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AURÉLIEN BORY

Sans Objet


Photo © Piero Tauro

Quando uomini e robot danzano assieme in Sans Objet di Aurélien Bory, lo spettacolo dell’antica relazione tra la macchina e gli umani si apre a un teatro della meraviglia, di poesia e di filosofia, uscendo dagli schemi consueti dell’incubo tecnologico e della alienazione sociale. Residente con la sua Compagnie 111 a Tolosa, città della Francia conosciuta per le sue industrie ad alta tecnologia, Bory deve essere rimasto ammaliato dalle catene di montaggio per automobili, dove ha “sottratto” un macchinario computerizzato e lo ha lanciato su un palcoscenico assieme a due danzatori. Il robot però è rimasto Sans Objet, senza oggetto vale a dire senza scopo, diventando materiale plastico pronto a essere reinterpretato. Mentre danzatori incontrano la potenza bruta degli ingranaggi idraulici comandati con millimetrica precisione digitale, il dialogo tra le diverse corporeità prende un aspetto ludico, di scattante marionettismo e le differenze tra vivente e non vivente si fanno labili, evanescenti. Il macchinario sta inseguendo la grazia o l’umanità? E l’umano, che a sua volta modifica il suo aspetto e il suo movimento di fronte alla macchina, cosa cerca? In Sans Objet ritroviamo gli elementi fondamentali del teatro di Bory: una scenografi a vivente come un’installazione, grazie anche all’uso deciso delle luci, e una danza con forte vena acrobatica per una visione della drammaturgia aperta all’arte contemporanea, cinematografi ca e circense. In realtà l’essenza di questo regista, coreografo e attore francese sta nell’affrontare temi del nostro tempo in spettacoli di grande impatto visivo, mai privi di un retroterra ideale e filosofico. Era evidente nella trilogia dedicata allo spazio, uno dei temi centrali nel teatro contemporaneo: Bory ne ha esplorato le dimensioni geometriche, da IJK, suo spettacolo d’esordio nel 2000, dedicato alla unidimesionalità della linea, a Plan B (2003) dove affrontava le superfici a due dimensioni, fi no a More or less infinity (2005) sulla tridimensionalità. I complessi risvolti teorici e metalinguistici non hanno tuttavia impedito alla trilogia di essere molto godibile, né a Bory di creare altri spettacoli con artisti di culture lontane, come i circensi cinesi in Les Sept Planches de la Ruse o gli acrobati del Gruppo Acrobatico di Tangeri per Taoub. Con uno sfacciato giro di boa in Sans Objet dalla relazione dell’uomo con l’automa nasce uno spettacolo dove il mito di Pandora, il fascino di Coppelia, il teatro di figura –attraverso la magistrale visione della marionetta di Heinrich von Kleist– animano un caleidoscopio di immagini e di movimento.

Crediti

ideazione, scenografi a e messa in scena Aurélien Bory con Olivier Alenda e Olivier Boyer pilota – programmazione robot Tristan Baudoin composizione musicale Joan Cambon creazione luci Arno Veyrat consulenza artistica Pierre Rigal suono Stéphane Ley costumi Sylvie Marcucci scenografia Pierre Dequivre accessori monitor Frédéric Stoll pitture Isadora de Ratuld maschere Guillermo Fernandez regia tecnica Arno Veyrat amministrazione, produzione e distribuzione Florence Meurisse, Christelle Lordonné produzione Compagnie 111 – Aurélien Bory coproduzioni TNT-Théâtre National de Toulouse Midi-Pyrénées, Théâtre Vidy-Lausanne E.T.E, Théâtre de la VilleParis, La Coursive-Scène Nationale La Rochelle, Agora-Scène Conventionnée de Boulazac, Le Parvis-Scène Nationale Tarbes-Pyrénées, London International Mime Festival