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luglio 2018

24 luglio 2018

DIGITAL ATTITUDE

Doppio opening al Mattatoio grazie all’incontro tra Digitalive, la nuova sezione di REf dedicata al rapporto tra arti performative e universo digitale, e Spring Attitude, il festival romano dedicato alla musica elettronica, alle nuove sonorità e alle ultime tendenze generazionali che giunge alla sua nona edizione.

 

Le due realtà legate ai nuovi linguaggi e alla ricerca artistica, uniscono per la prima volta le forze e lavorano alla creazione di un unico evento inaugurale. Un percorso attraverso performance multimediali, firmate da artisti internazionali e da giovani realtà emergenti e i nuovi linguaggi sonori e visivi per esplorare in maniera creativa le culture del digitale o sfidare creativamente le nuove tecnologie.

 

 

Per la prima volta a Romaeuropa Festival, la coreografa cinese Wen Hui, accompagnata dalla compagnia di danza contemporanea Living Dance Studio Beijing porta in Italia una documentary performance su cosa è stato e su quello che è rimasto dei balletti rivoluzionari maoisti, lavorando in particolare su “The Red Detachment of Women”.

 

La coreografa costruisce al Teatro Vascello un racconto fatto di memorie corporee, facendo incontrare sulla scena le danzatrici contemporanee della compagnia pechinese con le interpreti del repertorio tradizionale. Con l’occasione Romaeuropa, in collaborazione con il Dipartimento di Storia dell’arte e Spettacolo e l’Istituto di Studi Orientali (ISO) dell’Università La Sapienza organizza un incontro aperto al pubblico il 9 ottobre alle ore 10:00 presso l’Edificio Marco Polo (ex Sede Poste di San Lorenzo, Circ. Tiburtina, 4).

 

Durante l’incontro, condotto dai docenti Paolo De Troia e Vito Di Bernardi, sarà possibile entrare in contatto con la cultura e la storia recente cinese e con le sue tradizioni artistiche, grazie all’apporto di professori e studiosi di ambito sia storico-culturale, sia performativo. L’appuntamento vedrà inoltre la partecipazione della coreografa e di alcune delle danzatrici che, attraverso alcuni momenti dimostrativi aiuteranno relatori e pubblico a interrogarsi sul tema della trasmissione di saperi corporei e della loro trasformazione di generazione in generazione.

 

 

Inoltre, dal 10 al 12 ottobre presso il Mattatoio, i danzatori e studiosi di discipline dello spettacolo Lu Zheng e Churui JIang della Lu Zheng Dance Academy conducono un workshop di danza contemporanea cinese. Un modo di approfondire ancora di più l’argomento, facendone esperienza sul proprio corpo, in vista della successiva visione dello spettacolo RED – A Documentary Performance, in scena al Teatro Vascello il 13 e 14 ottobre.

 

 

 

 

 

 

Virgilio Sieni, coreografo da sempre impegnato nella ricerca sul gesto, e Mimmo Cuticchio, massimo rappresentante della tradizione del cuntu siciliano e dell’Opera dei Pupi, incontrano studenti e pubblico il 14 novembre alle 11:30 presso le ex Vetrerie Sciarra – Dipartimento di Storia dell’arte e Spettacolo dell’Università La Sapienza. L’incontro sarà condotto dal Professor Vito Di Bernardi, studioso di danza moderna e contemporanea e vedrà la partecipazione del Professor Guido Di Palma, storico del teatro.

 

Sieni e Cuticchio hanno lavorato sull’anatomia della marionetta e sulle possibilità che il corpo del danzatore ha di appropriarsi di tecniche e azioni considerate superficialmente ‘non umane’. Come sulla scena, nello spettacolo Nudità in programma per REf18 al Teatro India dal 13 al 15 novembre, dialogheranno tra loro dando la possibilità al pubblico di scoprire la ricerca svolta in questo particolare ambito in cui la danza incontra l’Opera dei Pupi, l’uomo, la marionetta, attraverso un processo di trasmissione e ascolto bilaterale.

