Festival

Anteprima 2013

24 – 27 OTTOBRE 2013 ‐ TEATRO ARGENTINA ‐ PRIMA NAZIONALE
THOMAS OSTERMEIER/SCHAUBÜHNE AM LEHNINER PLATZ
HEDDA GABLER

Lei, “Hedda Gabler”, la cattiva, la pericolosa per sé e per gli altri: il capolavoro di Henrik Ibsen torna sui palcoscenici capitolini nell’allestimento realizzato da Thomas Ostermeier che vedrà in scena la celebre compagnia della Schaubühne. Con oltre trenta regie al suo attivo, Ostermeier è tra i maggiori protagonisti della scena contemporanea: lo stile realista, la capacità di narrazione, gli attori tradizionalmente al centro della rappresentazione ma connotati da un linguaggio di potente fisicità, sono le principali caratteristiche del suo lavoro. Fin dagli esordi, con la direzione dei teatri “Baracke” e, dal 1999, della Schaubühne, si è caratterizzato per le sue scelte rivolte ad autori contemporanei come Sarah Kane, Mark Ravenhill e Marius von Mayenburg. Tralasciando le scorribande nel teatro di Shakespeaere e di Büchner, a partire dal 2002, con “Nora” da Ibsen ha esplorato i classici moderni del teatro, tra cui “Lulu” di Wedekind (2004), “Il lutto si addice a Elettra” di Eugene O’Neill (2006) e “La gatta sul tetto che scotta” di Tennessee Williams (2007). Di questo filone “Hedda Glaber” rappresenta una delle prove più riuscite e apprezzate, sia per i riconoscimenti –in particolare a Katharina Schüttler per la sua straordinaria interpretazione di Hedda–, sia per le tournée che tra l’altro hanno portato lo spettacolo negli Usa, Francia, Regno Unito, Israele, Bolivia, Canada e Australia. Anche grazie alla revisione del testo, curata da Mayenburg, Ostermeier lavora su Ibsen come fosse uno scioccante dramma contemporaneo, quale effettivamente “Hedda Gabler” era al suo apparire nel 1890. La tragedia qui si congiunge alla commedia, per far rivivere i personaggi in ambienti e abiti dei nostri giorni: Hedda, la giovane moglie viziata di Jørgen Tesman, intellettuale mediocre, secchione e antagonista del geniale e alcolizzato Ejlert Løvborg, cui s’aggiunge Brack, il giudice manipolatore.

Il 25 ottobre, dopo lo spettacolo, Thomas Ostermeier, incontra il pubblico per il ciclo di incontri APPENA FATTO! in collaborazione con Rai Radio 3

di Henrik Ibsen
regia Thomas Ostermeier
traduzione in tedesco Hinrich Schmidt‐Henkel
scene Jan Pappelbaum
costumi Nina Wetzel
musiche originali Malte Beckenbach
drammaturgia Marius von Mayenburg
video Sébastien Dupouey,
luci Erich Schneider
con Lars Eidinger, Katharina Schüttler, Lore Stefanek, Annedore Bauer, Jörg Hartmann,
Kay Bartholomäus Schulze

una corealizzazione Romaeuropa Festival 2013, Teatro di Roma
con il sostegno del Goethe Institut
con il patrocinio dell'Ambasciata di Germania

 

30 OTTOBRE – 3 NOVEMBRE 2013 ‐ TEATRO ARGENTINA ‐ PRIMA NAZIONALE
ROMEO CASTELLUCCI/SOCÌETAS RAFFAELLO SANZIO
THE FOUR SEASONS RESTAURANT



Romeo Castellucci con “The Four Season Restaurant”, la sua nuova creazione con la Socíetas Raffaello Sanzio, traccia una curva senza ritorno dal caos dei buchi neri all’orlo di un vulcano incandescente, mettendo al centro della scena l’artista, il suo rapporto con il pubblico e con il mondo. Il titolo si riferisce alla controversia occorsa a Mark Rothko quando, nel 1958, gli commissionano un ciclo di quadri per adornare la lussuosa sala del Four Season Restaurant, che stava aprendo a Manhattan. Dopo aver accettato, Rothko torna sui suoi passi, decidendo di tenersi le tele, oggi conservate a Londra,Tokio e Washington. L’episodio, senza alcun riferimento diretto nello spettacolo, diventa l’emblema del rifiuto dell’artista, la scintilla usata da Castellucci per tornare su alcuni temi caldi del suo teatro, aggiungendo nuovi elementi ai recenti “Sul concetto di volto nel figlio di Dio” e “Il velo nero del pastore”, presenti nelle passate edizioni di Romaeuropa. La sottrazione, che risucchia anche la luce nei vortici dell’antimateria dei buchi neri, da negazione si trasforma in inizio: dove le immagini spariscono e la lingua di tutti i giorni non funziona, emerge un universo poetico, incarnato da presenze femminili e dalle rime che Hölderlin ha dedicato alla “Morte di Empedocle”, non a caso una tragedia incompiuta. Il rifiuto e la solitudine dell’artista, il suicidio del filosofo –Empedocle si toglie la vita gettandosi nell’Etna–, l’opera incompiuta: per Castellucci sono lo sfondo a «un atto di cesura dal contratto sociale», dove si apre lo spazio per costruire drammaturgia, identificandone l’essenza non nel contrasto tra i personaggi ma, come nella tragedia greca, nel confronto tra scena e pubblico.

