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EMANUEL GAT

Winter Variations


Con Emanuel Gat e la sua nuova creazione Winter Variations arriva sui palcoscenici del Festival uno dei coreografi che negli ultimi anni a livello internazionale si è maggiormente distinto per la capacità di reinventare i classici della musica e della danza e per la sua sensibilità verso la contemporaneità. Duo mozzafiato e di ampie dimensioni, Winter Variations trae spunto da un precedente duo di Gat che il pubblico di Romaeuropa ha potuto vedere nell’edizione 2007: Winter Voyage basato su tre lieder di Franz Schubert e lungo circa quindici minuti. Di quel lavoro Gat ha estratto alcuni frammenti sviluppandoli, come lui stesso dice, «in elaborate sequenze di un dramma umano». Il telaio di questo nuovo spettacolo, compresa la scenografi a e le luci curate dallo stesso Gat, è costruito su antinomie: il buio e la luce, il silenzio e la musica, lo spazio pieno e quello vuoto e soprattutto stasi e movimento. La coregrafia si sviluppa nella ricerca di tutte le “gradazioni di grigio”, che si possono trovare tra questi poli. Sono le variazioni di movimento e d’umore articolate grazie alla particolare consonanza fra i due interpreti: lo stesso Gat e Roy Assaf, che ha partecipato anche alla creazione di questa coreografi a. I due avevano interpretato assieme anche il precedente Winter Voyage: le oltre 250 repliche di questa prima coregrafia hanno ratificato tra loro un affiatamento assolutamente fuori dall’ordinario, tanto che è stato definito addirittura una «telepatia danzatoria», con risultati che non si limitano a un sincronismo e a una coordinazione indubbiamente suggestivi, ma raggiungono risultati espressivi sorprendenti. Altra peculiarità del lavoro di Gat è l’uso ingegnoso della musica: i brani scelti per Winter Variations arrivano da generi molto diversi, ma hanno in comune la presenza della voce. Si tratta di tre Lieder eseguiti da Dietrich Fischer-Dieskau, A day in the life dei Beatles, una canzone della tradizione egiziana Awedt Eini ala Rouyak di Riad al Sunbati e infine Der Einsame im Herbst di Gustav Malher (da Das Lied von der Erde) cantati da Dietrich Fischer-Dieskau. Una scelta eclettica e raffi nata, questa, che ci rammenta come Gat abbia studiato musica –direzione d’orchestra– da giovanissimo, prima di intraprendere la strada della danza. Una conoscenza profonda del linguaggio delle note caratterizza i suoi lavori come The rite of Spring, Sixty-four e perfino il silente Silent ballet –tutti presenti nelle passate edizioni di Romaeuropa– e che hanno imposto Gat a livello internazionale. Proprio la musica è infatti l’altra faccia del lavoro di questo coreografo e danzatore israeliano, che oggi ha la sua base in Francia, in direzione di una danza pura, fluida e plastica nel movimento, certo antinarrativa ma profondamente sensibile a tutte le disposizioni dell’animo umano.

Crediti

creato e interpretato da Roy Assaf e Emanuel Gat musica F. Schubert, A day in the life The Beatles, Riad Al Sunbati, G. Malher direttore delle prove Noemie Perlov direttore tecnico Samson Milcent produzione Emanuel Gat Dance coproduzione American Dance Festival, Montpellier Danse 2009, Lincoln Center Festival, deSingel Theater con il sostegno di Scènes e Cinés Ouest Provence, Maison de la danse intercommunale in Istres, DRAC PACA, BNP – Paribas Fondation.