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William Forsythe


William Forsythe William Forsythe William Forsythe William Forsythe
William Forsythe

Nato a New York nel 1949, William Forsythe è considerato il coreografo contemporaneo che meglio ha saputo riprendere, aggiornare e riplasmare il patrimonio del balletto classico, dimostrandosi l’erede più vero del genio di George Balanchine. Dopo la formazione in patria presso la Joffrey Ballet School e l’American Ballet Theatre School, tra il 1967 e il 1973, si trasferisce in Europa su invito di John Cranko, che lo vuole come ballerino nella sua compagnia a Stoccarda: Cranko, purtroppo, non fa in tempo a notare l’enorme talento coreografico del giovane Forsythe, morendo prima del suo debutto con Urlicht (1976), passo a due su musica di Gustav Mahler. Seguono l’anno successivo Daphne, su musica di Dvorák, Bach Violin Concerto in A Minor (per il Basel Ballet) e Flore Subsimplici, sulle note di Händel, che gli guadagnano la nomina a coreografo indipendente del Balletto di Stoccarda. Sempre per quest’ultimo crea, tra il 1978 e il 1979, From the Most Distant Time, Dream of Galilei, Orpheus, Side 2 – Love Songs (una celebre serie di passi a due costruita su canzoni popolari), Time Cycle, mentre debutta in Italia al Festival di Montepulciano con Folia, su musica di Henze: alla kermesse toscana presenterà anche, nel 1980, Tis Pity She’s a Whore, un audace assolo senza musica per Lynn Seymour, che contribuisce ad amplificare la sua fama.
Ormai affermatosi a livello internazionale, Forsythe diventa uno dei più richiesti coreografi free lance nei primi anni Ottanta, approdando a Berlino (Die Nacht aus Blei, 1981), Parigi (France/Dance, 1983), Vienna (dove crea scalpore per aver proiettato un film nei sotterranei della Wiener Staatsopern, Berg Ab, invece di allestire un balletto dal vivo), Francoforte (Gänge, 1983), L’Aja (Say Bye Bye e Gänge 1 – ein Stück über Ballett, entrambi per il Nederland Dans Theater) e la stessa New York (Square Deal, 1983, per il vecchio Joffrey Ballet).
L’anno della svolta, artistica e professionale, è il 1984, quando accetta l’incarico di direttore del Frankfurt Ballet (che ancora era sotto l’amministrazione del Teatro dell’Opera di Francoforte): Forsythe ricoprirà tale incarico per venti anni, trasformando la compagnia tedesca in una delle più innovative e richieste del mondo e mettendo a punto uno stile inimitabile, in cui convivono in miracolosa armonia i codici del balletto classico e le novità della danza contemporanea, il rigore di una visione geometrica e l’impatto emotivo di un pensiero aperto alle inquietudini della modernità. Anche grazie al prezioso sodalizio con artisti che lo accompagneranno fedelmente fino ad oggi, primo fra tutti il musicista Thom Willems, il coreografo newyorkese dà vita nella seconda metà degli anni Ottanta ad una nutrita serie di lavori, tutti di altissimo livello: Artifact (1984, vero e proprio manifesto della poetica forsythiana), Steptext (1984), LDC (1985), Isabelle’s Dance (1986), Skinny (1986), Die Befragung des Robert Scott (1986), Big White Baby Dog (1986), Baby Sam (1986), Pizza Girl (1986), Same Old Story (1987), In the Middle, Somewhat Elevated (1988), Impressing The Czar (1988, grande affresco in cinque parti, che include lo stesso In the Middle, Somewhat Elevated), Behind the China Dogs (1988), Enemy in the Figure (1989).
Spesso autore egli stesso delle scenografie, delle luci o addirittura della musica, Forsythe sperimenta nel corso degli anni Novanta allestimenti di maggiore impegno tecnologico, allineandosi ad alcune ricerche contemporanee e conferendo alle sue opere un maggiore respiro scenico: esemplari di questa tendenza sono la serie di Slingerland, lungo quattro episodi, la nuova versione di Loss of Small Detail (1991), ALIE/NA(C)TION (1992), Eidos: Telos (1995, costruito sulle improvvisazioni dei ballerini a partire dagli imput inviati da un software nascosto agli occhi del pubblico), Sleeper Guts (1996), Hyphotethical Stream 2 (1997, elaborazione quasi scientifica di un quadro di Tiepolo), senza dimenticare le videocoreografie Solo, del 1995, e From a classical position del 1997. Ad una linea più tradizionale appartengono invece Quintett (1995), forse uno dei suoi capolavori, la serie Six Counter Points (1996), Approximate Sonata (1996), The Vertiginous Thrill of Exactitude (1996, aggiornamento ironico e ipercinetico della danza classica, condotto sulle note di Schubert), Quartett (1998, creato per Alessandra Ferri al milanese teatro Alla Scala).
Già sovrintendente del Frankfurt Ballet dal 1989, l’anno in cui la compagnia si è sganciata dal Teatro dell’Opera, nel 1998 Forsythe assume anche la gestione artistica del Theater am Turm di Francoforte, avvicinandosi alla musica contemporanea, come dimostra Op. 31, dello stesso anno, su partitura di Schönberg. Tra gli ultimi lavori ricordiamo One Flat Thing, Reproduced, Kammer/Kammer, A Room as It Was, N.N.N.N., Double/Single, oltre a collaborazioni prestigiose come quella con Jan Fabre per la video installazione L’ange de la mort (2003), dedicata ad Andy Warhol.
Nel 2002 nonostante la notorietà e il riconoscimento internazionale, la città di Francoforte annuncia l’eventualità di chiudere il Frankfurt Ballet per sostituirlo con una formazione di balletto tradizionale. Forsythe reagisce firmando un appello, con il fedele Thom Willems, che gli procura il sostegno unanime degli addetti ai lavori: ne nasce una polemica che suscita grande clamore in tutto il mondo della danza. E quando, dopo la stagione 2003-2004, la Frankfurt Ballet smette di agire, Forsythe risponde, fondando, dalle sue ceneri, la Forsythe Company, sempre di stanza a Francoforte ed attiva a partire dal gennaio 2005.