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Quartetto Paolo Borciani


Nel 1984 Paolo Borciani, primo violino del celebre Quartetto Italiano, permise ad alcuni suoi allievi di dar vita ad un quartetto d’archi che avrebbe portato il suo nome. Dopo il debutto presso la Sala Verdi del Conservatorio di Milano il Quartetto Paolo Borciani ha suonato in Svizzera e in Lussemburgo, a Londra (1990), a Salisburgo, alla Grover Saal del Mozarteum (1992, in occasione del bicentenario mozartiano), a Madrid (1993), al Festival dei Due Mondi di Spoleto (1991-1992), al Festival di Wexford in Irlanda – due concerti pubblici, tenuti a Venezia ed a Roma, sono stati registrati in video dalla RAI italiana.
Il quartetto ha collaborato, fra gli altri, con il violoncellista Siegfried Palm, il violista Hatto Beyerle, fondatore del Quartetto Alban Berg, ed i pianisti Bruno Canino e Antonio Ballista.
Nell’ottica di una formazione continuata che passi attraverso fertili scambi con altri quartetti, i membri studiano a Londra, nel 1991, grazie ad una borsa di studio offerta dall’Amadeus Scholarship Fund sotto la guida e su invito del Quartetto Amadeus, ed a loro volta, nel luglio 1993, tengono un corso internazionale di quartetto presso il Centro Cultural “Juan de Herrera” di Madrid.
Accanto alle opere più note, il Paolo Borciani propone scelte dall’avanguardia al repertorio più antico, eseguite sempre a partire da uno scrupoloso studio musicologico. Per esso, inoltre, hanno scritto svariati compositori, anche appartenenti a scuole meno note.
Dal 1995 il Quartetto entra a far parte dell’ensemble Novecento e Oltre, nato da un’idea di Antonio Ballista, che tutt’ora porta in concerto repertorio del Novecento storico e contemporaneo.
Nella stagione 1997-98 e 1998-99 hanno eseguito a Milano il ciclo integrale dei quartetti di Beethoven, interamente pubblicato dalla Stradivarius, e fra il 1997 ed il 2002 l’ensemble porta a termine un altro progetto che vede l’incisione dell’intero ciclo di quartetti di Alexander Borodin (sempre per Stradivarius), a cui si accompagna la registrazione delle musiche di Luigi Boccherini.

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