Attraversamenti (abstract-view) n.8. La partita di Manfredi Perego con lo spazio dell’Opificio Romaeuropa

Attraversamenti (abstract-view) n.8. La partita di Manfredi Perego con lo spazio dell’Opificio Romaeuropa

Attraversamenti (abstract-view) n.8 . La partita di Manfredi Perego con lo spazio dell’Opificio Romaeuropa

 Manfredi Perego, vincitore del Premio Equilibrio 2014 con Grafiche del Silenzio, ha presentato, in occasione del terzo appuntamento di Waiting for DNA, un nuovo capitolo di Attraversamenti (abstract-view), progetto a numerazione progressiva incentrato sull’improvvisazione spaziale, che in passato ha abitato luoghi come Palazzo Sturm (Bassano del Grappa) e Palazzetto Mattei (Roma). Si tratta di un lavoro site-specific, in cui lo spazio da sfondo dell’azione scenica passa a giocare il ruolo di co-autore e co-protagonista dell’opera. In questo contesto, il corpo del danzatore diviene, per usare le parole di Enrico Pitozzi (intervistato nel corso della passata edizione di Romaeuropa Festival da DNAscritture), “un’intersezione”, un “punto di passaggio” che canalizza forze ed energie provenienti dall’esterno e le rende forma, sfruttando la propria capacità di essere quella che Perego definisce “un’antenna naturale” in grado di captare e introiettare, oppure rifiutare, gli stimoli offerti dal luogo in cui si trova. Tra lo spazio e il performer si innesca un circuito di impulsi e reazioni, un dialogo che può indurre a soffermarsi sull’ascolto, ma anche sfociare in una lotta che ha quasi i tratti di un combattimento ‘corpo a corpo’.
Il ricorso all’improvvisazione – riferimento costante nella ricerca di Perego – risponde alla volontà di ripristinare una verità del movimento che conservi la spontaneità di una pulsazione vitale, facendosi veicolo di un approccio più sincero al mondo circostante. In questo senso essa è strumento di auto-conoscenza, un atto radicale corrispondente all’urgenza del discorso coreografico di Perego che, a pochi istanti dall’inizio della performance, racconta alla studiosa e storica della danza Ada d’Adamo: “Sono interessato a una drammaturgia della necessità, e per me è necessario indagare qualcosa di me nel lavoro”.
Il capitolo n.8 di Attraversamenti (abstract-view) si articola in due momenti distinti, ambientati in luoghi diversi dell’Opificio Romaeuropa, sede della Fondazione Romaeuropa. L’intervallo temporale della durata di mezz’ora tra un atto e l’altro aggiunge una difficoltà all’operazione di concentrazione e svuotamento dalle tensioni superflue cui si sottopone il performer: si tratta, qui, di condurre a un limite estremo il tentativo di resettaggio delle impressioni psico-fisiche precedenti, mantenendo salda la focalizzazione sull’attimo presente.
La prima parte di Attraversamenti (abstract-view) n.8 si svolge al piano inferiore dell’ Opificio. Gli spettatori sono disposti intorno al luogo d’azione: un’organizzazione democratica dello spazio che Perego porta avanti istintivamente durante tutto il corso del solo, rendendo centro dell’evento anche le zone più laterali, o giocando sull’asse verticale, nell’alternanza continua tra movimenti in piedi e a terra. A volte egli sembra adattare il proprio corpo a ciò che lo spazio gli suggerisce, come se un filo invisibile lo guidasse nella scelta delle direzioni da prendere. Altre volte è l’ambiente stesso a modificarsi grazie all’azione del danzatore che ricettivamente converte in materiale drammaturgico gli elementi offerti dal posto: i punti luce delle lampade appese, la partecipazione di un pubblico ugualmente ospite in un territorio straniero.
Il secondo atto ha sede nell’ampio atrio dell’Opificio. La visione dello spettatore è ora frontale, un fattore che inevitabilmente crea una distanza, una silenziosa frattura con il performer lasciato nella solitudine di uno spazio completamente immobile e asettico. Perego reagisce sfidando il luogo in cui si trova, e per evitare di essere sopraffatto dal bianco sconfinato delle pareti mute, esplora le soluzioni meno evidenti, gli angoli più umili: adesso è il danzatore ad attraversare lo spazio, a strappargli il velo di copertura, costringendolo a mostrare i dettagli mimetizzati, le energie sotterranee. Perego sparisce, abbandonando per un istante il pubblico a fissare l’immagine di un posto che inspiegabilmente appare diverso. E poi, all’improvviso, il tonfo di un paio di scarpe lanciate dal danzatore al centro della scena che poco prima si era arresa ad essere percorsa intimamente dalla sua presenza.

Elisa Biscotto