| ludovica | |
| Hai presente improvvisare? | |
| Opera in concorso - seconda fase | |
Ti sollevo l'argomento. Connettiti. Hai presente improvvisare? E' il jazz. Tu hai smesso di accordarmi e scordarmi ed io ho ricominciato a devastarmi le cuticole con i denti. Tu mi hai spinto a cercare la saliva di un altro uomo, io mi sono limitata ad allargare le gambe per far entrare l'armonia.
Specchio
Specchio
Delle mie brame
Che ruolo vuoi che abbia nelle tue brame?
Invece di un motel alla “Norman Bates” farei meglio ad aprire una casa di tolleranza. Non voglio rimpiangere i tuoi luoghi comuni, piuttosto mi imbottisco di antistaminici.
Di che colore sono le tue brame?
Hai sollevato il tuo argomento. Adesso siediti e ascoltami. Preferibilmente in silenzio. Ti farebbe bene marinare qualche lezione di stupore e passare un pomeriggio alla corte dei Borgia. Lucrezia potrebbe insegnarti a dosare veleno e cortesia ed io sarei lieto di accompagnarti. Incipriati di sconsideratezza. Su, bambina...accontentami. Sii per una volta più ombra che luce, può essere divertente entrare nella vita dalla porta secondaria. Non ho smesso di improvvisare con te e per scordarti, dovrei prima accordarti. Quante corde ti sono rimaste in mezzo alle gambe?
Profilo destro. Profilo sinistro. Mani giunte. Giunte da lontano. Giunte fino a me. Mi è appena sembrato di sentirti starnutire. Non ti copri mai abbastanza. Giochi sotto la pioggia. Sudi. Non bisogna esporsi alla corrente. Apro una parentesi. Mettiti comodo. Il raffreddore non si cura con le bestemmie, ma con i mandarini. Guardami. Mi metto contro luce, incipriata di stupore. Io non salvo nessuno. Rimango a galla. Ho persino imparato a volare a testa in giù e a passeggiare sul filo del tuo rasoio. Guardami. Ti sembro ancora il tuo asso tra le gambe, il tuo guanto di sfida, la tua chiave di violino? Sono una signorina ormai, vado a lezione di pudore. Sto imparando ad abbassare il mio sguardo peggiore, quello feroce, carnivoro, quello di chi cerca una crepa sul muro per sputarci dentro. Hai ancora voglia di avere ragione? Uno sbadiglio non dovrebbe essere un atto inevitabile. Non girarti dall'altra parte. Io posso ancora essere la tua armonia preferita. Muoviti sopra di me...dentro...fuori...intorno. Tutt'intorno.
Tra il dire e il fare può anche non esserci niente. Ma tra il mio dire e il mio fare...indovina un po' cosa ci sta in mezzo? Tu mi inondi di luce. Io la luce la contamino. La vita non è per tutti, piccola Ludo. E i passi incerti fanno cambiare direzione al vento e a noi due, il vento serve per spazzare via fumo e odore di fumo. Oggi sono allergico ai sorrisi. E starnutisco, sì e se potessi mi imbottirei io di antistaminici. Mastico un filo d'erba. Sentitamente ringrazio chi ti ha regalato una stella in cielo. Ma le stelle ce l'hanno una data di scadenza? Aspetterò di vederla precipitare e poi, zaino in spalla mi metterò in cammino, andrò a cercarla. L'infelicità è un peccato, ma c'è di peggio ed io non ho ancora peccato abbastanza. Peccato che sia peccato. Tra il mio dire e il mio fare ci sei tu.
Tu non sai cambiarlo il discorso. Tu il discorso lo chiudi.
Il cielo ti cade addosso e tu non ti sposti. Labentia signa. Mi fai venire fame e singhiozzo, ma le cuticole non rientrano nella categoria dei cibi biologici, questo l'ho imparato e di trattenere il fiato non se ne parla. E smettila di guardarmi sempre di profilo. I profili ingannano e sulla faccia mi ci metto quello che mi pare. D'altro canto, sono pur sempre una ragazza. Non sarò fatta di marmo, ma nemmeno di cristallo. Maneggiami pure, se non ricordo male le tue mani somigliano al velluto. Non avere paura, non m'infrangerò sulle mattonelle del tuo bagno. Non te l'hanno insegnato al militare che il veleno a piccole dosi è dolce? Oggi mi sono svegliata con gli occhi felici. Vorrei essere felice all'altezza del cuore.
Hai assaggiato la saliva di un altro uomo. Te la sei giocata la felicità, mia piccola Ludo. “Sei ciò che sei, cosa soggiogata dai capricci. Ringraziando gli Dei, hai un'indole da troia”. Esci dai tombini, inseguita dagli scarafaggi, come le principesse di New York e sbadigli quando non ti tengo per mano, sei una ragazza funambolo, non hai bisogno del paracadute. Ho voglia di avere ragione, non mi girerò dall'altra parte. Credi in me, confida in me. Sei la mia unica armonia e il tuo sguardo è feroce, carnivoro, con gli occhi cerchi una crepa sul muro e ci sputi dentro. Tu non credi alle favole, ma le favole sai raccontarle e davanti allo specchio delle tue brame ti spettini pregando e lo stupore lo partorisci in silenzio. Basta nevrosi creative. Ti voglio operaia persino nei sogni.
Lo specchio delle mie brame mi ha appena consigliato di stemperare la tensione. Mi distraggo. Perchè la maionese impazzisce? Perchè i fiori secchi non muoiono mai? E tu, tu perchè non muori? Pensa, se tu morissi io porterei fiori rossi e veri sulla tua tomba. Parlerei al marmo, toglierei via l'umido e le foglie stanche. L'inverno passerebbe in fretta ed io lo passerei così. Ricomincerei persino a devastarmi le unghie e con lo smalto avanzato scriverei il tuo nome ovunque perchè certe azioni riempiono lo spazio e tra la fica e la testa le direzioni sbagliate mi porteranno da qualche parte. Sentitamente lo ringrazio anch'io l'uomo che mi ha regalato una stella.
Ti sollevo l'argomento. Connettiti. Non s'improvvisa l'amore. Hai presente il motel alla “Norman Bates”? Pare che all'Ikea le tende per la doccia siano in offerta.
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Descrizione dell'opera
Una storia "stonata" come il jazz. I protagonisti entrano ed escono dall'armonia e improvvisano l'amore.Dal gruppo
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