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In: Digitalife 2011

 

Digital  Inter | VIEWS: parlano i creatori delle opere di Digital Life 2

 

 

BCAA | 3Dom, The Ge-dhir journey

 

CATTID | The Future Mood

 

MASBEDO | Serendipity

 

GIUSEPPE LA SPADA | A fleur

 

FELIX THORN | Felix's machines

 

DEVIS VENTURELLI | Superfici fonetiche – Lezioni di Tiro

 

SANTASANGRE + THE POOL FACTORY | AbLimen

 

DANIELE SPANO' | Safety Distance

 

FABRIZIO GRIFASI | Direttore della Fondazione Romaeuropa

 

MONIQUE VEAUTE | Presidente della Fondazione Romaeuropa

 

 

Videointerviste realizzate da Ied e Fefè Project        

15 ottobre 2011

MASBEDO / LAGASH

Palladium | 29 ottobre 2011
h20.30

Masbedo e Lagash presentano al Palladium di Roma La Musa, una performance sonora e visiva interamente improvvisata.

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7 ottobre 2011

VIEDRAM 2011

Palladium | 4 novembre

VIEDRAM VISUAL CULTURE FEFÈSTIVAL VIDEO + SOUND DESIGN
è il festival internazionale dedicato alle nuove frontiere del suono e dell’immagine in movimento, organizzato da Fefè Project e Istituto Europeo di Design.

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29 luglio 2011

CATTID

CATTIDNel campo dell’Interaction Design dei laboratori del CATTID (Centro per le Applicazioni della Televisione e delle Tecniche di Istruzione a Distanza) dell’Università La Sapienza di Roma, prende le mosse The Future Mood, un progetto innovativo che mira a rappresentare in maniera dinamica ed interattiva l’umore degli italiani. Entro uno scenario segnato dalla crescente centralità della dimensione sociale all’interno della comunicazione digitalizzata, in cui social network e blog si configurano come nuovi spazi della socializzazione, della costruzione e diffusione del sé e dell’interazione con gli altri, The Future Mood nasce per raccogliere, analizzare e visualizzare, automaticamente e in tempo reale, gli stati d’animo condivisi dagli italiani su Facebook, per capire qual è l’umore del Paese e quali le tendenze per il futuro. Per raggiungere questo obiettivo, il team di ricercatori ha progettato un sistema modulare che provvede all’acquisizione dei dati, alla raccolta dei profili di Facebook e degli status, poi successivamente elaborati e restituiti alla lettura degli utenti attraverso una rappresentazione visiva ed interattiva. Ad ogni mood è associato un colore per rappresentare in modo semplice e immediato le infinite sfumature delle nostre emozioni, umore e pensieri. Filo conduttore del progetto è la metafora individuata per rappresentare visivamente il database emotivo ottenuto: l’infruttescenza del tarassaco (soffione), simbolo di leggerezza e volatilità, che si presta a rappresentare la dispersione in mille rivoli di un’idea, di un desiderio, e più in generale, del proprio self messo in rete e condiviso con il proprio network.

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29 luglio 2011

BCAA

BcaaI sistemi sviluppati da Bcaa trovano una felice applicazione nel mondo delle arti sceniche per il raffinato grado di interazione tra macchina e interprete, sia esso un danzatore, un attore, un musicista e via dicendo. In particolare il K. I. S. (Kilyka Intercative System) creato da Bcaa si è dimostrato molto versatile, ad esempio nella danza permette al ballerino di sviluppare la colonna sonora della coreografia che egli sta danzando in tempo reale attivandola con il suo stesso movimento. Tutto ciò avviene grazie a una delle possibili applicazioni del Motion capture, il processo di identificazione, cattura e analisi del movimento, trasformato in dati numerici e trattato attraverso un computer: il Motion capture è anche alla base di The Ge-Dhir journey che si avvale però della tecnologia 3DOM. Questa volta infatti non saranno degli interpreti, ma i visitatori a essere riconosciuti dal sistema che rileverà la loro posizione nello spazio, il loro modello scheletrico e i loro movimenti, a cui corrisponderanno degli eventi interattivi col sistema stesso. Il modello segnale-risposta tuttavia non è meccanico: tenendo conto di una enorme quantità di variabili, infatti si profila come un complesso ambiente di interazione creativa, irrealizzabile con strumenti analogici e quindi peculiare dell’universo digitale avanzato. Al tempo stesso con le sue articolazioni nel tempo e nello spazio l’installazione è anche una metafora del viaggio verso l’ignoto.

