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Roberto Cocconi


La sua formazione di ballerino si svolge tra Roma (Elsa Piperno e Joseph Fontano), New York (Ruth Currier) e soprattutto Venezia, dove studia con Jorma Uotinen e Carolyn Carlson: un’esperienza decisiva si rivelerà la partecipazione all’avventura della compagnia Teatro e Danza La Fenice della Carlson, per la quale danza in Chalkwork e Underwood. Dalle ceneri della Fenice nasce Sosta Palmizi, di cui Cocconi è tra i fondatori: l’ensemble trova un suo originale equilibrio alternando coreografie firmate collettivamente e lavori dei singoli ballerini, guadagnando in poco tempo i favori della critica. In cinque anni di attività si susseguono spettacoli come Il Cortile (Premio Ubu 1985), Porto franco di Francesca Bertolli, Puer cum puellula di Michele Abbondanza, Ssst… di Raffaella Giordano, Dai colli di Giorgio Rossi, Morgana dello stesso Cocconi, fino ai collettivi Tufo e Perduti una notte, che chiudono una stagione creativa particolarmente fertile.
Mentre Sosta Palmizi sopravvive nelle mani dei soli Raffaella Giordano e Giorgio Rossi, Cocconi prosegue un percorso individuale che non aveva mai abbandonato (ad esempio danzando nello spettacolo Auf dem gebirge hat man ein gerschrei gehort, della compagnia Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch, 1985), che lo porta a creare e interpretare il duetto Polvere D’ombra (1990) e ad approdare all’insegnamento di danza contemporanea alla scuola del Piccolo Teatro Città Di Udine.
Il 1992 è l’anno di una nuova svolta, con la nascita della compagnia Arearea, a cui lega il suo nome dal primo spettacolo (Lilium, dello stesso anno) fino ad oggi: ricordiamo, tra le sue creazioni, P.E.E.P. Ovest (1994), Q.Q. (1996), VENTI (1998), Le Mura (1999), La Terra (2001), Le Ultime Cose, (2001), Dentro (2002), TreQuarti (2002), Tivisitutu (2002, nato per festeggiare il dieci anni della compagnia), Morir d’amor (2003). Nel 1995, ha partecipato al nuovo allestimento de Il Cortile di Sosta Palmizi, festeggiato nel suo decennale al Festival Dei Due Mondi a Spoleto.