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Frédéric Flamand – Compagnia Charieroi/Danses – Pian K


Dal 1973, anno di costituzione di Pian K, Frédéric Flamand concepisce e propone, in collaborazione con artisti figurativi, musicisti e ballerini, un universo che esplora i nuovi punti di contatto tra tecnologia ed emozione, alla ricerca di una vera integrazione tra le diverse discipline artistiche. La sua azione principale consiste nella frantumazione della rappresentazione mediante l’inserimento di tecniche nuove. Il teatro coreografico che Flamand mette in scena è innanzitutto quello delle pulsioni, delle macchine e degli oggetti con cui si dibattono gli attori danzatori dei suoi spettacoli. Quarantaine, Scan Lines, If Pyramids were square, Icare, Titanic, Ex Machina sono alcune delle sue più importanti creazioni. Nel 1980 Flamand fonda a Bruxelles, nei locali di un vecchio zuccherificio, un centro internazionale di ricerca multi-artistica: “La raffineria”. Nel 1989 Gerard Mortier coproduce Icaro, presentato all’Opera Nazionale del Belgio. Forte dell’esperienza di Pian K, quando nel 1991 viene nominato direttore artistico del Ballet Royal de Wallonie, Flamand forma una nuova compagnia composta da sedici danzatori (ribattezzata Charleroi/Danses) in grado di valorizzare la danza nella sua espressione contemporanea. Charleroi/Danses è un nome che richiama l’immagine di un vecchio paese nero, una città in piena fase di cambiamento postindustriale, divisa tra cumuli di terreno di scarico oggi verdeggianti, altiforni, ciminiere ed edifici moderni che ospitano le tecnologie di punta di domani. Flamand si preoccupa di spianare la strada ad un nuovo mondo coreografico che non dipenda dall’accademismo ma che si innesti sul mondo odierno. In questa ottica rientrano le collaborazioni con i maestri e le coreografie più innovative (Merce Cunningham, Lucinda Childs, Stephen Petronio, Yoshiko Chuma, Adriana Borriello, William Douglas, Karole Armitage) nonché l’istituzione della Biennale Internazionale della Danza di Charleroi e la politica di favorire coproduzioni con i giovani coreografi. Flamand tenta sempre nuove strade interdiscipinari con spettacoli come Moving Target, E.J.M. 1 e E.J.M. 2, ispirati a Vaslav Nijinski, Edward James Muybridge e Etienne Jules Marey, in collaborazione con gli architetti newyorkesi Elisabeth Diller e Ricardo Scofidio; Metapolis, con l’architetto anglo-iracheno Zaha Hadid; Body/Work e Body/Work/Leisure con l’architetto Jean Nouvel.
Dall’aprile 2004 è professore all’Università IUAV di Venezia – facoltà di Design e Arti, e nel settembre 2004 viene nominato dal ministero della Cultura e della Comunicazione, la città di Marsiglia e la regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra, Direttore Generale del Balletto Nazionale di Marsiglia e della Scuola Nzionale Superiore di Danza.
“Ciò che mi interessa nella danza – dice Flamand – sono soprattutto le opere che ci trascinano al di là di ciò che viene mostrato. Forse la danza è più idonea a questa trasmissione del non visibile; certamente essa oppone una maggiore resistenza alla banalizzazione delle immagini e, attualmente, risponde meglio alle metamorfosi del mondo. Essa diviene infatti il crogiolo delle preoccupazioni interdisciplinari dell’arte contemporanea e riesce ad orchestrare le apparenze e i significati. Stiamo attraversando una crisi della modernità, accompagnata da un vero e proprio scetticismo rispetto alla nozione di progresso artistico e rispetto a qualunque dogmatismo. Ciò che importa è ritrovare attraverso il processo artistico l’esigenza dell’invenzione, la frantumazione degli schemi stereotipati delle nostre rappresentazioni, un senso dell’eccesso vicino al barocco, un lavoro di abbattimento delle barriere che racchiudono le discipline artistiche”.

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