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Arila Siegert


Nata vicino Dresda, si diploma come ballerina presso la Palucca-Schule, studiando, tra gli altri, con la stessa Gret Palucca, con Eva Winkler e Nina Ulanowa. Nel 1971 viene scritturata da Tom Schilling presso il Komische Oper Berlin, dove nel 1976 diventa solista, per poi passare, come prima ballerina, allo Staatsoper di Dresda, nella Semperoper Ballet Company. Nelle vesti di interprete acclamata e richiestissima effettua tournées in tutto il mondo, ricoprendo numerosi ruoli principali in balletti classici (Lago dei Cigni, Giselle, Coppelia, Baiadera), ma non smettendo mai di coltivare la passione per la danza moderna. Nel frattempo, inoltre, esordisce come coreografa, ottenendo in poco tempo importanti riconoscimenti internazionali. Il successo pieno arriva negli anni ottanta: realizza con Ruth Berghaus Orpheus di Hans Werner Henze presso la Staatsoper Wien, ma soprattutto mette a punto due assoli, Gesichte e Herzscläge (con il jazzista Conny Bauer) in cui definisce il suo stile essenziale e scabro, che punta senza alcun orpello verso una danza intesa come analisi interiore.
A conferma di questa direzione arrivano due lavori legati all’opera di due grandi coreografe del passato: Afectos humanos (1989) che ricostruisce una delle opere più celebri di Dore Hoyer, e Fluchtlinien che riecheggia un altro mostro sacro della danza tedesca, Mary Wigman. Forte dei consensi ottenuti, la Siegert fonda ed assume la direzione del Tanztheater im Schauspielhaus di Dresda, per il quale cura la coreografia di Die Sieben Todsünden di Brecht e Kurt Weill; segue il suo primo balletto drammatico di lunga durata, di cui scrive anche il libretto su musiche di Gerald Humel, Othello und Desdemona, presso la Komische Oper Berlin.
Nel 1992 fonda una nuova compagnia a Dessau, per la quale realizza tra gli altri Der gelbe Klang, Das Lied von der Erde (su musica di Mahler), coreografa il Requiem di Verdi e la Sacre du Printemps di Stravinsky, e, nel biennio 1997/98 firma UrArt, NachtTage e Stadtraeume-Einsamkeiten und Dinge.
L’interesse per l’opera e il teatro musicale la spinge a dirigere all’Ulmer Theater il Macbeth di Verdi e il Titus di Mozart (rispettivamente nel 1998 e 2000), fino all’allestimento personalissimo della versione musicale de Il Maestro e Margherita di Sergej Slonimski, presso l’Esposizione Universale del 2000 ad Hannover. Se nel 2001 la Siegert torna alle origini con un notevole assolo, The Human Figure (su musica di Helmut Lachenmann), il suo lavoro è destinato a concentrarsi negli anni recenti proprio sulla messa in scena operistica, all’Ulmer e allo Chemnitz Theater: dall’Aida a Penelope di Faure, da Il prete rosso di Mathias Husmann a Freischuetz di Weber, da Eugen Onegin di Chaikovskij a Orfeo e Euridice di Gluck, fino a Il flauto magico di Mozart della stagione 2004/2005.