Il 31 ottobre, dopo lo spettacolo, Romeo Castellucci, incontra il pubblico per il ciclo di incontri APPENA FATTO! in collaborazione con Rai Radio 3

regia, scene e costumi Romeo Castellucci
musiche Scott Gibbons
interpreti Chiara Causa, Silvia Costa, Laura Dondoli, Irene Petris
assistente alla regia Silvia Costa
collaborazione alla drammaturgia Piersandra Di Matteo
direzione alla realizzazione delle scene Massimiliano Peyrone
tecnici di palco Michele Loguercio, Filippo Mancini, Lorenzo Martinelli
tecnico luci Fabio Berselli
tecnico del suono Matteo Braglia
coordinamento tecnico Luciano Trebbi
realizzazione dei costumi Rachels’ Seamstress Services
accessori Carmen Castellucci
Produzione esecutiva Socìetas Raffaello Sanzio
in coproduzione con Theater der Welt 2010, Théâtre National de Bretagne / Rennes,
deSingel international arts campus / Anversa, The National Theatre / Oslo Norvegia,
Barbican London and SPILL Festival of Performance, Chekhov International Theatre Festival / Mosca,
Holland Festival / Amsterdam, Athens Festival, GREC 2011 Festival de Barcellona, Festival d’Avignon,
International Theatre Festival DIALOG Wroclaw / Polonia, BITEF (Belgrade International Theatre Festival),
Foreign Affairs I Berliner Festspiele 2011, Théâtre de la Ville–Paris, Romaeuropa Festival 2011
Theatre festival SPIELART München (Spielmotor München e.V.), Le Maillon,
Théâtre de Strasbourg / Scène Européenne , TAP Théâtre Auditorium de Poitiers ‐ Scène Nationale
Peak Performances @ Montclair State‐USA

una corealizzazione Romaeuropa Festival 2013, Teatro di Roma


6 – 10 NOVEMBRE 2013 ‐ TEATRO ARGENTINA
DADA MASILO
DADA MASILO'S SWAN LAKE


Un classico –spiegava Italo Calvino nelle sue “Lezioni americane”–, deve poter apparire fedele a sé stesso e sempre diverso: la coreografia di Dada Masilo di “Il lago dei cigni”, il più celebre balletto della tradizione, ubbidisce a questa regola, proponendo una danza potente, gioiosa, intrigante, all’insegna di uno sbalorditivo “melange” stilistico. Enfant prodige della danza sudafricana, ballerina di qualità eccezionali, coreografa che non si fa scrupolo a confrontarsi e appropriarsi con passione dei classici, Dada Masilo –che il pubblico ha potuto apprezzare tra i protagonisti di “Refuse the Hour” di William Kentridge nella passata edizione di Romaeuropa–, si caratterizza per una fusione di stili, in cui i linguaggi contemporanei vanno a braccetto con il balletto classico e la danza popolare africana, in particolare quella del suo paese, il Sudafrica. Ma è soprattutto la virtuosistica fluidità e naturalezza con cui si fondono stili così diversi e lontani a connotare la sua cifra, che si ritrova a pieno nella coreografia del più famoso balletto di Čajkovskij. “Il lago dei cigni” è la scoperta dell’amore e della sessualità: nel farlo suo, Masilo gli imprime un tratto di contemporaneità affrontando con delicatezza e ironia anche l’omosessualità e l’omofobia. E soprattutto gli infonde una insopprimibile vitalità, che contagia i 14 splendidi danzatori della Dance Factory di Johannesburg –uomini e donne tutti in tutù–, svelando la tribalità nascosta nelle danze di carattere di Čajkovskij e il melanconico simulacro che si cela dietro la morte del cigno, gettando un fascio di luce nuova su questo splendido balletto romantico.

