60mila volte grazie

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Romaeuropa 2017

Si è conclusa sabato 2 dicembre la trentaduesima edizione di Romaeuropa Festival

 

Cento giorni di eventi per una sola domanda: Where are we now?
La risposta è una mappa del presente, complessa e affascinante
che la Fondazione Romaeuropa ha delineato in compagnia di oltre 300 artisti e 61.000 spettatori.

 

L’arte formula domande, non fornisce risposte. Solo una domanda può oltrepassare il tratto di strada che ci siamo lasciati alle spalle. Solo interrogandosi è possibile mettere in discussione lo stato presente delle cose e apprendere qualcosa di nuovo su noi stessi e il mondo che ci circonda. Perché, fino a quando esisterà la bellezza e la consapevolezza dell’espressione artistica, non potrà esistere un punto di non ritorno. Non è un caso che una domanda come “Dove siamo adesso?, A che punto siamo?” sia stata posta ad artisti, spettatori e operatori da Romaeuropa Festival con l’invito a edificare insieme quel castello di carte fragile e prezioso, fatto d’immagini, passioni, riflessioni, suggestioni e idealità, che è stato immagine di questa edizione.

Hanno partecipato in tanti alla sua costruzione: più di 300 artisti provenienti da 32 paesi che hanno condiviso 79 progetti spettacolari (174 repliche), oltre a mostre, installazioni, convegni e percorsi di formazione disseminati in 24 diversi luoghi della Capitale e 61.407 spettatori (+20% rispetto al 2016).

È di 686.959 euro lordi l’incasso totale della trentaduesima edizione. Forte la partecipazione sui canali web della Fondazione: la presenza su Facebook è cresciuta di oltre 10.500 likers, instagram di 5600 followers; sono state registrate circa 300.000 sessioni sul sito romaeuropa.net per un totale di oltre 145.000 utenti che hanno visualizzato 480.000 pagine. 180.000 sono state le visualizzazioni dei video degli spettacoli del festival mentre in occasione del lancio di questa edizione l’hashtag #REf17 è figurato fra i trend topic di twitter. 318 sono gli articoli sulla stampa quotidiana e periodica, 838 gli articoli della stampa online, 59 i servizi televisivi e circa 300 i passaggi radiofonici per un totale di 206 testate accreditate.

La 32esima edizione di REf – conclusasi sabato 2 dicembre con un lungo, affollato appuntamento multidisciplinare proprio all’insegna del quesito “Where are we now?” – per Fabrizio Grifasi, Direttore Generale e Artistico della Fondazione: «Ha delineato una mappa del presente, affascinante, fragile e ambiziosa, un percorso entusiasmante tra memorie, nuovi linguaggi e nuove tecnologie, una fioritura di storie private e universali, una immersione, con la diretta partecipazione del pubblico, in attraversamenti culturali e confronti artistici fuori dal palco».

«È stato possibile -aggiunge Monique Veaute, Presidente di Romaeuropa e curatrice dell’ottava edizione di Digitalife- stimolare una riflessione sulla fragilità delle rappresentazioni del reale, ingannevole quanto le illusioni virtuali che sono in grado di deformarlo». Questo soprattutto grazie a Digitalife, la sezione di Romaeuropa Festival dedicata al rapporto tra arte, nuove tecnologie e scienza, ospitata per la prima volta dal Palazzo delle Esposizioni dove sarà visitabile ancora fino al 7 Gennaio.