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Santasangre e The Pool FactoryLa collaborazione tra Santasangre e The Pool Factory mette in evidenza come due realtà legate al cinema, alla performance, alla danza e al teatro, con abLimen si siano invece orientate verso un’opera visuale che non ha legami con le arti sceniche. Tuttavia i protagonisti esistono, ma inconsapevoli e irriconoscibili: i visitatori della mostra con la presenza e il movimento lasceranno le loro scie che, catturate da un computer, grazie a una profonda trasposizione diventeranno parte di una visualizzazione olografica dinamica. Più che nell’interazione spettatore/artista, il centro di questa opera è nella presenza di individui nello stesso spazio, una relazione semplice da cui invece scaturisce una struttura complessa, abLimen appunto. In certo senso una metafora biologica, dove gli individui e le specie non sono coscienti di formare un ecosistema, spesso molto articolato. Si fondono così le esperienze legate allo studio e alla rappresentazione dei fenomeni fisici e naturali, tipica di Santasangre, con quelle sulla cattura del movimento e l’olografia di The Pool Factory. Il risultato finale è comunque aperto, poiché il software adottato si profila non come uno strumento chiuso, ma come una grammatica usata, per quanto inconsapevolmente, anche dal movimento degli spettatori. Non un grafico, ma una rappresentazione: dove lo scorrere della vita, di per sé effimero e inafferrabile, si andrà a sedimentare lasciando una scia, forse una traccia, un colpo di pennello sulla tela del tempo.

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29 luglio 2011

DEVIS VENTURELLI

Devis VenturelliVincitore con Lezioni di tiro della terza edizione del Premio Romaeuropa Webfactory nella sezione video, Devis Venturelli è rappresentato in Digital Life 2 anche da una seconda opera, Superfici fonetiche. È il modo per conoscere i diversi aspetti di questo artista emergente, nato in Romagna ma residente e operativo a Milano, dove nel campo delle arti visive ha iniziato la sua ricerca dal 2004. Di formazione architetto, Venturelli guarda allo spazio urbano e architettonico nella sua fissità, come scenografia per installazioni in cui appaiono elementi in movimento libero, flessibili e fluttuanti, spesso lunghe strisce di stoffa come in La casa dell’ospite ed Estasi urbane. In questo Superfici fonetiche, e nel precedente Continuum, le fasce fluttuanti sono ricavate materiale usato in architettura come isolante termico che muovendosi provoca un suono frusciante e ha una superficie riflettente. Anche in Lezioni di tiro c’è un contrasto tra fissità e movimento: una natura scabra e montagnosa fa da sfondo alla silhouette di un uomo armato di fucile che compie una macabra danza dalle movenze nevrotiche. Emerge qui quel tono più acido e sarcastico che Venturelli aveva avuto modo di mostrare anche in Anomalia italiana (2007). Nella poetica di Venturelli traits-d’union sono il contrasto, complementare a una ricerca sui rapporti fissità/movimento e spazio/tempo, e una forte vena surreale che nel guardare al presente di volta in volta può acquistare andamenti più estatici o più ironicamente corrosivi.

