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Beppe Navello


Nato ad Acqui Terme nel 1949. Terminati gli studi universitari, si confronta con il teatro, soprattutto quello sperimentale, la sua attività di regista ha inzio quando, presso lo Stabile di Torino, fa da aiuto-assistente a Mario Missiroli con il quale continuerà a lavorare fino al 1981. Nel 1983 esordisce nella regia mettendo in scena Questa sera da Tosti di A. Gozzi, a cui segue La casa dell’ingegnere di Siro Ferrone, tratto da La cognizione del dolore di Gadda, con Paolo Bonacelli (attore con cui Navello si troverà spesso a lavorare), Quinto Parmeggiani, Dina Sassoli. Nel 1985 dirige Gli spettri di Ibsen, con Carmen Scarpitta, per lo Stabile dell’Aquila, del quale assumerà la direzione artistica fino al 1988: di questo periodo, particolarmente fecondo, ricordiamo la regia de Il sogno di Oblomov di Siro Ferrone, dal classico di Goncarov, ma soprattutto il progetto di uno spettacolo in 14 episodi su I tre moschetteri, che alterna registi come Proietti, Scaparro, Missiroli, Gregoretti e drammaturghi come De Chiara, Ettore Capriolo, Aldo Trionfo, Aldo Nicolaj, Renato Nicolini.
Dopo varie esperienze con diverse compagnie, dal 1990 al 1993 è direttore artistico del Teatro di Sardegna e cura la programmazione teatrale di tutta l’isola: risalgono a quegli anni Il gioco delle parti di Pirandello e Casa di bambola di Ibsen con Maddalena Crippa. Tornato al Teatro Stabile dell’Aquila, diventato nel frattempo Teatro Stabile Abruzzese, vi allestisce La donna del mare di Ibsen, Il misantropo di Moliere e due atti unici di Ennio Flaiano. Realizza inoltre un nuovo esperimento teatrale coinvolgendo ben sessantatré attori, Il Cerchio di gesso del Caucaso. Del 1998 è I corsari, tratto da Salgari e presentato a Taormina Arte. Seguono altre regie tra cui Il costruttore Solness (2000), La signorina Julie di August Strindberg (2002) e, fra le ultime, Sibilla d’amore di Osvaldo Guerrieri con Anna Galiena (2003)