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JAN FABRE

Preparatio Mortis


Photo © Piero Tauro

«Grazie a Bernard Froccoulle l’iconoclasta Jan Fabre è entrato in odore di santità»: con queste parole si concludeva la entusiastica recensione di Le Figaro al debutto di Preparatio mortis ad Avignone nel 2005. E con la prima italiana di questo lavoro – presentato in una versione nuova e più articolata, appositamente studiata per gli spazi scenici del Teatro Palladium – Fabre torna a Romaeuropa a distanza di un anno. Per il pubblico è l’occasione di conoscere l’altra faccia di questo artista visivo e teatrale: se infatti nella scorsa edizione il successo di Orgy of tolerance aveva mostrato il suo lato più politico, graffi ante, surrealista e disincantato, stavolta va in scena il suo lavoro dedicato al corpo, alla trasformazione e all’utopia. Naturalmente Fabre lo fa alla sua maniera, prendendo di petto uno dei tabù della contemporaneità: la morte, esclusa dai nostri occhi, relegata in spazi asettici, lontani, come i cosiddetti luoghi di cura o i nosocomi. Non bisogna però farsi ingannare dal sorgere di una danzatrice da un tappeto di fi ori come fosse un sepolcro: Fabre invece mette in scena la vita, essa stessa una “preparatio mortis”. «La morte –infatti dice lui – spinge a guardare in maniera diversa la vita. Con più completezza e intensità». Ed è infatti il fiato che scandisce Preparatio mortis: il respiro del tappeto dei fi ori che prende vita, il respiro della danza felina di Annabelle Chambon e il respiro della musica per organo, strumento che originariamente produceva il suono grazie a un sistema idraulico che pompava aria. Infatti questo lavoro trae ispirazione da Spiegel una partitura per organo di Foccroulle, compositore e tastierista, in passato direttore artistico del Festival dell’Arte Lirica di Aix en Provence e del Théâtre de la Monnaie di Bruxelles dove Fabre ha curato gli allestimenti di due opere. Ma Preparatio mortis tocca un’onda lunga della poetica di Fabre, che sprigiona una calda energia: la trasformazione e la metamorfosi. Le ritroviamo nelle sue opere precedenti, celate dietro il suo interesse per gli insetti, animali dalla vita soggetta a profonde trasformazioni: soprattutto la metamorfosi è presente nel lavoro di elaborazione sul corpo, filtrato attraverso i temi della violenza, della bellezza, dell’avidità, dell’erotismo. Visuale e pittorico, drammaturgo, coreografo, regista, Fabre è da considerarsi uno degli artisti più versatili dei nostri giorni: De macht der theaterlijke dwaasheden (La potenza della follia teatrale) Je suis sang (Sono di sangue), Tannhäuser, Angel of Death (Angelo della morte) e Quando l’uomo principale è una donna sono gli spettacoli di riferimento che lo hanno imposto a livello internazionale.

Crediti

NUOVA CREAZIONE PER ROMAEUROPA FESTIVAL 2010

coreografia Jan Fabre, Annabelle Chambon composizione musicale e organo Bernard Foccroulle danzatrice Annabelle Chambon produzione Troubleyn/Jan Fabre