La partnership istituzionale con RAI (RAI Radio2, RAI Cultura, RAI Radio3, Rai 3, Rai Radio Kids) ha permesso momenti di approfondimento e partecipazione attraverso i suggerimenti settimanali di RAI RADIO 2: Miracolo Italiano, lo speciale dedicato a Digitalife da Bella Davvero, l’integrale dello spettacolo Pacific Palisades di Alessandro Baricco, Nicola Tescari e Dario Voltolini, andato in onda su RAI 5 il 2 Dicembre, gli approfondimenti su Radio3 e su Rai Radio Kids con la sua redazione di bambini, il laboratorio di Rai “Porte Aperte” all’interno della sezione per i bambini Ref Kids che ha permesso ai giovanissimi di incontrare il mondo della televisione, oltre alla realizzazione di uno spot istituzionale messo in onda sulle reti televisive pubbliche. Preziosi ancora i due speciali realizzati da Save The date l’ultimo dei quali sarà in onda, ancora su RAI 5, l’8 dicembre, per raccontare attraverso immagini ed interviste tutto il REF17. Ad accompagnare la programmazione artistica, e a fornire ulteriore risposta alla domanda di questa edizione, la sezione Community, comprendente i 22 progetti di formazione e le attività gratuite che hanno coinvolto attivamente studenti, allievi delle accademie di danza e teatro, danzatori professionisti, giovani performer e, in generale, il pubblico più curioso. Un modo per avvicinarsi ai nuovi linguaggi della scena attraverso laboratori pratici o dialoghi con gli artisti ma anche per costruire un ponte tra creazione artistica e l’attualità (come nei talk a cura del settimanale Internazionale) e per trovare strumenti comuni di analisi del presente. E proprio il tema del presente non poteva prescindere dal mondo dell’infanzia. Per questo novità assoluta di Romaeuropa Festival 2017 è stato REFKIDS: un focus di spettacoli internazionali destinati a un pubblico più giovane ma anche uno spazio interamente dedicato alle famiglia tra playground, laboratori, giochi e talk a cura di Famiglia punto zero. La sezione di Romaeuropa Festival svoltasi presso La Pelanda – Macro Testaccio e La Factory ha totalizzato circa 10.000 presenze inaugurando un percorso che proseguirà nelle prossime edizioni del festival per rispondere, come ha suggerito Fabrizio Grifasi «a una sempre più accresciuta responsabilità che la Fondazione Romaeuropa avverte nei confronti della città, e che condivide con le organizzazioni culturali più sensibili, sviluppando iniziative artistiche in grado di rispondere alle nuove esigenze del tessuto civile e sociale». E sono ulteriore risposta a questa necessità due altre nuove sezioni inagurate dal REF17: Anni Luce è il titolo dello spazio interamente dedicato al teatro italiano indipendente e ai giovanissimi autori, mentre Dancing Days ha offerto uno sguardo attualissimo sul panorama della danza europea. Ma forse è stato Digitalife, cuore tecnologico di Romaeuropa Festival – visitabile ancora fino al 7 Gennaio presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma – a stimolare maggiormente quella riflessione sulle sfaccettature e le illusioni del reale, facendo interagire lo spettatore con complesse architetture audiovisive, raggruppando opere selezionate da Richard Castelli e opere di video-arte scelte da Nomas Foundation e Fondazione Giuliani. Tra gli artisti ospitati: AES+F, DumbType, Granular Synthesis, Ivana Franke, Jean Michel Bruyère, Robert Henke, Danilo Rea con Alex Braga.


Ma con quali suggestioni gli artisti hanno risposto alla domanda iniziale?

Per Rimini Protokoll si tratta di considerare come la propria esistenza possa essere ingentilita da una brezza che persino la morte può donarci; per Sasha Waltz il privilegio dell’indisciplina nasce dalla forza della collaborazione artistica; per Sidi Larbi solo l’incontro può offrire altre modalità di comunicazione nella società contemporanea.
E, se Dada Masilo ha scelto la rielaborazione poetica della grandi narrazioni classiche per raccontare il presente, Jan Fabre si è ispirato alla terra natia per fornire un ritratto senza veli dell’intera comunità continentale.
Se i Canti Guerrieri di Monteverdi sono stati lo spunto di Muta Imago per delineare l’eterna linea di confine tra amore e violenza, Aurélien Bory, rendendo omaggio a Georges Perec, ha fatto lievitare le sue parole attraverso i molteplici passaggi della nostra esistenza. La musica, che ha attraversato tutta la programmazione del REf17 modulando le emozioni del presente attraverso l’ascolto, è stata plasmata da Robert Henke, insieme alle immagini luminose, per suscitare un intero caleidoscopio di suggestioni arcaiche e attuali, mentre Carl Craig e Francesco Tristano ne hanno fornito una visionaria transcodifica, all’insegna dell’ imprevedibilità e della contemporaneità. Ancora, è attingendo al mondo delle sette note che l’energia rock di The Holy Body Tattoo, dialogando con la band GoodspeedYou! Black Emperor, ha raccontato la quotidianità dell’essere umano, mentre Tony Allen incontrando Jeff Mills in un live esclusivo, ha dato alla parola contaminazione il senso più universale e attuale e Pippo Delbono ha scavato nella sua memoria e trasformato la sua passione per la musica in incontri con Alexander Balanescu, Petra Magoni, Enzo Avitabile e Piero Corso per analizzare il tema dell’amore in tutte le sue sfumature. Il dialogo tra musica e performance è continuato con il coreografo Jan Martens e il musicista hardcore NAH, il collettivo femminile She She Pop e i musicisti tedeschi Zeitkratzer, Antonio Pappano, con il duo artistico MASBEDO e l’Orchestra e il Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Roberto Herlitzka e l’Orchestra Sinfonica Abruzzese, Alessandro Baricco e Dario Voltolini con il musicista Nicola Tescari. Dall’elettronica alla techno, dai ritmi tribali alla sinfonica, la musica ha fornito altrettanti strumenti e parole chiave per la comprensione del mondo contemporaneo, per la condivisione di saperi e identità, attraverso l’incontro di artisti provenienti da ambiti disciplinari diversi. Altri artisti hanno incentrato sulla memoria la loro risposta. La compagnia romana Biancofango ha ibridato la biografia degli attori in scena, l’acrobata Matias Pilet, in compagnia di Olivier Meyrou, ha attraversato i propri ricordi infantili alla ricerca delle proprie radici. Per molti altri, invece, è stata la realtà, con le sue potenti storie e con le sue contraddizioni a conquistare la scena: Lisa Ferlazzo Natoli ha riportato in vita le parole dei poeti della Rivoluzione Russa per indagarne il lascito nella contemporaneità, Ascanio Celestini ha amplificato la voce degli emarginati, Babilonia Teatri ha dato luce agli attori di ZeroFavole, gruppo formato da disabili e volontari, Aterliersi con Fiorenza Menni ha usato come copione la sentenza-ordinanza sulla Strage di Ustica, Marco Paolini, insieme al Parco della Musica Contemporanea Ensemble e Mario Brunello ha affronta in maniera inedita il tema del rapporto tra uomo e tecnologia, Julien Gosselin ha dato vita a uno spettacolo provocatorio capace di raccontare senza peli sulla lingua la contemporaneità, Dorothée Munyaneza, ha raccolto testimonianze in forma poetica sul tema della violenza sulle donne, la compagnia Agrupación Señor Serrano ha affrontato la questione delle migrazioni e dei movimenti d’informazioni, merci e uomini nel mondo.