 

«In diverse culture teatrali e di danza dell’Asia, marionette, pupi, pupazzi e bambole hanno indicato nei secoli ad attori e danzatori la possibilità di esser posseduti da un movimento e una grazia proveniente da un’altra Mente. Non diversamente in Europa drammaturghi e scrittori come Von Kleist e Pirandello, registi teatrali come Gordon Craig e Artaud, coreografi come Schlemmer e Alwin Nikolais hanno guardato al movimento delle marionette e dei fantocci come esempio e simbolo di un teatro essenziale o dei principi essenziali». Vito Di Bernardi

 

 

 

Tornano le masterclass per danzatori in collaborazione con European Dance Alliance-Valentina Marini management presso DAF Dance Arts Faculty, tenute dalle principali compagnie internazionali ospiti di REf18.

Quest’anno saranno le compagnie Sharon Eyal/Gai Behar L-E-V, Hofesh Shechter Company e Cecilia Bengolea & Francois Chaignaud a trasmettere tecniche e modalità di lavoro ai danzatori che decideranno di partecipare.

 

L’intento delle Masterclass è quello di creare da una parte un momento unico di studio e lavoro diretto insieme a coreografi e danzatori, dall’altra accompagnare tutti i professionisti partecipanti alla visione dello spettacolo in programma per Romaeuropa Festival 2018 presentato dagli stessi artisti.

• Numero massimo partecipanti:
25 per ogni appuntamento

 

• Info e prenotazioni:
produzione.spellbound@gmail.com

 

• Agenda:

 

Hofesh Shechter Company terrà due masterclass distinte e autonome,
non è quindi obbligatorio seguire entrambe le lezioni.
La partecipazione a entrambe richiede il pagamento di due quote di iscrizione.

 

• Tutte le Masterclass si svolgono presso:
D.A.F. – Dance Arts Faculty c/o Lanificio Factory
Via di Pietralata, 159, 00158 Roma

 

• Costo delle singole Masterclass:
€ 25
25% di sconto sull’acquisto dello spettacolo legato alla compagnia che ha tenuto la Masterclass

Gentile Spettatore,

ti ricordiamo che il Romaeuropa Festival avrà inizio il 19 settembre e proseguirà fino al 25 novembre con circa 70 eventi in tutta la città di Roma.

Ti invitiamo a scoprire il programma e usufruire del 30% di sconto su 2 biglietti a scelta acquistando online o telefonicamente con il codice sconto dedicato 11297 entro domenica 29 luglio.

Se vuoi invece acquistare il tuo abbonamento e avere ulteriori informazioni sul Romaeuropa Festival 2018 contatta il nostro box office allo 06.45553050 o via mail promozione@romaeuropa.net

Ci vediamo al REf18!

25 luglio 2018

REf18: AFRICAN WOMEN


Nel 1962, in Tanzania si svolse una storica conferenza durante la quale nacque l’Organizzazione Panafricana delle Donne. Obiettivo di questa organizzare era proprio la difesa dei diritti delle donne in Africa e la costruzione di un dibattito intorno al loro ruolo nella società. Il 28 luglio l’Associazione Donne Panafricane Nella Diaspora celebrerà questa ricorrenza. Per sposare questo importante evento, questa settimana abbiamo deciso di rendere omaggio a tre Donne protagoniste del festival, con la loro voce, le loro parole, la loro arte, le loro battaglie: sono le compositrici e cantanti Rokia Traoré, Oumous Sangaré e Angelique Kidjo; usano la musica come arma e con la loro arte hanno segnato per sempre la storia della World Music.

 

 

Pochi artisti sono così liberi e contemporaneamente radicati nella propria cultura d’origine come la cantante maliana Rokia Traoré. E non è dunque un caso se Serge-Aimé Coulibaly ha scelto la sua collaborazione per creare le musiche e le canzoni che animeranno Kirina, lo spettacolo che inaugurerà REf18. «Per portare una forte esperienza coreografica, abbiamo bisogno di una musica forte che penetri nel corpo per trasportare il pubblico» ha detto il coreografo. E la musica di Rokia è stata definita come unica, post-tradizionale, mutante, capace di far confluire nei suoi pezzi sonorità imprevedibili e contemporaneamente di attingere dalla sua storia personale.

 

Voce dal potere e dal timbro maliano, ma graffiata dal rock, Traorè ama Serge Gainsbourg, Ella Fitzgerald, Joan Baez, Tracy Chapman, Mark Knopfler, ma anche Ali Farka Tourè e le registrazioni dei griot che ascoltava a Bamako quando tra i suoi amici Maliani andava di moda solo il rap. E proprio ai griot protagonisti di Kirina, la musicista e cantante ha dedicato negli ultimi anni la propria ricerca artistica. L’incontro tra l’intrattenimento e importanti temi sociali caratterizzano le canzoni dell’artista da sempre impegnata nella difesa dei diritti delle donne africane. Mentre aspettiamo di ritrovare la sua energia nelle musiche eseguite live in Kirina, vi lasciamo alla sua pagina web dove potrete trovare i testi delle sue canzoni.

