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In collaborazione con La Sapienza - Università di Roma / Archivio Storico Audiovisivo del Centro Teatro Ateneo

a cura di Ferruccio Marotti prof Emerito della Sapienza Università di Roma

Il silenzio dell’attore e la Phonè Carmelo Bene e Vittorio Gassman


A cento anni dalla nascita di Gassman e a venti dalla morte di Bene, vogliamo ricordarli con un video originale, appositamente realizzato da Ferruccio Marotti ed edito con documenti dell’Archivio Storico Audiovisivo del Centro Teatro Ateneo, edito per l’occasione da Desirée Sabatini, utilizzando le registrazioni dei seminari e dei laboratori tenuti all’università fra l’80 e l’83 sia da Gassman che da Bene separatamente.
Ma vi è è stata un’unica volta in cui il confronto è diretto – dopo che i due hanno rivaleggiato nella precedente stagione teatrale mettendo in scena entrambi Macbeth, la tragedia maledetta – ed è l’incontro/scontro finale fra i due mattatori della scena (e del cinema) italiano, che coinvolse per due giornate un debordante, partecipe pubblico di giovani, al Teatro Argentina nel 1984.
Da un lato un funambolico Carmelo Bene che dichiara in apertura che parlare di phonè è come parlare di Dio , ed evoca il delirio della phonè, una crociata per un teatro che non riferisce un testo dell’autore ma che evoca e invoca, in cui non esiste l’attore ma il poeta con la macchina attoriale.
Dall’altro Gassman – invitato da Marotti al seminario all’insaputa di Bene – assai più loico, che vede per l’attore tre campi di lavoro: il suono, il movimento e l‘ anima, ma esclude che l’attore possa avere un’anima, perché l’attore ideale è un buco, un vuoto, la cui principale funzione è essere riempito da anime, caratteri e corpi altrui.
E mentre per Carmelo Bene nella repubblica Platonica non c’è posto per l’attore, per Gassman il mestiere dell’attore è sano proprio per la sua tensione, per molti versi assimilabile alla tensione sessuale o vitalistica, che espleta tutta la terna di ogni movimento organico ed arriva all’orgasmo. Ma il teatro è anche il posto dove i cretini si nascondono. I cretini, i pazzi, i malati, i noiosi si nascondono nella maniera migliore, è l’ultimo rifugio. È un bunker il teatro.
È uno scontro spesso aspro e perfino derisorio, in cui Gassman dichiara che Bene è monotono come dicitore – l’elemento della recitazione che più convoglia un atteggiamento etico di significato, di scelta, di responsabilità  – ed usa solo i timbri della voce, e Bene arriva a definire Gassman il primo degli ultimi, cioè pur sempre un attore.
Due visioni antitetiche del fare teatro, in un duello verbale senza esclusione di colpi, in quella mimesi pantografante che è il teatro, dove il pubblico partecipa con l’entusiasmo di una partita di calcio.

Crediti

a cura di Ferruccio Marotti
edito con documenti dell’Archivio Storico Audiovisivo del Centro Teatro Ateneo da Desirée Sabatini

Immagine in evidenza: Bene e Gassman (frame da video)
Altre immagini: Ferruccio Marotti e Carmelo Bene / Ferruccio Marotti, Carmelo Bene e Vittorio Gassman (frame da video)

Archivio Storico Audiovisivo Centro Teatro Ateneo
Progetto speciale
Direzione Generale Spettacolo – Ministero della Cultura