Fabrizio Grifasi

Between worlds

Between worlds

Artisti da ventiquattro paesi di quattro continenti che superano i confini tra le diverse discipline artistiche. Figure di riferimento della creazione artistica internazionale e, nel contempo, oltre la metà di compagnie invitate che saranno per la prima volta al Ref, di cui una parte consistente di giovanissimi e scoperte. Rimandi tra l’ipertecnologia e la centralità della fragilità umana. Ricerca radicale nelle estetiche e pratiche amatoriali diffuse. Sguardo internazionale e radici cittadine. Una comunità di artisti al centro di un pubblico intergenerazionale che include famiglie e bambini. Il nomadismo cittadino come paradigma di attraversamento metropolitano e opportunità di incontri. L’abitare creativo di spazi del patrimonio storico e dell’architettura contemporanea, di teatri pubblici e privati, di luoghi periferici e centrali. L’incrocio di esperienze istituzionali e indipendenti.

 

Potrei continuare nell’elenco di quelli che sembrano essere degli estremi e che invece sono i paradigmi attorno ai quali è declinato il progetto Romaeuropa. Il “festival stagione” che ha l’ambizione di contenere il tutto contraddittorio di questo nostro tempo. Un Festival Mondo che fisicamente intercetta e convoglia pensieri e progetti, incrocia temi e questioni al cuore del nostro vivere come modalità di libero sviluppo della ricerca artistica, sovrapponendo le generazioni e permettendosi incursioni in territori molto distanti, eleggendo le contraddizioni e le diversità a cuore del proprio operare come pratica di racconto del presente attraverso le opere degli artisti che crediamo significativi.

 

L’essenza stessa della nostra missione si colloca in questo spazio “in between”, luogo di mediazioni e riconciliazioni tra opposti, ambito di riflessione e accoglienza, esigenza di approfondimento che non dimentica il fare “festa” come esercizio di inclusione, senza banalizzare la complessità che ci circonda.

 

Perché è sull’esasperazione delle differenze rappresentate in questo momento come insormontabili e quindi da rifiutare che si articola la visione apocalittica di un ritorno a una purezza immaginaria e perduta, eppure in aperta contraddizione con la frenesia degli iperscambi e dell’overload comunicativo, a cui opponiamo un percorso ragionato e sensibile, dove le contraddizioni sono una sfida, senza nascondersi le paure, i fallimenti e le fragilità che agitano il presente che viviamo, offrendo il nostro Festival come ambito di ritrovo per chi rivendica leggerezza e pensiero nella sobrietà dei colori dell’autunno.

 

Fabrizio Grifasi
Direttore Generale e Artistico Fondazione Romaeuropa