 

The flood of my tears is in full spate
Ardent is my pain.
In my Afro-progressive veins
Burns Bambara blood infused with hope
Cut out against the light my boldness persists
Against the current my convictions resist
I believe in wisdom and integrity
Trust, dignity and humility
Growing in the hearts of your children
By the rightness of their acts
By their union and their steadfastness
Complicity and mutual respect
They’ll assuage the hurt that gnaws you
Africa, I love you
Afrique je t’aime

 

 

Altrettanto impegnata è Oumou Sangaré. Una voce importante, premiata con un Grammy Award e anche lei riconosciuta tra le icone della world music. Nominata nel 2003 ambasciatrice FAO, Oumou affonda le sue radici nella tradizione africana del Wassolou che reinterpreta in chiave contemporanea. Per REF18 presenta in concerto il suo ultimo album Mogoya, dove, come nelle sue precedenti fatiche, l’importanza della musica è pari a quella delle parole. «In Mali le parole sono veramente veramente importanti. Più importanti della musica. Soprattutto nel Wassoulou» afferma la cantante in un’intervista con Andy Morgan.

 

Così il suo album e il suo live affrontano temi legati alla contemporaneità: dal suicidio alla solitudine, dalla bellezza del Mali ai suoi radicali cambiamenti. Nelle sue canzoni invita i giovani africani a scoprire il Mali, le sue ricchezze, le sue possibilità: «Quando ho visto le morti, i suicidi di chi per disperazione sceglie di attraversare l’oceano e di arrivare in Occidente – afferma – ho pensato di dover creare una canzone che potesse realmente ispirare i giovani a combattere per costruire qui in Mali il loro futuro». Al contempo i diritti delle donne, la loro realtà sono temi ricorrenti nella musica dell’artista. In attesa di ascoltarla dal vivo il 22 settembre in Auditorium Parco della Musica, vi facciamo ascoltare il brano che dà il titolo all’album.

 

 

Non ha bisogno di presentazioni Angélique Kidjo, pop star internazionale, per tre volte premiata con i Grammy Awards. Tra le sue collaborazioni si contano Alicia Keys, Joss Stone, Peter Gabriel, Carlos Santana, Ziggy Marley e, in Italia, Carmen Consoli che la scelse come voce per incidere il brano Madre Terra nell’album Eva Contro Eva. Beninese, ambasciatrice UNICEF dal 2002 la Kidjo è da sempre impegnata con la difesa dei diritti delle donne. Tra le sue battaglie anche la creazione della fondazione Batonga che promuove l’educazione secondaria per le ragazze in Africa, altrimenti costrette al matrimonio. «Aiutare le ragazze adolescenti ad andare a scuola in Benin non è un obiettivo semplice – ha dichiarato l’artista – ma negli anni ho potuto osservare l’importante impatto che l’educazione ha su queste ragazze (…) La solidarietà femminile cambierà l’Africa».

 

In programma per il Gran Finale del REf18 il 25 novembre in Auditorium Parco della Musica di Roma Angélique presenta il suo ultimo progetto Remain in Light by Talking Heads realizzato in collaborazione con il producer Jeff Bhasker (Rihanna, Kanye West, Harry Styles, Bruno Mars, Drake, Jay-Z). L’omonimo album dei Talking Heads, simbolo degli anni Ottanta, è reinterpretato per riportare il rock in africana in un’operazione circolare: profondamente influenzato dalle musiche dell’Africa Occidentale e dall’afrobeat di Fela Kuti, infatti, il disco della celebre band, riemerge, nel live della cantante, con tutte le sue potenti contaminazioni. Di tutte le sfumature di questa importante operazione ha parlato Pitchfork in un articolo approfondito (per chi legge l’inglese consigliamo la lettura). Noi, invece, vi salutiamo con questo energico video.

