DISTRICARE LABIRINTI COREOGRAFICI: ANNA BASTI E NICOLA GALLI

DISTRICARE LABIRINTI COREOGRAFICI: ANNA BASTI E NICOLA GALLI

15 febbraio

Ada D’Adamo continua la sua riflessione sulla relazione danza e drammaturgia, incontrando Anna Basti e Nicola Galli, per tornare sui loro studi presentati a DNA appunti coreografici 2013 – rispettivamente Moto perpetuo_prima deviazione  e Jupiter and Beyond | Beyond. Basti e Galli hanno avuto modo di spiegare e illustrare la maturazione del loro pensiero coreografico e di raccontarne l’evoluzione. Gli interventi sono introdotti da trailer in cui vengono sintetizzati i tragitti compiuti da entrambi nella fase di sviluppo dei loro lavori. Anna Basti nel suo solo Moto perpetuo_prima deviazione si sofferma a riflettere sul tema del disagio, sulle barriere che si erigono tra noi e i nostri desideri, le nostre aspirazioni, i nostri sogni. Il trailer – realizzato dal videomaker Daniele Martinis –  riproduce la struttura tripartita dell’assolo. Nella prima parte la luce lascia emergere dal buio la schiena nuda dell’interprete: le scapole in evidenza, le braccia con i palmi delle mani aperti che in un movimento convulso scivolano a fatica su di essa facendosi pesanti e intermittenti, arrivando quasi a incidere la carne, dipingono la figura inarcata della Basti come un Icaro contemporaneo dalle ali segate.
In un secondo momento il corpo dellaperformer-danzatrice, sempre bagnato da una luce settoriale, si accartoccia e si appropria del suolo rivelando la sua difficoltà ad espandersi, come fosse incastrato nelle sue stesse giunture, nel suo stesso perimetro epidermico. Questo processo di dolorosa sottrazione della figura dall’oscurità – reso in maniera efficace dalla stretta collaborazione della Basti con Fabrizio Cicero per il disegno luci e con Franz Rosati per il sound e live electronics – si insinua drammaturgicamente nelle pieghe del solo, concludendosi con l’elevarsi quasi timoroso dell’interprete, ancora attraversata da fremiti.
Illuminata dall’alto, mentre appaiono alla nostra vista i lineamenti del suo volto, la Basti rimane sulla soglia, sul confine, in procinto di. Qui si innesta la sfida che la danzatrice romana al suo debutto come coreografa ha scelto di affrontare: condividere lo stato di disagio, solitamente vissuto in maniera individuale con costante frustrazione, trovare un’apertura, una via di fuga con chi ci è accanto e abita la nostra medesima condizione. Per questo dopo aver esplorato come la solitudine di questa condizione umana influisca sull’atteggiamento del corpo, la fase successiva del suo progetto, il cui sottotitolo non è a caso “indagine sull’immaginario”, prevede un momento laboratoriale di ricerca e di costruzione di un vocabolario di movimento condiviso. Un piccolissimo tassello di questa idea è stato messo dalla Basti all’Angelo Mai Altrove Occupato – spazio che supporta la produzione di Moto perpetuo_prima deviazione – dove ha chiesto a ciascuno dei partecipanti al laboratorio, molti dei quali non professionisti, di scegliere tre immagini che ritraessero la rivendicazione dell’uomo di una possibilitàdi esserci nonostante i muri che la societàgli cementifica attorno. Dalle immagini si èsviluppato un codice gestuale da sperimentare insieme. Le prossime tappe del suo lavoro prevedono una residenza condivisa con i Muta Imago a fine febbraio al Nuovo Cinema Palazzo e un ulteriore contesto laboratoriale tra aprile e maggio a Montalto di Castro in una serie di residenze creative promosse dall’ATCL (Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio) e nella prossima estate in Puglia. La Basti sta, poi, lavorando sull’inserzione di un filmato video all’interno della performance, una sorta di prologo al suo lavoro al fine di renderlo meno astratto e di radicarlo maggiormente ad una dimensione urbana e reale.
A seguire, Ada D’Adamo introduce il trailer di Jupiter and Beyond di Nicola Galli, curato nel concept e nella regia dallo stesso artista. Il breve filmato restituisce appieno il passaggio di forme –  dal quadrato al cerchio attraverso la curvatura dei due estremi di una linea – che caratterizza la coreografia dell’artista ferrarese, oltre che rimandare alla stessa atmosfera rarefatta, alla sensazione di lontananza scaturita da un ambiente attraversato al rallenty da figure sole e in gruppo, portatrici di una compostezza e di un’armonia geometrica assoluta.
Jupiter and Beyond, frutto di quattro anni di lavoro con il suo progetto MDV | studio sulla liquidità e la presenza- primo lavoro di cui Galli non è anche interprete ma solo autore – trae spunto dal film 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick  e dall’omonimo romanzo di Arthur Clarke.  Il riferimento è evidente nella partitura sonora che oltre a riprendere il soundtrack del film si arricchisce con alcuni brani di Saturn, disco di Goldie, deejay degli anni 80’. Quest’ultima scelta musicale di Galli in apparenza distonica rimanda invece al romanzo di Clarke che si conclude su Saturno e che Kubrik, a causa delle difficoltà tecniche nel ricreare con gli effetti speciali gli anelli del pianeta e mosso dalla fretta di far uscire il film prima dello sbarco sulla luna, sostituisce con Giove. Dal film proviene anche, e soprattutto, la dimensione della simmetria visiva che nel lavoro dell’artista ferrarese non si declina nel mero numero degli interpreti che da sei ora sono diventati per volere di Galli cinque, ma nella capacitàdi essere, nella percezione finale dell’intero lavoro per lo spettatore, dei corpi neutri nonostante la loro eterogeneità. Se gli interpreti di Jupiter – primo frammento del lavoro presentato al pubblico –  si avvicinavano per la prima volta ad un ambito performativo, ora il coreografo ha scelto di cambiare cast e di coinvolgere danzatori professionisti come già in Beyond. In quest’ultimo Cristine Sonia Baraga, Alessandra Fabbri e Elisa Mucchi gestiscono un materiale di movimento mutuato dalla tecnica classica impiegata dall’artista non tanto per una riconoscibilità del gesto ma anche per la possibilità di ricreare la figura di un triangolo rovesciato, con la punta conficcata nel pavimento. Nel loro frammento l’intero lavoro subisce un’accelerazione in cui a dominare è la compostezza degli arti inferiori. I due nuovi interpreti della creazione coreografica non conoscono nulla di Beyonde dopo aver lavorato separatamente, si incontreranno a breve con il gruppo femminile per agire nello stesso spazio, una sorta di scatola nera, habitat ideale per Galli poiché genera un distacco nella visione dello spettatore. Il debutto di Jupiter and Beyond nella sua versione finale, accompagnata da una sorta di vademecum scritto dallo stesso coreografo per entrare tra rivelazioni e omissioni in confidenza con l’opera e con la sua problematicità, è prevista per il prossimo mese di giugno.

– Andrea Scappa –