Da qui il nome di blue screen o green screen. Successivamente si toglierà il colore alla ripresa in questione: tutto quello che rientra nella tonalità prescelta diventerà trasparente. Per questo motivo i vestiti e gli oggetti che si vogliono isolare non devono contenere il colore da sottrarre altrimenti risulterebbero “bucati”. La giusta illuminazione è fondamentale per la buona riuscita della ripresa: lo sfondo infatti dev’essere illuminato in modo omogeneo e indipendente dall’immagine da “ritagliare”.
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Il termine Claymation, forma contratta di Clay Animation, è spesso usato erroneamente come sinonimo di Stop Motion, mentre invece si riferisce solo all’animazione in passo uno di personaggi e oggetti plasmati con materiale malleabile (generalmente plastilina – plasticine – o pongo). Questo termine tra l’altro è un Trade Mark registrato dal suo inventore, il geniale animatore Will Vinton, che fu il pioniere di questa tecnica. Tra le sue creazioni ricordiamo la Trilogia delle Fiabe (1977-79 – The Little Prince, Martin the Cobbler, Rip Van Winkle – disponibili interamente in rete ma senza audio originale), il lungometraggio “The Adventures of Mark Twain” (1985), centinaia di spot, e il cortometraggio Closed Mondays (1974) vincitore dell’Oscar. Di seguito vediamo la prima parte dell’eccentrico documentario in cui Vinton descrive il lavoro del suo staff:
I Brickfilm sono una corrente nata verso la fine degli anni 80 che si è diffusa di pari passo con la diminuzione dei costi della fotografia, ed esponenzialmente con l’avvento dell’informatizzazione di massa, contando oggi centinaia di website che uniscono gli appassionati di questo genere. Stiamo parlando dei film realizzati con i mattoncini Lego. Dall’hobby dei brickfilm sono nate numerosissime community in rete tra cui forse le più numerose sono Bricks in Motion e Brickfilms LLC dove si possono visualizzare i corti UGC (generati dagli utenti) postati dai membri della community. In rete si trovano centinaia di sketch divertentissimi e ben realizzati tra cui ricordiamo la serie ambientata nei bagni pubblici – I wet my pants – o quella del negozio d’armi – scusi vorrei comprare un’arma per ammazzare il mio vicino . Innumerevoli le parodie dei film (Kill Bill, Titanic, Batman, A-team, Matrix … ) e dei videogames (GTA, prince of persia..). La serie più famosa è senz’altro quella di Star Wars: qui di seguito vediamo un famoso estratto in cui Vader vorrebbe prendersi un giorno di riposo..
La silhouette animation è una variante della tecnica del cut out. In questo caso le figure che si muovono sullo sfondo sono sagome nere: protagonisti sono i bordi, i movimenti, le voci e i rumori: non esistono espressioni facciali, né articolazioni visibili. A differenza di un normale cut out la luce è posta di fronte e non di fianco alla telecamera: in questo modo dei ritagli percepiamo solamente la sagoma. Come già detto nel precedente post la prima tecnica di animazione fu proprio il cut-out (vedi Quirino Cristiani), di cui la silhouette animation costituisce una variante, se vogliamo, “semplificata”. Eppure non sono stati molti i film realizzati con questa tecnica..
Stop Motion #3 – Cut out animation – da Quirino Cristiani a South Park
di admin 2 Commenti
La cut out animation (detta anche découpage) consiste nel movimento di pezzi di carta o stoffa ritagliati ed è immediatamente riconoscibile dalla forma invariabile dei suoi elementi, delle figure costituite da parti che si muovono senza flettersi né cambiare prospettiva. Paragonabile a un collage in movimento, trasmette una sensazione di irrealtà poiché le pose dei personaggi in scena sono innaturali e bidimensionali, e i movimenti meccanici ed elementari.
La tecnica di stop motion che maggiormente si distingue dalle altre è la pixilation (da pixie, essere dispettoso e imprevedibile): in questo caso i protagonisti dell’animazione sono le persone in carne ed ossa, che interagiscono con gli oggetti. Attraverso la pixilation le persone possono volare, camminare sui muri, combattere con gli oggetti e assumere movenze innaturali. Grant Munro, che vedremo sul set più avanti, è riconosciuto come inventore del termine.
Questa è l’occasione per riparlare di Norman McLaren, grande artista e sperimentatore su cui ho già scritto un post tempo fa. Lasciamo a lui la parola..
di admin