 

A cura di Matteo Antonaci

INTANTO…

 

Giovedì 26 luglio dalle ore 19 vi aspettiamo presso la Libreria Griot (Via Santa Cecilia, 1a) per una presentazione informale della stagione del REf18

 

Sabato 28 luglio dalle 17.30 alle 24 presso Manduca (Via Salaria 683) vi invitiamo a partecipare all’evento LA DONNA AFRICANA. Prospettive e innovazioni Evento organizzato dall’Associazione delle donne panafricane nella diaspora.

18 luglio 2018

REf18 DANCING DAYS

 

Mondi apparentemente distanti, corpi multiformi si schiudono davanti ai nostri occhi ogni volta che parliamo di danza. Ed è per questo che REf18 sceglie di rinnovare il suo appuntamento con Dancing days #dDays, i giorni dedicati alle creazioni di artisti europei che spingono la ricerca coreografica verso territori inesplorati, scoprendo nuovi paesaggi emotivi, percettivi ed estetici.

I protagonisti? Sono Keren Levi, Sara Sguotti, Christos Papadopoulos, Ingrid Berger Myhre, Luna Cenere, Dominik Grünbühel con Luke Baio e Salvo Lombardo/Chiasma, coreografi e danzatori distintisi negli ultimi anni in Italia o sulla scena europea anche grazie ai network DNAppunti coreografici e Aerowaves, che potrete scoprire dal 18 al 21 ottobre in Mattatoio e al Teatro Vascello. Fai click qui per inserire tutto Dancing days in Rifrazioni, l’abbonamento dedicato a questo e tutti gli altri focus del Festival.

 

 

Il corpo, spiega Francesca Manica curatrice del focus, è il fil rouge che attraversa quest’edizione di Dancing days: «Un corpo inteso come strumento personale e politico, chiave di accesso all’emotività degli artisti o ‘arma’ per analizzare, scomporre e ricomporre il presente». Ed è proprio a partire dal corpo che, questa settimana vogliamo raccontarvi gli artisti ospiti del focus.

 

 

Ci siamo innamorati dell’intimità messa in scena da Sara Sguotti (vincintrice nel 2017 del concorso DNAappunti coreografici) che in S.SOLO ci invita a esplorare e a percepire il piacere emotivo e carnale nato dalla relazione con le opere di Louise Bourgeoise, Ren Hang, Tracy Emin e Baudelaire. A questa dimensione di intimità ci avvicina anche Kokoro di Luna Cenere che invece gioca tutta la sua coreografia tra i due significati, per certi versi opposti, che può assumere questo termine giapponese. Kokoro è, infatti, sia il cuore che la mente. «Di certo un corpo che danza è un corpo che si offre allo sguardo, ma non solo: c’è un’anima che lo muove e che si espone» afferma la coreografa.

 

 

Lasciamo questa intimità per andare incontro a un corpo capace di farsi oggetto del desiderio, merce, ma anche strumento di analisi del presente, messaggio culturale e sociale. Pensiamo ai corpi di donne messi in scena da Keren Levi che nel suo The Dry Piece | XL Edition fa riferimento ai musical degli anni ’30 creati da Busby Berkeley e al testo The Beauty Myth firmato da Naomi Wolf, accusa al maschilismo e agli ideali di bellezza plasmati dal desiderio maschile: «Cosa è la bellezza dal punti di vista della femminilità e cosa dal punto di vista della composizione artistica? – si chiede la coreografa – il mio lavoro si costruisce intorno a questa doppia domanda che mi pongo da un lato come donna, dall’altro in qualità di coreografa. Voglio mettere in discussione l’immagine stereotipata delle donne e voglio contribuire alla loro emancipazione».

 

Con il suo Excelsior, coprodotto da Romaeuropa Festival 2018, invece, Salvo Lombardo s’interroga sull’eredità culturale dell’idea d’Occidente della fine del XIX secolo. Il suo punto di partenza è il Gran Ballo Excelsior, celebre balletto dell’Ottocento più volte rimesso in scena fino ai nostri giorni. Ma lo spettacolo che porterà in scena al Teatro Vascello il 20 e il 21 ottobre, insieme a 10 danzatori dell’Accademia Nazionale di Danza non è un semplice riadattamento. Ci spiega Salvo: «Cercare di tradurre il Gran Ballo Excelsior è stato come trivellare un grosso giacimento di informazioni e prodotti culturali. (…) Le varie riprese e riallestimenti, dal 1881 a oggi, dimostrano quanto quest’opera sia rappresentativa anche di una postura del pensiero che è stato nostro interesse disarticolare, soffermandoci sugli immaginari stereotipici che riemergono oggi, in forme apparentemente diverse, nelle rappresentazioni degli ‘altri’, nel disegno dei corpi, e nella negoziazione delle relazioni tra Europa e ‘resto del mondo’».

