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Juliette Binoche / Akram Khan / Anish Kapoor

In-I


Photo © Piero Tauro

Avvicinarsi a nuove esperienze e tentare nuovi linguaggi a volte può essere controproducente per un artista affermato. Perché mettere in discussione una carriera con performance dal risultato incerto? Evidentemente l’attrice premio Oscar Juliette Binoche deve essere molto sicura di sé per cimentarsi nella prima prova coreografica della sua vita, a 44 anni e completamente digiuna delle basi della danza.

Oppure ha semplicemente scelto di fare ciò che secondo lei spetta ad un vero artista: osare. Così almeno ha dichiarato, inieme al compagno di scena Akram Khan, in occasione della prima londinese di In-I, lo spettacolo che sarà presentato in prima nazionale al teatro Olimpico di Roma dal 5 all’8 novembre, all’interno della rassegna Romaeuropa Festival 2008. La protagonista di “Film Blu”, “Chocolat”, “Les amant du Pont-Neuf” aveva comunque da tempo annunciato di volersi prendere una pausa dal mainstream cinematografico e da qualche anno sembrava prediligere l’attività di pittrice o in teatro. Ed ecco che, complice un mal di schiena e l’intervento di una esperta di shiatsu sposata ad un producer, nella sua vita ha fatto irruzione il coreografo Akram Khan. Una storia poco lineare anche quella del 34enne artista anglo-indiano, che alle spalle non ha il canonico percorso accademico: forte della sua duplice identità è riuscito a coniugare il meglio delle tradizioni coreutiche orientali e occidentali, specializzandosi nell’antichissima tradizione indiana del ballo Kathak e nei linguaggi inventati dai maestri della danza contemporanea, da Merce Cunningham a Marta Graham.
Sempre esplorando le possibilità del corpo umano, Khan ha sperimentato sia il teatro impegnato del regista Peter Brook che gli show lustrini e paillettes della popstar Kylie Minogue, per la quale ha curato le coreografie dello scorso tour mondiale. Juliette Binoche è la seconda francese con cui si trova a dividere il palcoscenico: la prima, nel 2006, fu la leggendaria Sylvie Guillem, divina del balletto conosciuta come “mademoiselle non” per il carattere deciso e per una certa alterigia, probabilmente dovuta alla consapevolezza di possedere doti uniche e straordinarie. Eppure, fra le mani di di Akram Khan “mademoiselle non” accettò di contorcersi, annodarsi, recitare e suonare la chitarra, finanche ironizzare su sé stessa già dal titolo dello spettacolo, “Sacred Monsters”, lei che un mostro sacro lo è davvero.

In In-I la scenografia prevede soltanto un paio di sedie ed un’unica grande e lunga parete, che funge da schermo fisso e che cambia colore da rosso caldo a luminoso arancio, per passare a vividi viola, gialli e verdi. Autore è Anish Kapoor, scultore di fama internazionale, per la prima volta alle prese con il teatro-danza. Il colore, puro e immediato, è un tratto distintivo della sua produzione artistica, e qui segue le variazioni della musica e della coreografia, mentre sul palco va in scena l’incontro fra un uomo e una donna. I due interpreti dapprima si studiano a distanza ripetendo l’una i passi dell’altro, per poi incontrarsi, duettare, e infine ancora dividersi e ricongiungersi. Proprio come è accaduto fra loro, suggerisce il duo Khan-Binoche: “siamo due persone che si esplorano attraverso il movimento e la recitazione, condividendo differenze e similitudini. Ma fra due esseri umani che cercano di entrare in contatto c’è in gioco anche una terza dimensione: la spazio fra noi, e la ricerca di chi siamo realmente”.

@ Claudia Spita – La Repubblica

@ Foto Piero Tauro

Crediti

Codiretto e interpretato da Juliette Binoche e Akram Khan
Scene Anish Kapoor

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