ZEITKRATZER PLAY LOU REED’S

ZEITKRATZER PLAY LOU REED’S

LOU REED/ZEITKRATZER

13 ottobre
Palladium

h.20.30

Da 22 € a 14 

Nel panorama della mitologia del rock “Metal Machine Music” di Lou Reed si staglia misterioso come la stele in “2001 Odissea nello spazio”: a riportarlo sulla terra ci penserà l’ensemble zeitkratzer, con un concerto che si annuncia unico nel panorama capitolino.
Un album doppio radicalmente diverso da ogni altra produzione fatta da Lou Reed in quel periodo, vale a dire “Transformer”, “Berlin”, “Rock ‘n’ Roll Animal” o “Coney Island Baby”: “Metal Machine Music” proponeva oltre un’ora di sola chitarra elettrica, potente, incisiva e distorta, senza titoli, canzoni, testi, né voce umana. Appena pubblicato, nel 1975, è stato un colossale fiasco commerciale tanto che negli Stati Uniti venne ritirato dalle vendite dopo tre settimane, ma presto ci si rese conto che era un disco profetico di molte nuove tendenze, dal punk alla no wave, fino a diventare il testo di riferimento per la musica “noise”, “industrial” e per la nuova elettronica popolare. Negli anni ’90, la ristampa in cd vende diverse migliaia di copie e nel 2002 gli zeitkratzer tentano una follia. Arrangiare quella musica per 9 strumenti classici, archi, fiati, pianoforte e percussioni ed eseguirla dal vivo con amplificazione: l’esperimento riesce e perfino Lou Reed, inizialmente assai scettico sull’operazione –«It can’t be done» fu il suo primo commento all’idea–, rimase poi affascinato dalla trascrizione e soprattutto dal suo impatto sonoro.
In realtà un progetto simile non poteva scaturire che da zeitkratzer: fondato nel 1999 da Reinhold Friedl, composto da solisti provenienti da diversi paesi e con sede a Berlino, è un ensemble indipendente nel corpo –non hanno alcun tipo di finanziamenti pubblici e se ne vantano– e soprattutto nella mente. Le loro esibizioni infatti si distinguono non solo per la vastità e varietà dei compositori affrontati – da Iannis Xenakis e Karl Heinz Stockhausen, a John Cage, Carsten Nicolai, Luigi Nono, Lou Reed, Philip Glass, Frank Gratkowski, Nam June Paik–, ma soprattutto per una interpretazione capace di ricomporre la profonda unità che attraversa i generi della musica del Novecento o contemporanea. Ed è grazie a loro che “Metal Machine Music” da profezia entrata nel mito arriverà per la prima volta nelle sale da concerto in Italia nella sua trascrizione definitiva.

direttore artistico Reinhold Friedl Frank Gratkowski clarinetto, Matt Davis tromba Hilary Jeffery trombone, Reinhold Friedl pianoforte, Marcus Weiser elettonica, chitarra Maurice de Martin percussioni, Burkhard Schlothauer violino Anton Lukoszevieze violoncello, Ulrich Phillipp contrabbasso Klaus Dobbrick suono, Andreas Harder luci