 

 

Astratto è il corpo in movimento negli spettacoli di Christos Papadopoulos che dopo aver presentato il suo Elvedon torna in scena per REf con Opus. Qui quattro danzatori in scena cercano di restituire attraverso i loro movimenti spigolosi e geometrici la materialità de L’Arte della Fuga di Johan Sebastian Bach. «Per Opus mi sono chiesto come riuscire a visualizzare la musica evitando qualunque interpretazione legata all’aspetto emotivo. Ero interessato unicamente al suo aspetto visivo. Volevo dar vita a qualcosa che ricordasse lo screensaver di un computer, di quelli che hanno un potere ipnotico con i loro movimenti fluidi di forme» spiega il coreografo. Il sorprendente risultato è una coreografia eccitante e ammaliante in cui il corpo sembra assorbire e trasformarsi in puro suono o schema musicale.

 

Infine, se la norvegese Ingrid Berger Myhre con Blanks utilizza il corpo come strumento metalinguistico per riflettere sulle condizioni attraverso cui si assiste ad uno spettacolo di danza, interrogandosi sulla natura della danza come linguaggio, il duo composto dagli austriaci Dominik Grünbühel e Luke Baio con Ohne Nix crea uno spettacolo esplosivo, epico, megalomane ma, come ci raccontano i due stessi coreografi «fatto di sostanze immateriali come il fumo, la luce e il suono». Un corpo in sottrazione dunque, che si nasconde ironicamente, dietro proiezioni video e luci che giocano con l’estetica anni novanta, con le mode di quegli anni e con le loro musiche. Come questa.

 

A cura di Matteo Antonaci

 


 

I DANCING DAYS NON FINISCONO QUI

 

 

Appuntamento il 21 ottobre sempre in Mattatoio con la finale di DNAppunti coreografici 2018, il progetto di sostegno ai giovani coreografi italiani che nasce da un lavoro sinergico tra differenti realtà del territorio nazionale.

 

Per Community: appuntamento con il progetto Vis à vis promosso da Teatro e Critica che con un gruppo di studenti seguirà tutto il focus dedicato alla danza e incontrerà il pubblico in un momento di apertura il 21 ottobre alle 19:30. POINT OF VIEW è invece il nuovo progetto di Alternanza Scuola Lavoro che Romaeuropa propone quest’anno ai Licei e Istituti scolastici superiori romani. L’obiettivo è quello di immergere i ragazzi negli ambienti dello spettacolo dal vivo da un punto di vista nuovo: quello dell’organizzatore dell’evento. Gli studenti verranno seguiti da Dominio Pubblico, realtà che da diversi anni si occupa di progetti di audience development rivolti ai giovani.

 

 

12 luglio 2018

REf18 I MAESTRI

 

 

Sono punti di riferimento della storia della creazione contemporanea italiana e internazionale, personalità che hanno rivoluzionato con le loro opere i percorsi dei linguaggi teatrali e coreografici, protagonisti non solo di questa edizione del REf ma della sua storia. Questa settimana vi parliamo di Peter Brook, Mario Martone e di Virgilio Sieni & Mimmo Cuticchio.

 

 

«Quello che stiamo tentando di fare in questa edizione di Romaeuropa Festival» ha scritto la Presidente della Fondazione Romaeuropa Monique Veaute a proposito di Between worlds «non è altro che seguire un percorso tracciato da uno degli artisti europei più visionari, Peter Brook». E in effetti, è proprio questo gigante della creazione teatrale contemporanea, a tornare sulle scene di REf18 con la sua nuova creazione The Prisoner, in scena dall’11 al 20 ottobre al Teatro Vittoria.

