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	<title>RomaEuropa WebFactory &#124; Editoriale &#187; kirby</title>
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		<title>Tutta la vita davanti</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 13:01:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ho visto il film di Virzì, quello famoso, quello sui precari, la settimana scorsa. Tutta la vita davanti.
È addirittura un film leggero, fino a tre quarti. Perché è vero, molti precari sono leggeri, scanzonati, divertiti. Può essere anche un simpatico passatempo (finchè si è giovani e ci si dice: tutto questo durerà ancora per poco) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Ho visto il film di <strong>Virzì</strong>, quello famoso, quello sui precari, la settimana scorsa. <em><strong>Tutta la vita davanti</strong></em>.</p>
<p style="text-align: justify">È addirittura un film leggero, fino a tre quarti. Perché è vero, molti <strong>precari</strong> sono leggeri, scanzonati, divertiti. Può essere anche un simpatico passatempo (finchè si è giovani e ci si dice: tutto questo durerà ancora per poco) districarsi tra seratine low budget, film scaricati, affitti abbordabili, aperitivi gratis alle inaugurazioni delle mostre, sigarette scroccate, e intanto cercare qualche lavoretto che, tra un mese o due, ti permetterà di portare fuori una persona a cena, una cena di pesce, col vino bianco. E poi a teatro.</p>
<p style="text-align: justify">Può essere davvero, e paradossalmente, divertente. Barcamenarsi. Districarsi. Arrangiarsi. Ci si gusta di più quei pochi lussi che ogni tanto piovono inaspettati. Il sushi offerto da un&#8217;amica coi ticket restaurant. Il bigliettaio del cinema che non fa entrare più nessuno perchè ha già chiuso la cassa ma vuole andare a casa e allora ti fa: dai entra, sala due, corri che è cominciato. Lo yogurt müller in offerta speciale.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-215"></span><img class="alignleft" src="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788876380440" alt="" width="200" height="309" />Il film di <strong>Virzì</strong>, che poi verso la fine si appesantisce assai e sembra pure che vada a finire bene con la protagonista che riceve un assegno di trecentocinquanta dollari dall&#8217;America per pubblicare un saggio filosofico, (ma a me trecento euro in una busta da una facoltosa università dell&#8217;Ivy League sembrano un po&#8217; pochino per far finire bene un film), è tratto da un libro, di cui forse avete già sentito parlare.</p>
<p style="text-align: justify">Si chiama &#8220;<strong><em>Il mondo deve sapere&#8221;</em></strong>, è pubblicato da <strong>ISBN edizioni</strong>, ed è il diario di <strong>Michela Murgia</strong>, ai tempi in cui faceva la telefonista precaria in un call center che vendeva <strong>aspirapolveri Kirby</strong> a casalinghe che non avevano bisogno di aspirapolveri Kirby.</p>
<p style="text-align: justify">Anche il libro è spassoso, ironico, e tutto sommato spensierato. La Murgia è capace di frasi come:<br />
(riferendosi alle colleghe telefoniste)<br />
“<em>Un sottovaso ha più personalità di queste ragazze, povere loro. Mi fingo del gregge. Sarà bellissimo</em>”<br />
o (dopo aver ricevuto un premio per l’alto numero di appuntamenti che è riuscita a collezionare in un mese)<br />
&#8220;<em>Io non ho nessuna colpa se le casalinghe mi dicono sì, quelle infingarde</em>&#8220;,<br />
oppure (una descrizione dell’aggeggio attorno a cui ruota il lavoro di duecento telefoniste, più realistica di quella che si rifila alle casalinghe ignare):<br />
“<em>Ma cosa fa il Kirby con esattezza?<br />
Per esempio aspira la polvere. Ma fa anche massaggi alla cervicale, stura i lavandini, tinteggia i muri, igienizza il cane e il gatto… fa questo e un’altra miriade di cose, a sentire il consulente-venditore. Insomma, è spaventoso. Se è falso, mi sento sollevata. Se è vero, non lo voglio. Un amico quando glielo dissi mi chiese se per caso facesse anche pompini. È probabile, risposi. Mi è rimasto il dubbio sulla igienizzazione del cane e del gatto. Ho un gatto, ma gli ho promesso che questa cosa bruttissima a lui on succederà mai. Immagino che si tratti di gettarlo in pasto alla macchina che gli fruga nel pelo alla ricerca dell’impossibile e poi lo lascia, traumatizzato e igienizzato, sul tappeto vicino al camino. Povero micio mio. Mai, lo giuro.</em>”
</p>
<p style="text-align: justify">Sul precariato ha scritto un libro anche <strong>Aldo Nove</strong>, per <strong>Einaudi</strong>. È &#8220;<strong><em>Mi chiamo Roberta, ho 40 anni e guadagno 250 euro al mese</em></strong>&#8221; e racconta le situazioni un po&#8217; più drammatiche di chi, oltrepassata anche la fatidica generazione, precario c&#8217;è rimasto: ultra-quarantenni ancora supplenti nelle scuole, avvocati che si mantengono come camerieri, pastori part-time…</p>
<p style="text-align: justify">Aldo Nove, abile nel tenere traccia delle generazioni,che quindici anni fa scriveva di tv e stragi domestiche, dieci anni fa di gioventù cannibale, cinque anni fa fa di cultura e amori pop, oggi non poteva che scrivere di precari. Parla un po&#8217; della sua indagine anche qui.</p>
<p style="text-align: justify">Poi c&#8217;è chi, già dal titolo del libro, ha il coraggio di lamentarsi di quel che per la Roberta di cui sopra sarebbe una pacchia: &#8220;<em><strong>Generazione mille euro</strong></em>&#8221; è stato pubblicato da <strong>Rizzoli</strong> nel 2006, dopo essere esistito a lungo come blog, tuttora vivace.</p>
<p style="text-align: justify">Il sapore del <strong>precariato</strong> della nostra generazione, però, è diverso da quello degli anni ’90, non è la tragica disoccupazione da pantofole, plaid e curriculum, e nemmeno quella alla Giovani, carini e disoccupati, il precariato di oggi ha un che di picaresco e ridanciano. Perché? mi sono chiesta.<br />
Perché essere giovani e precari è normale.
</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Linda Fava</strong></p>
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