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Muta Imago

Lev


Photo © Piero Tauro

Un uomo apre gli occhi. Si guarda intorno. C’è poca luce, non riesce a capire dove si trova. Attraversa lo spazio, conta i passi, si avvicina a una parete, in cerca di rumori. Appoggia l’orecchio al muro. Le luci esplodono, le pareti diventano mucchi di fango e tra le grida dei compagni e i fischi delle pallottole l’uomo si getta a terra. E riprende a ricordare. Lev è stato ferito in guerra. Non muore ma da quando riapre gli occhi nulla è più lo stesso. Il mondo intorno è diventato un recinto di forme indecifrabili. Le regole con cui si muove la realtà sono sconosciute. Lo spazio e il tempo non scorrono più su linee prevedibili. I ricordi arrivano all’improvviso e all’improvviso scompaiono. Muta Imago sceglie di creare una storia a partire dalle pagine del diario di Lev Zasetskij, soldato russo, paziente del neuropschiatra Alexander Lurja, per parlare della nostra condizione di esseri umani, dell’incessante tentativo di ricostruire qualcosa che si perso, l’identità, la memoria, a partire da frammenti scomposti e disordinati. E lo fa con un atteggiamento politicamente provocante, dai saldi risvolti esistenziali, venato da una certa dose di ironia e perfino di autoironia. Uno spettacolo che procede per immagini fulminanti, come quelle che si formano improvvisamente nella coscienza di Lev, senza preavviso. Una drammaturgia che si compone di gesti disperati che lottano contro un universo che si sfalda in continuazione, all’interno di una scena che appare più come un’installazione di arte contemporanea che una scenografia tradizionale. Le intonazioni della parola si affannano alla ricerca di un senso perduto da tempo nella mente di Lev. Ma solo lì ? “…uscire da questo pesante sonno, venir fuori da questa disperata stasi del pensiero, agli infiniti smarrimenti in recinti di parole, in un mondo di pensieri non espressi”: sono le parole che si trovano nelle prime pagine del diario di Lev, che nella dimensione teatrale superano il significato clinico per acquistare il valore di una metafora sul presente, sull’esistenza, sui sentimenti dell’uomo, sui suoi momenti sociali. E l’involontaria poesia di Lev Zasetskij in fondo ha i colori di un coscienzioso, inaspettato e forse un po’ inquietante ottimismo.

Crediti

ideazione Glen Blackhall, Riccardo Fazi, Claudia Sorace, Massimo Troncanetti
regia Claudia Sorace
drammaturgia/suono Riccardo Fazi
realizzazione scena Massimo Troncanetti
vestiti Fiamma Benvignati
con Glen Blackhall
foto di scena Laura Arlottil
produzione Muta Imago,ZTL-pro / Santasangre – Kollatino Underground
in collaborazione con Inteatro / Scenari Danza 2.0, Amat, con il sostegno di Regione Marche – Assessorato alle Politiche Giovanili e Ministero per le Politiche Giovanili e Attività Sportive e
in collaborazione con Kilowatt Festival
con il sostegno di AgoràKajSkené (Aksè – Crono 2008) e Demetra – Produzioni Culturali segnalato al premio Tuttoteatro.com – Dante Cappelletti 2007

è uno spettacolo presentato nell’ambito del festival europeo

TEMPS D’IMAGES 2008

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