 

Insieme a Marie-Hèlène Estienne il regista porta in scena un cast multietnico per affrontare con la maestria e quel consueto tocco lirico che caratterizza la sua scrittura scenica, i temi della punizione, della giustizia e del crimine. Un uomo siede da solo davanti a un’enorme prigione in un paesaggio desertico. Chi è? E perché si trova in questo luogo. «Il punto di partenza di questo spettacolo» ci ha spiegato Peter Brook «è un’esperienza che ho vissuto personalmente, e che ho raccontato anche nel mio libro I fili del tempo. Ero in Afghanistan, quando incontrai l’uomo a cui poi nello spettacolo ho dato il nome di Ezechiele. Quest’uomo m’invitò, con insistenza, ma senza nessuna spiegazione, ad andare a far visita a un suo allievo, colpevole di un crimine impronunciabile. Andai dunque a cercare questo giovane e lo trovai seduto, immobile, all’aperto, di fronte ad un’enorme prigione. Scambiai con lui qualche parola, mi offrì del cibo che non ebbi il coraggio di accettare. Rimasi con lui per un po’. Tante erano le domande che avrei voluto porgli, ma una su tutte: quale colpa hai commesso per meritare una tale punizione? Ma non osai fare né questa, né altre domande…Siamo abituati ad associare la parola «delitto» alla parola «castigo», ma è raro sentire parlare di «redenzione». Ed è proprio quest’ultimo concetto ad animare The Prisoner. Nell’attesa di vederlo a Roma vi facciamo vedere il suo trailer e leggere gli articoli pubblicati da Repubblica, Corriere della Sera e Messaggero.

 

 

Flashback.
Il 27 gennaio del 1982, al Teatro Nuovo di Napoli, debutta Tango Glaciale. La regia è di Mario Martone e in scena ci sono Andrea Renzi, Tomas Arana e Licia Miglietta, tutti e quattro membri della compagnia Falso Movimento. Quella sera non solo si aggiunge un tassello fondamentale al panorama della nuova scena italiana, ma s’inaugura una nuova stagione fatta di corpi, racconti e visioni di straordinaria intensità emotiva. Dopo le neoavanguardie degli anni Settanta, gli anni Ottanta ripartono all’insegna di una ‘nuova spettacolarità’ tra teatro e danza, musica rock, estetiche pop e riferimenti colti. Questo movimento sarebbe stato chiamato da Giuseppe Bartolucci “post-avanguardia”. Il teatro si reinventa attraverso un nuovo rapporto con i media audiovisivi, il cinema e i nuovi linguaggi musicali irrompono in scena e diventano motivo di riflessione sulla fruizione teatrale stessa. Ci sono i fumetti e la pop art, il punk e la new wave, una nuova idea di giovinezza tutta da raccontare.

 

A distanza di quasi quarant’anni Tango Glaciale torna in scena (con un riallestimento nell’ambito del Progetto Ric.Ci ideato e diretto da Marinella Guatterini) con la sua visione del mondo: tre giovani, una camera che muta forma per adattarsi al loro divenire. «Non si tratta di una semplice operazione nostalgica, non sarà possibile riproporre quella cosa lì e quel tempo lì», ha dichiarato Mario Martone in un’intervista con Ernesto Assante. E infatti lo spettacolo, riallestito da Raffaele di Florio e Anna Redi, vede in scena tre giovani attori Jozef Gjura, Giulia Odetto e Filippo Porro. «Cambia il rapporto con il genere, cambia il rapporto con il testo, cambia tutto. Vedi delle cose che si trasformano, sono diversi i corpi, l’immaginario visivo che in Tango Glaciale affondava in una certa mitologia cinematografica, è chiaramente diverso per le generazioni di oggi, quello che per noi era ancora vicino per loro è lontanissimo. Ed è vero anche per la musica, l’orizzonte musicale di allora appare anche strano alle orecchie di una generazione nuova» continua Martone nella stessa intervista. Non un semplice pezzo di storia ma una sfida allo sguardo di un nuovo pubblico in scena dal 25 al 28 novembre al Teatro Vascello.

 

 

È un incontro tra due sapienze differenti ma affini quello del maestro della danza nazionale e internazionale Virgilio Sieni e del maestro puparo Mimmo Cuticchio. Un dialogo che non può che svolgersi nel corpo e sul corpo: quello inanimato della marionetta e quello in perenne movimento del danzatore, quello dell’uomo e quello del suo simulacro. In scena dal 13 al 15 novembre al Teatro India Nudità è, come suggerisce il suo titolo, un umanissimo incontro incentrato sull’ascolto delle naturali articolazioni delle braccia, delle mani, delle gambe e dei busti per realizzare una relazione fisica ed emotiva, attraverso il riprendere, l’uno dall’altro, gesti e posture. Uno spettacolo nato in coda a lungo percorso di ricerca che i due artisti hanno sviluppato insieme per indagare il rapporto tra gesto e racconto nelle diverse tradizioni.

