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Accademia degli artefatti

ONE DAY – Finalmente vivere servirà a qualcosa


Dopo un periodo di voci sgranate e appena pronunciate, di spazi poco più che vuoti e di giochi umani prima ancora che attoriali, ci sembra il momento di fare più rumore, di occupare più spazio, per giocare ancora con la ridondanza della realtà ma senza sottrarvisi. ONE DAY – Finalmente vivere servirà a qualcosa non è un evento, ma è uno spettacolo sull’evento. Dura 24 ore, non ha inizio e non ha fine. Il rimando diretto è alla classicità della tragedia, dell’epopea, più che agli sviluppi della performance contemporanea. È una festa, un’occasione d’incontro tra spettacolo e pubblico, entrambi forzati alla reciproca – a tratti estenuante – comprensione.  È un musical, che però si vergogna di esserlo. Nel suo intero sviluppo mescola i generi, li ri-produce, li parodia, li rifiuta. Si fonda su un continuo slittamento di piani, in una costante promiscuità fra realtà e finzione: lo spettacolo non coincide mai con se stesso (si contraddice) e si sviluppa proprio nei ribaltamenti di senso. ONE DAY si propone come un luogo e un tempo che ospitino il teatro in tempi in cui il teatro fatica a essere ospitato. È uno spettacolo sulle modalità produttive di fare spettacolo, sul senso di fare spettacolo, sul senso di non farlo. Uno spettacolo per il pubblico, sul pubblico e del pubblico. È uno spettacolo fatto di eccezioni. Finalmente vivere servirà a qualcosa è un’indicazione estetica e di lavoro, che fa propria la tendenza tipica dei nostri anni a riprodurre, filmare, fotografare ogni avvenimento e luogo, ci racconta della nostra incapacità di coincidere con il momento che viviamo, con il “qui e ora”; ci racconta l’impossibilità di esserci completamente, l’essere sempre in ritardo o in anticipo. ONE DAY è uno spettacolo che porta se stesso alle estreme conseguenze, rinunciando anche all’illusione della bellezza. Uno spettacolo pornografico, contro la pornografia; una storia emozionante contro l’emozione, contro il turbamento.
Un racconto sul futuro. Oppure niente di tutto questo, ma non importa.

Fabrizio Arcuri

Crediti

concept e regia Fabrizio Arcuri
drammaturghi Magdalena Barile,Renato Gabrielli
dramaturg Luca Scarlini
regia Fabrizio Arcuri
interpreti Miriam Abutori, Michele Andrei, Matteo Angius, Gabriele Benedetti, Fabrizio Croci, Daria Deflorian, Pieraldo Girotto, Caterina Inesi, Federica Santoro, Simona Senzacqua, Robeto Serpi, ShiYang, Caterina Silva, Sandra Soncini, Antonio Tagliarini, Damir Todorovic + special guests
light designer Diego Labonia
cura degli ambienti Claudio Petrucci
paesaggi sonori Gerardo Greco
interventi musicali live Emiliano Duncan Barbieri, Danilo Puzello
regia video Lorenzo Letizia
scena Claudio Petrucci

organizzazione Miguel Acebes
produzione Accademia degli Artefatti 08
coproduzione Romaeuropa Festival 2008 (Roma), Corte Ospitale (Rubiera – RE), REC- Reggio Emilia Contemporanea, Drodesera (Dro –TN), Florian Teatro Stabile d’Innovazione (Pescara), Area06
in collaborazione con Teatro Arvalia (Roma), Rialto Santambrogio (Roma), Le Chant du Jour (Roma)