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GUY CASSIERS

Sunken Red


Una elegia allo sgretolamento di una vita sotto il peso di una infanzia di guerra e di prigionia: Bezonken rood di Jeroen Brouwers, considerato uno dei capolavori della letteratura olandese contemporanea, diventa teatro grazie a una coinvolgente visione registica di Guy Cassiers e il corpo e la voce di un formidabile attore come Dirk Roofthooft. All’indomani della morte di sua madre nel 1981, Brouwers si getta nella scrittura quasi inconsulta di Bezonken rood, un titolo praticamente intraducibile con sfumature di significato che vanno dal rosso invecchiato, al rosso della bandiera giapponese, fi no a una tonalità rossastra che trascolora verso il nero, ed evocante immagini di amore, di morte, e del sangue congelato. Il titolo Bezonken rood in spagnolo è stato tradotto Rojo reposado, in francese Rouge décanté, in inglese Sunken red, in italiano Rosso decantato. Ma in nessuna di queste traduzioni è ricompreso l’intero significato. Il libro è una sconvolgente confessione: all’età di tre anni, nel 1943, Brouwers viene internato dai giapponesi in un campo di prigionia femminile a Tjideng (oggi Giacarta) assieme alla madre, alla nonna e alla sorella. Gli abusi dei carcerieri, la scarsità di medicinali e di cibo, l’insicurezza come regola, insomma la vita durissima del campo è alla base di un trauma. Alla fi ne della prigionia durata 2 anni, pensando che il fi glio sia diventato “selvaggio”, lei lo chiude in collegio al fi ne di farlo rieducare: è l’irrimediabile frattura con la madre, che si riverbererà sul resto della vita di Brouwers, sulle sue relazioni con l’universo femminile e sui suoi rapporti amorosi, tutti destinati a frantumarsi. Un poema lucido e antisentimentale, che non a caso Cassiers ha voluto portare sulle scene attraverso un adattamento teatrale in forma di monologo. Infatti sono due le caratteristiche che negli ultimi vent’anni hanno imposto nel panorama internazionale questo regista belga, direttore artistico del Toneelhuis, uno dei palcoscenici più vivaci d’Europa. La prima è il suo interesse per la letteratura come fonte per il teatro: Dylan Thomas, Marguerite Duras, Lev Tolstoj, e un ciclo su Marcel Proust realizzato tra il 2002 e il 2004, hanno preceduto Bezonken rood, e poi sono arrivati Evgenij Onegin di Aleksandr Puškin, L’uomo senza qualità di Robert Musil e Sotto il vulcano di Malcolm Lowry. Merita ricordare che Cassier sta realizzando un nuovo allestimento de L’anello del nibelungo di Richard Wagner al Teatro alla Scala, che ci porta alla seconda delle caratteristiche di questo regista: l’uso, per dir così, passionale della tecnologia. Per Cassiers, infatti, è funzionale a colpire emotivamente il pubblico, e nel caso di Bezonken rood le video scenografi e con riprese in tempo reale del protagonista servono a creare una intimità con questo personaggio, a entrare nella sua mente. Al centro della scena Roofthooft, attore che, si sarebbe detto una volta, ha realmente “creato” la parte del protagonista: in oltre settanta repliche ha interpretato questo testo in quattro lingue, fiammingo, francese , inglese e spagnolo e si sta preparando a farlo anche in spagnolo. La sua recitazione asciutta, l’incedere confidenziale, la voce sussurrata e inquieta hanno reso questo monologo un dialogo con lo spettatore, tanto che la critica francese ha voluto sottolineare che Roofthooft: «sembra stia sussurrando nell’orecchio di ogni persona in teatro».

Crediti

dal romanzo di Jeroen Brouwers adattamento Corien Baart, Guy Cassiers, Dirk Rookthooft regia Guy Cassiers con Dirk Roofthooft drammaturgia Corien Baart, Erwin Jans scena, video e disegno luci Peter Missotten/De Filmfabriek costumi Katelijne Damen realizzazione video Arjen Klerkx suono Diederik De Cock produzione Toneelhuis & ro theater (NL)