Nell'ambito di METAMONDI di Telecom Italia Live streaming e on demand su telecomitalia.com

coreografia Dada Masilo
musica Pëtr Il'ič Čajkovskij, Steve Reich, Rene Avenant, Camille Saint‐Saëns, Arvo Pärt
interpreti Dada Masilo, interpreti da definire
Ipeleng Merafe, Thoko Sidiya, Craig Arnolds, Johannes Snyman, Lesego Ngwato, Sibusiso Ngcobo,
Genius Olekeng, Songezo Mcilizeli, Tshepo Zasekhaya
disegno luci Suzette Le Sueur
costumi concepiti da Dada Masilo & Suzette le Sueur
realizzati da Ann e Kirsten Bailes (costumi) e Karabo Legoabe (headware)
prima assoluta National Arts Festival, Grahamstown, South Africa, 2 luglio 2010
produzione The Dance Factory/Suzette Le Sueur Interarts‐Lausanne
diffusione Scènes de la Terre/Martine Dionisio
regia luci Suzette Le Sueur
tecnico Glen Melvill
regia generale Robert Mlakar
direzione di produzione e coordinamento Chantal Larguier e Martine Dionisio

Romaeuropa Festival 2013 in collaborazione con Teatro di Roma
Nell'ambito di France Danse 2013
Con il sostegno di Institut Francais - Programme Afrique et Caraibes en creation / Republique Francaise, Ministere Culture Communication / Nuovi Mecenati

 

7 – 10 NOVEMBRE 2013 ‐ PALLADIUM ‐ PRIMA NAZIONALE
DARIA DEFLORIAN/ANTONIO TAGLIARINI
CE NE ANDIAMO PER NON DARVI ALTRE PREOCCUPAZIONI



Una indagine esistenziale della crisi, intima e politica, è quello che Daria Deflorian e Antonio Tagliarini propongono in “Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni”, nuova tappa nel lavoro di questo duo che ridefinisce il ruolo dell’attore come autore e interprete. Punto di partenza e sfondo del lavoro è una immagine forte, tratta dalle pagine iniziali di “L’esattore”, romanzo del 2011 di Petros Markaris. Siamo nel pieno della crisi economica greca quando vengono trovate le salme di quattro donne, pensionate, che si sono tolte volontariamente la vita con barbiturici e vodka: «(...)abbiamo capito che siamo di peso allo Stato, ai medici, ai farmacisti e a tutta la società –spiegano in un biglietto–. Quindi ce ne  andiamo per non darvi altre preoccupazioni. Risparmierete sulle nostre quattro pensioni e vivrete meglio». Da quando nel 2008 hanno iniziato a collaborare creando e curando la regia di spettacoli, installazioni, letture teatrali e performance, Deflorian e Tagliarini –nati entrambi come interpreti (lei attrice e lui attore e danzatore)– hanno puntato a ridefinire la recitazione, l’immedesimazione e la distanza critica verso il personaggio, trovando un insolito equilibrio. Una miscela dissacrante e intima, ironica e fragile, dove l’attore è chiamato a parlare di sé per trovare il personaggio, e sul palcoscenico nudo e privo di orpelli recita una parte per guardare a sé stesso e alla realtà. In “Ce ne andiamo”, dove a Tagliarini e Deflorian si aggiunge anche Monica Piseddu, la crisi italiana appare una metafora di quella greca che è narrata attraverso un fatto di cronaca inventato, vale a dire quei “suicidi della crisi” nati come provocatoria finzione nel romanzo di Markaris, ma che hanno trovato una inquietante eco nella realtà anche italiana. La decisione di andarsene delle quattro pensionate, in bilico tra la rinuncia esistenziale e l’atto politico, diventa un rifiuto della nostra “Società della stanchezza”, come l’ha definita il filosofo Byung–Chul Han– assertiva e ottimista perché incapace di altro, e oramai dolcemente declinante verso l’impossibilità della dignità della vita.

L'8 novembre, dopo lo spettacolo, Daria Deflorian e Antonio Tagliarini incontrano il pubblico per il ciclo di incontri APPENA FATTO! in collaborazione con Rai Radio 3

un progetto di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini
con Daria Deflorian, Antonio Tagliarini e Monica Piseddu
collaborazione artistica di Valentino Villa
consulenza per le scene Marina Haas
luci di Gianni Staropoli
una produzione 369gradi
/ Planet3 & dreamachine
residenze artistiche Centrale Fies/Olinda/Angelo Mai Altrove Occupato/Percorsi Rialto
organizzazione PAV|Diagonale Artistica ‐ Filipe Viegas e Francesca Corona
ufficio stampa PAV‐Emanuela Rea
comunicazione social network PAV‐Filipe Viegas

una corealizzazione Romaeuropa Festival 2013, Teatro di Roma

Teatro Palladium 10 Anni


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