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29 luglio 2011

FELIX THORN

Felix MachinesStravaganti sculture produttrici di musica, ecco come si presentano le Felix Machines: ogni sorta di percussioni e idiofoni sono montati assieme, azionati meccanicamente e ritmicamente illuminati da piccole luci e da led.Al primo impatto queste opere di Felix Thorn appaiono difficilmente assimilabili con l’universo digitale, da cui in realtà traggono invece ispirazione e con il quale sono intimamente connesse. Non solo queste curiosissime macchinerie dal sapore barocco sono collegate, programmate e comandate attraverso un computer portatile, che le aziona come farebbe con qualsiasi generatore di suoni artificiale: in realtà il rapporto di Thorn con il digitale si pone comunque su un piano più profondo e astratto, e quello che nelle Machines appare come una accumulazione di materiale è metafora della complessità che l’elettronica riesce a raggiungere. Le stratificazioni ritmiche, che nei computer vengono visualizzate nelle schermate dei sequencer, si palesano a vista nel movimento dei meccanismi e delle luci. E anche il senso di tranquilla ineluttabilità che le Felix Machines trasmettono quando sono in azione, rimanda all’inesorabile incedere della computer music. I meccanismi tutti a vista, nella loro trasparenza, sono l’emblema di quella facilità che i computer trasmettono nel fare musica e che ha aperto gli orizzonti della composizione a tanti artisti non accademici. Senza sottovalutare forse l’aspetto più interessante: la profonda ironia con cui le Macchine felici di Thorn guardano al nostro tempo.

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29 luglio 2011

SABURO TESHIGAWARA

Saburo TeshigawaraArtista visivo oltre che coreografo e danzatore, Saburo Teshigawara mostra in Double District un approccio totalizzante alla tecnologia, usata per costruire un universo a sé stante, dove l’arte scenica e l’installazione si fondono.Il titolo si apre a numerosi ed emblematici riferimenti: secondo i creatori prima di tutto ai due “distretti visivi, dell’occhio destro e dell’occhio sinistro” che il cervello umano ricompone in una immagine illusoria che rappresenta la realtà. La particolare fisiologia della visione umana permette di creare altre illusioni attraverso tecniche quali il 3D, gli ologrammi, la realtà virtuale e così via.Teshigawara ha creato Double District proprio per uno di questi ambienti tecnologici, e in particolare per The Virtual Room di Sarah Kenderdine e Jeffrey Shaw, un apparato in grado di creare appunto una stanza virtuale in tre dimensioni. L’altissima definizione di questa installazione –a Roma in un allestimento su una parete–, rende la presenza in video dei due danzatori, Thesigawara e Kei Miyata, una percezione di “fisica” illusorietà. Così i due danzatori, altrettanti distretti di fisicità diverse, e i due mondi, o se vogliamo distretti separati di interpreti e spettatori infrangono l’illusione della quarta parete del palcoscenico, in una illusionistica quanto realistica percezione di prossimità. La distruzione e il contemporaneo moltiplicarsi delle illusioni in Double District, vuole mostrare come queste siano la vera realtà.

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29 luglio 2011

DANIELE SPANO’

Con il titolo (Distanza di sicurezza) Daniele Spanò propone una riflessione sul binomio distanza/vicinanza, dal valore emblematico e dalle forti implicazioni sociali .L’installazione video si presenta come un evento drammatico ma di natura sconosciuta, rappresentato da una luce bianca e da una pulsazione elettronica: intorno si assiepano spettatori virtuali e reali –questi ultimi i visitatori della mostra– senza che né gli uni né gli altri riescano a intervenire, a entrare a farne parte o parteciparvi. Nella nostra epoca l’universo virtuale di internet e dei social network ha accresciuto i contatti tra le persone, rendendo facile e veloce lo scambio delle informazioni. Al tempo stesso nel mondo reale i rapporti umani si fanno sempre più difficili e spesso molto problematici, amplificando di conseguenza i conflitti sociali.