A rendere possibile questa complessa geografia del presente che superando la classificazione per generi si è districata attraverso gli aggregatori tematici Powerfullstories, Selfie, Sharing, Visions, tanti partner nazionali ed internazionali.


La Fondazione Romaeuropa desidera ringraziare:

La Presidenza della Repubblica, per la medaglia conferita all’edizione 2017 di Romaeuropa Festival, il Parlamento Italiano, che a febbraio di quest’anno ha voluto inserire REf nella legge per la valorizzazione dei grandi Festival di interesse nazionale, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, l’Assessorato alla Crescita Culturale di Roma Capitale, la Regione Lazio;

la Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo e Invitalia; RAI, che con i suoi canali ha offerto al festival nuove possibilità di approfondimento e divulgazione.
La preziosa rete pubblico/privata, italiana ed europea che sostiene il festival e di cui fanno parte: la Fondazione Nuovi Mecenati, l’Institut Français e La Francia in Scena, il Goethe-Institut, il Fonds Podium Kunsten Performing Arts Fund NL, l’Ambasciata di Spagna e Acción Cultural Española, la Delegazione del Québec a Roma, l’Ambasciata del Canada; RAI main media partner del festival, istituzioni come il Teatro di Roma, main partner teatrale, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, la Fondazione Musica per Roma, l’Azienda Speciale Palaexpo, il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma e MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI Secolo;

Le prestigiose ambasciate internazionali che patrocinano il festival quali: l’Ambasciata del Belgio, l’Ambasciata Britannica, l’Ambasciata della Repubblica federale di Germania, l’Ambasciata di Lussemburgo, l’Ambasciata d’Olanda, l’Ambasciata di Svizzera, l’Ambasciata della Repubblica del Sud Africa, l’Ambasciata degli Stati Uniti d’America e l’Ambasciata di Ungheria

I componenti del network con il quale il festival e realizzato: Biblioteca Quarticciolo, Olimpico, Vascello e Vittoria, Auditorium della Conciliazione e Carrozzerie | n.o.t, con l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, l’Istituto Svizzero, Villa Massimo – Accademia Tedesca, Nomas Foundation, Fondazione Giuliani, la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e il suo PERCRO – Perceptual Robotics Laboratory, Nuova Consonanza, Short Theatre, Prohelvetia – Swiss Arts Council e la rete Aerowaves a cui si aggiungono i partner per la formazione Conservatorio di Musica S. Cecilia, Accademia Nazionale di Danza, IED – Istituto Europeo di Design, Casa dello Spettatore, D.A.F. – Dance Arts Faculty, European Dance Alliance, Internazionale, Danzaeffebi e Teatro e Critica.

Appuntamento all’autunno 2018 per la 33esima edizione di Romaeuropa Festival.

 

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