 

 

«La relazione tra danza e Opera dei Pupi rappresenta un elemento inedito e un primo modello che guarda alla trasfigurazione dell’uomo e alla natura del gesto. Corpo e marionetta, trasmissione e tattilità, corpo articolare e gravità, sono gli elementi di questo viaggio nel gesto: una rappresentazione di come l’umano affiori in ogni fragilità del corpo e del pupo messi in relazione tra loro» si legge sul sito dell’artista. Ma in Nudità chi guida lo spettacolo? Il cuntista e puparo della tradizione siciliana oppure il danzatore e coreografo? Nell’avvinghiarsi, stringersi abbandonarsi di questi corpi, nel loro depositarsi sulle braccia o sulle spalle, nel loro toccarsi appena, avviene la metamorfosi. E nel finale tutto è pronto ad apparire trasfigurato: il corpo, la voce, il suono; l’essere umano.

 

A cura di Matteo Antonaci

 


 

INTANTO…

 

 

A proposito di danza, se questo fine settimana deciderete di abbandonare il caldo della città per muovervi verso il mare vi segnaliamo Sheltering Sea, performance di danza contemporanea con le coreografie di Igor Kirov e il Croatian National Theatre Split Ballet, il 13 luglio alle ore 21:00 presso il Teatro Romano di Ostia Antica per Heritart Festival.

 

 

3 luglio 2018

REf18 STORIE

 

 

Ci sono i Viet Kieu parigini che ricordano una Saigon persa nel tempo e incarnata in un ristorante del 13° arrondissement di Parigi, le ballerine della Cina maoista che nel loro corpo conservano, come in un archivio, le gesta del balleto The Red detachment of Women simbolo della rivoluzione culturale cinese; ci sono gli attori de La MaMa di New York che raccontano la loro identità trans-nazionale e i reduci della guerra delle Malvinas, inglesi e argentini, che cantano i Beatles per ricucire le ferite di un passato non troppo lontano. Sono le STORIE dei mondi di REf18 raccontate dai loro autori: Caroline Guiela Nguyen, Wen Hui, MOTUS, Lola Arias. Ve ne parliamo questa settimana.

 

 

«Ci capita così spesso di andare a mangiare Bo Bun in ristoranti vietnamiti, ce ne sono tantissimi in Francia, e di solito non ci rendiamo conto di tutto il paesaggio e il cammino percorso dalla donna vietnamita che cucina piatti prelibati per noi. Questa donna in cucina si chiama Marie-Antoinette ed è tra i personaggi del mio spettacolo. Nessuno ne conosce il percorso ma la sua vita ci appartiene poiché è frutto della storia del nostro paese, rappresenta una vasta parte delle persone con cui viviamo oggi». Ci ha detto Caroline Guiela Nguyen, regista francese di origini vietnamite, classe 1981, in scena per la prima volta in Italia con lo spettacolo con cui ha conquistato l’attenzione internazionale: Saigon.

 

E in effetti, come suggerisce il titolo, è nella città vietnamita, liberata dalla colonizzazione francese, che la regista affonda le sue radici per ricostruirle all’interno di uno dei tanti ristoranti di Parigi, dove Viet Kieu, francesi e vietnamiti s’incontrano. Tra il profumo dei piatti della loro terra natia, la raffigurazione di una madonnina appesa al muro e un altare per gli antenati, evocano ricordi del loro passato, storie d’amore, canzoni perdute nel tempo, lacrime, lingue per sempre mutate dalla storia. «Dovevo ricostruire la storia della guerra d’indipendenza vietnamita e il successivo esilio perché nei libri di studio o nel modo in cui oggi la politica francese narra il percorso del Paese, questa realtà è completamente taciuta» dice ancora Caroline «E invece doveva esistere da qualche parte, poiché esiste nelle lacrime di mia madre che non finirà mai di piangere il suo esilio; frutto della decolonizzazione e ancora prima della colonizzazione francese. Era necessario che queste lacrime appartenessero ad altri oltre che a me; che non venissero “asciugate” dal lettino di uno psicanalista ma che fossero assorbite in un contesto pubblico». Come muta la nostra identità a seconda dei nostri tragitti, dei luoghi che abbandoniamo? Cosa rimane della nostra storia? Qui un trailer dello spettacolo in scena in Auditorium Parco della Musica il 29 e 30 settembre.

