Il futuro del digitale, l’innesto tra le tecnologie più avanzate e le espressioni artistiche contemporanee, il dibattito sullo sviluppo informatico e sulle nuove modalità di comunicazione: sarà tutto questo il centro di digitalife2, una piattaforma articolata lungo un grande percorso espositivo affiancato da un ciclo di incontri sul rapporto tra arte, creatività e nuove tecnologie, e da esibizioni live. guarda il video
Fin dagli esordi, Marina Abramović, ha scelto il proprio corpo come oggetto della sua arte, mettendo in gioco e indagando i confini estremi della resistenza fisica e psicologica. Le sue performance e le sue video installazioni mirano a investigare le potenzialità ed i limiti della sopportazione: il corpo è l’oggetto e il soggetto della sua ricerca, usato come strumento per veicolare un messaggio al pubblico, per comunicare ed assorbire energia.
Il corpo dell’artista dunque come metafora e simbolo di realtà e valori diversi.
Marina Abramović, star della performing art riconosciuta a livello mondiale documenta sempre i suoi lavori performativi negli anni attraverso il ricorso al video e alla fotografia.
Per Digital Life 2, la Abramović presenta una gigantografia tratta dalla performance presentata a Roma nel 2004 The Biography.
Vincitrice della Golden Nica del concorso Ars Electronica nella categoria Digital Music and Sound Art, l’installazione Rheo: 5 horizons di Ryoichi Kurokawa può essere definita una scultura audiovisuale temporizzata della durata di 8 minuti che si ripete ad anello.
Articolato su cinque schermi verticali e altrettanti diffusori audio, Rheo: 5 horizons si basa sulla fusione di riprese video di paesaggi in alta definizione e materiale di sintesi. La peculiarità di Kurokawa risiede però nel lavoro di trasfigurazione e fusione delle immagini e dei suoni reali, che sembra essere una rappresentazione della ricostruzione che il cervello e la memoria dell’uomo operano sulle percezioni sensoriali. Di qui anche il titolo Rheo ispirato al Panta Rei o Rhei (tutto scorre) del filosofo greco Eraclito di Efeso, che sosteneva che in un fiume è impossibile bagnarsi per due volte nella stessa acqua: come il flusso percettivo, quello caotico del video e del suono di Rheo si fonde in una esperienza dai contorni ambigui e mutevoli, da cui emergono, come da una memoria inconscia, immagini “più reali”.
Artista visivo, fotografo e art director, Giuseppe La Spada quest’anno ha organizzato un Flash mob a Milano, cui hanno partecipato circa 600 persone per dar vita a un albero umano di dimensioni enormi. È l’evidente conferma dell’interesse per le tematiche ambientali di questo artista nato in Sicilia ma oramai residente nel capoluogo lombardo, entrato nei grandi canali mediatici grazie alle sue collaborazioni con Sakamoto e finora unico italiano a essersi aggiudicato il Webby award, il premio più importante per gli artisti della rete. Con Afleur, una installazione video da cui è stato tratto anche un libro fotografico, affronta una tematica tabù per l’arte contemporanea, vale a dire l’Amore, quello con la a maiuscola. Spiega lo stesso La Spada: «E se fosse un fiore, sarebbe di carta, di stoffa? L’amore? Questi gli interrogativi di Afleur». Tuttavia nessuna storia si dipana sullo schermo.