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28 luglio 2011

QUAYOLA

QuayolaStratas è un progetto nato nel 2007 che comprende una serie di film, stampe e installazioni: in geologia il termine definisce una formazione composta di diverse sedimentazioni corrispondenti a varie epoche. Come titolo del ciclo di Quayola è riferito all’idea di un tempo relativo, per una potente metafora della storia intesa come accumulazione piuttosto che come processo lineare, ma delinea anche la stratificazione di immagini che caratterizza quest’opera finalizzate a produrre un corto circuito tra passato e presente. Punto di partenza di Strata #4 sono i grandi dipinti a soggetto sacro di Rubens e Van Dyck conservati presso il Palais de Beaux Arts di Lille. Attraverso una installazione lo spettatore assiste a un’analisi dinamica di questi dipinti fiamminghi in stile figurativo: i volumi, gli schemi cromatici, le proporzioni delle figure rispetto all’insieme. 

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28 luglio 2011

CARSTEN NICOLAI

Carsten NicolaiNel suo lavoro di artista visivo caratterizzato dalla presenza della luce, dallo spazio e dal suono, Carsten Nicolai, conosciuto come musicista con il nome di Alva Noto, fa un uso intenso e scientifico della tecnologia. Caratteristiche che trovano una sintesi in Aoyama Space che lo stesso Nicolai definisce modelli spaziali per esibizioni di luce e suono. Il nome deriva dal distretto Aoyama di Tokyo, un quartiere dove a partire da 2004 è nata una “nuova generazione” di studi, gallerie e spazi espositivi. Tra questi uno studio fotografico concavo che generava l’illusione di uno spazio curvo illimitato che ha ispirato Nicolai. La serie Aoyama Spaces si presenta infatti come una serie di modelli in scala per delle ipotetiche installazioni all’interno di analoghe configurazioni spaziali: più che una diminuzione, le piccole dimensioni aiutano ad apprezzare fino in fondo la radicalità, la complessità dei dettagli e la meticolosa costruzione di queste strutture. Con le loro superfici curve, gli specchi e le incisioni, questi modelli di stanze sono visibili grazie a un uso particolare della luce, sincronizzata con una fonte sonora elettronica. 

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28 luglio 2011

MASBEDO

MasbedoNell’installazione presentata da Masbedo s’incrociano molte delle strade che questo duo ha intrapreso nella sua attività artistica, tra video, fotografia, performance teatrali e documentari. Beachy Head, nell’East Sussex in Gran Bretagna, è un parco naturale celebre per le sue scogliere alte fino 160 metri, di colore bianco –motivo per cui spesso è confusa con la vicina Dover. Un luogo di grande bellezza, meta di turisti e tradizionalmente di giovani coppie britanniche che vanno lì a giurarsi amore eterno: non di meno fin dal diciassettesimo secolo è anche il luogo scelto da tantissimi per togliersi la vita gettandosi nel vuoto. Attualmente il personale del parco è affiancato da volontari che hanno il compito di intercettare gli aspiranti suicidi e di provare a dissuaderli. In questo contesto si svilupperà il nuovo lavoro di Nicolò Massazza e Jacopo Bedogni – le prime sillabe dei loro cognomi formano la sigla Masbedo–, che sarà ben lontano da una indagine documentaristica. I due si sono confrontati spesso con luoghi di esasperante bellezza, funzionale a una ricerca sull’uomo, alla sua dimensione spirituale, psicologica e antropologica. 

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28 luglio 2011

CHRISTIAN MARCLAY

Christian MarclayArtista visivo e musicista, Christian Marclay è da considerarsi un virtuoso della tecnica del collage tra media diversi come il suono, il rumore, il cinema, la fotografia e altre forme. Già dagli anni ’70, ben prima dell’era dello hip hop o dei dj, usava i giradischi come strumenti musicali, ottenendo suoni e basi ritmiche dalla manipolazione eterodossa del vinile sotto la puntina. I suoi collage possono essere contemporaneamente brillanti, tecnologici e realistici: quest’anno ha vinto il Leone d’oro alla 54° Biennale Arte di Venezia con The Clock, un film della durata di 24 ore che assembla centinaia di pellicole, tra cui molti classici. In tutte le scene selezionate per questo collage appaiono degli orologi, ma le loro inquadrature sono montate in modo tale da farli risultare sincronizzati con l’ora reale.

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