 

 

Nella Cina maoista degli anni ’50 e ’60 ci riporta invece la coreografa Wen Hui, direttrice del Living Dance Studio Beijing, una delle prime compagnie indipendenti in Cina. In scena il 13 e 14 ottobre al Teatro Vascello, Red – A Documentary Performance fonde coreografia e documentario ripercorrendo le tecniche, le forme, le estetiche del balletto The Red Detachment of Women, che, ispirato all’omonimo film – dopo il debutto nel 1964 – divenne simbolo della rivoluzione culturale cinese. Cosa ha voluto dire, per le danzatrici dell’epoca, partecipare a quel balletto (in una delle versioni integrali su YouTube)? E cosa vuol dire trasmettere oggi quella storia alle nuove generazioni? Come cambiano i significati dei gesti e delle azioni? E i riferimenti culturali ed estetici?

 

 

Di cambiamento, identità, movimento, parla anche PANORAMA lo spettacolo che MOTUS ha realizzato insieme ai membri della Great Jones Repertory Company, una comunità interetnica di attori migranti, stabilizzatisi a New York in seguito all’incontro con Ellen Stewart, fondatrice del teatro La MaMa. Con la forma di un’audizione la compagnia fondata da Enrico Casagrande e Daniela Nicolò sviscera la biografia dei singoli attori per costruire un ritratto di un’unica identità multipla e trans-nazionale; o di una New York inclusiva che cerca di abbattere ogni forma di confine.

 

«Lo spettacolo è stato prima di tutto un’esperienza umana importante, d’incontro e dialogo con le persone che hanno lavorato con noi. Ascoltando le vite di questi attori migranti si ha uno spaccato di storia mondiale attraverso piccole storie ‘quotidiane’. I vissuti dei sei attori sono diversissimi tra loro, appartenendo anche a generazioni diverse. Alcuni sono nati negli Usa da genitori emigrati dalla Cina per motivi economici, dal Vietnam e dalla Corea a causa della guerra. (…) Ogni storia è un esempio delle contraddizioni che stiamo affrontando anche in Europa. Sebbene i background siano diversi, la questione è sempre e solo una: l’inclusione e la percezione della diversità come risorsa, ricchezza e non come attentato al proprio benessere e alla propria identità culturale».

 

 

Anche l’argentina Lola Arias, regista teatrale e cinematografica oltre che artista visiva usa la forma dell’audizione per portare in scena, nel suo MINEFIELD reduci di entrambe le fazioni della guerra delle Malvinas. Finzione e realtà, memorie personali e collettive, biografie e avvenimenti politici si scontrano in scena smontandosi in un’inedita tenerezza: l’immaginario militaresco si sgretola all’insegna della musica, dei ricordi delle canzoni cantate e di quella sottile ironia che attraversa la nostra esistenza. Perché quello di Lola Arias è sì il racconto di una parte della sua storia, ma anche e soprattutto quello di una riconciliazione. Come una macchina del tempo sospesa tra set cinematografico e live musicale la scena di Minefield sembra ricucire le ferite ancora aperte di un passato a noi vicino e segnato dalla guerra.

 


 

INTANTO…

 

 

A proposito di STORIE: Kirina, lo spettacolo che inaugurerà REf18 ha finalmente debuttato. Siamo andati a vederlo e vi abbiamo portato qualche scatto.

 

 


 

Fuori programma propone uno sguardo sul vasto paesaggio della scena internazionale, raccogliendo una gamma di creazioni espressione di linguaggi differenti, legate a una geografia altrettanto variegata per portare in scena in sei appuntamenti, durante i diciotto giorni di Festival,?una sintesi delle più interessanti e recenti produzioni coreografiche.?L’approccio alla danza contemporanea diventa quindi un atto di fiducia per rinnovare i propri interessi, per ridisegnare la poetica e il senso estetico che appartiene alla nostra civiltà, e si pone come dispositivo per riscoprire, attraverso l’uso del corpo e la musica, una sensibilità volta alla pluralità e alle differenze. Per tutti gli abbonati REf un prezzo speciale (€ 15) per lo spettacolo One, One & One di Vertigo Dance Company e un biglietto a prezzo ridotto (€ 12) per tutte le performance in programma.