È un’alchimia di ricerca scientifica e scrittura coreografica, quella nata dall’incontro tra Liz Santoro e Pierre Godard. Danzatrice e coreografa americana, formatasi alla Boston Ballet School, Santoro ha studiato neuroscienze alla Harvard University, laureandosi nel 2001 in psicologia e biologia.

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Un percorso inverso a quello del francese Godard che, laureatosi in matematica applicata a Grenoble, inizia a lavorare in teatro prima come tecnico, poi come assistente luci, stage manager e, infine, regista. Una passione che prosegue, parallelamente al completamento degli studi presso l’Université Paris-Sorbonne e poi con un dottorato di ricerca in informatica, focalizzato in particolare sui modelli probabilistici, presso il laboratorio LIMSI – CNRS.

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Relative Collider è il secondo lavoro di questo duo, capace d’estrarre viscerale poesia e sensualità da rigorosi schemi coreografici. Collisione di strutture e caos, numeri e parole, gesti definiti ed espressioni inscrutabili e improvvisate, Relative Collider riflette sulle modalità attraverso le quali diamo e riceviamo attenzione. Ma il punto di partenza analitico, sul quale si sviluppa lo spettacolo, si trasforma in scena in un puzzle eccitante e liberatorio.

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Come frammenti di uno sconosciuto ingranaggio, i danzatori cominciano a muovere mani e piedi, seguendo il ritmo di un metronomo. Prima meccanici e matematici, i loro movimenti si sviluppano, presto, in una coreografia che fa propria la casualità del gioco e nella quale il corpo si pone in uno stato di transizione continua.