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Ghetonìa

Ci è Taranta lassala ballare


Ensemble Ghetonìa
Musica brani tradizionali del Salento
Interpreti Roberto Licci (voce solista, chitarra acustica e tamburello), Salvatore Cotardo (sax, clarinetto, flauti), Emilia Ottaviano (voce solista), Emanuele Licci (chitarra classica e coro), Angelo Urso (contrabbasso e chitarra ritmica), Franco Nuzzo (tamburello e percussioni)
Durata 60 minuti

Alfieri della cultura salentina (e più precisamente di quella grecanica, radicata in profondità nella regione pugliese), i Ghetonìa portano in giro per l’Italia lo straordinario patrimonio musicale della taranta e della pizzica, ma anche canzoni d’amore e di emigrazione appartenenti al repertorio popolare. Nato dalla credenza che chi venisse morso dalla taranta avesse bisogno di una sorta di esorcismo musicale, poiché grazie alla musica il malato riprendeva i sensi ed iniziava a ballare, spesso per giorni interi, questo genere musicale e la danza che vi si accompagna non smettono di esercitare un fascino ancestrale sugli spettatori: oltre a titoli come Pizzica terapeutica, Pizzica a scherma, Antidotum Tarantulae, i Ghetonìa propongono altri canti tradizionali (Mara l’acqua, Fimmene Fimmene) o brani grecanici di struggente malinconia (Aremu rindineddra).
L’obiettivo principale, quello di coinvolgere il pubblico, è in fondo nel nome stesso che questo gruppo ha scelto di attribuirsi, Ghetonìa: in greco sta per “vicinato”, “corte”, o meglio, “stare insieme”.

Rassegna stampa
“Ospiti nei giardini di Villa Massimo (sede dell’Accademia Tedesca) per il Festival Romaeuropa, dedicato quest’anno agli Incroci culturali tra Oriente e Occidente, i Ghetonìa
hanno letteralmente mandato in trance il pubblico con il loro concerto dal titolo fin troppo allusivo: Ci è taranta lassala ballare… E fermi, certo, non si poteva stare sulle sedie al suono e all’esecuzione di brani come Antidotum Tarantulae, Pizzica terapeutica, Pizzica a scherma, Pizzica a ballo, che nella loro espressione di cultura popolare e contadina salentina (ma anche nel loro significato intromusicale) contagiavano in modo vorticoso, ricco di vitale e spregiudicata energia. […] Concentratissimi sulla scena, i Ghetonìa ispirano rispetto e seducono col rigore dell’interpretazione, rendendo l’aria dei giardini di Villa Massimo sospesa, silenziosa, attenta a tutti i più piccoli riverberi sonori creati dalla combinazione dei flauti e dei tamburelli (strepitoso l’assolo di Franco Nuzzo), a volte sferzanti, a volte caldi, elegiaci, a volte perfino ironici e irridenti.
Un finale trionfale con un pubblico convintissimo che ha chiesto e ottenuto due bis, un canto grecanico e una Pizzica a ballo, ancora più ritmata, orgiastica, coinvolgente”.
(Osvaldo Scorrano, Tarantelle che passione, La Gazzetta del Mezzogiorno, 24 luglio 1996)