Romaeuropa Festival

 

 

Sono punti di riferimento della storia della creazione contemporanea italiana e internazionale, personalità che hanno rivoluzionato con le loro opere i percorsi dei linguaggi teatrali e coreografici, protagonisti non solo di questa edizione del REf ma della sua storia. Questa settimana vi parliamo di Peter Brook, Mario Martone e di Virgilio Sieni & Mimmo Cuticchio.

 

 

«Quello che stiamo tentando di fare in questa edizione di Romaeuropa Festival» ha scritto la Presidente della Fondazione Romaeuropa Monique Veaute a proposito di Between worlds «non è altro che seguire un percorso tracciato da uno degli artisti europei più visionari, Peter Brook». E in effetti, è proprio questo gigante della creazione teatrale contemporanea, a tornare sulle scene di REf18 con la sua nuova creazione The Prisoner, in scena dall’11 al 20 ottobre al Teatro Vittoria.

 

Insieme a Marie-Hèlène Estienne il regista porta in scena un cast multietnico per affrontare con la maestria e quel consueto tocco lirico che caratterizza la sua scrittura scenica, i temi della punizione, della giustizia e del crimine. Un uomo siede da solo davanti a un’enorme prigione in un paesaggio desertico. Chi è? E perché si trova in questo luogo. «Il punto di partenza di questo spettacolo» ci ha spiegato Peter Brook «è un’esperienza che ho vissuto personalmente, e che ho raccontato anche nel mio libro I fili del tempo. Ero in Afghanistan, quando incontrai l’uomo a cui poi nello spettacolo ho dato il nome di Ezechiele. Quest’uomo m’invitò, con insistenza, ma senza nessuna spiegazione, ad andare a far visita a un suo allievo, colpevole di un crimine impronunciabile. Andai dunque a cercare questo giovane e lo trovai seduto, immobile, all’aperto, di fronte ad un’enorme prigione. Scambiai con lui qualche parola, mi offrì del cibo che non ebbi il coraggio di accettare. Rimasi con lui per un po’. Tante erano le domande che avrei voluto porgli, ma una su tutte: quale colpa hai commesso per meritare una tale punizione? Ma non osai fare né questa, né altre domande…Siamo abituati ad associare la parola «delitto» alla parola «castigo», ma è raro sentire parlare di «redenzione». Ed è proprio quest’ultimo concetto ad animare The Prisoner. Nell’attesa di vederlo a Roma vi facciamo vedere il suo trailer e leggere gli articoli pubblicati da Repubblica, Corriere della Sera e Messaggero.

 

 

Flashback.
Il 27 gennaio del 1982, al Teatro Nuovo di Napoli, debutta Tango Glaciale. La regia è di Mario Martone e in scena ci sono Andrea Renzi, Tomas Arana e Licia Miglietta, tutti e quattro membri della compagnia Falso Movimento. Quella sera non solo si aggiunge un tassello fondamentale al panorama della nuova scena italiana, ma s’inaugura una nuova stagione fatta di corpi, racconti e visioni di straordinaria intensità emotiva. Dopo le neoavanguardie degli anni Settanta, gli anni Ottanta ripartono all’insegna di una ‘nuova spettacolarità’ tra teatro e danza, musica rock, estetiche pop e riferimenti colti. Questo movimento sarebbe stato chiamato da Giuseppe Bartolucci “post-avanguardia”. Il teatro si reinventa attraverso un nuovo rapporto con i media audiovisivi, il cinema e i nuovi linguaggi musicali irrompono in scena e diventano motivo di riflessione sulla fruizione teatrale stessa. Ci sono i fumetti e la pop art, il punk e la new wave, una nuova idea di giovinezza tutta da raccontare.

 

A distanza di quasi quarant’anni Tango Glaciale torna in scena (con un riallestimento nell’ambito del Progetto Ric.Ci ideato e diretto da Marinella Guatterini) con la sua visione del mondo: tre giovani, una camera che muta forma per adattarsi al loro divenire. «Non si tratta di una semplice operazione nostalgica, non sarà possibile riproporre quella cosa lì e quel tempo lì», ha dichiarato Mario Martone in un’intervista con Ernesto Assante. E infatti lo spettacolo, riallestito da Raffaele di Florio e Anna Redi, vede in scena tre giovani attori Jozef Gjura, Giulia Odetto e Filippo Porro. «Cambia il rapporto con il genere, cambia il rapporto con il testo, cambia tutto. Vedi delle cose che si trasformano, sono diversi i corpi, l’immaginario visivo che in Tango Glaciale affondava in una certa mitologia cinematografica, è chiaramente diverso per le generazioni di oggi, quello che per noi era ancora vicino per loro è lontanissimo. Ed è vero anche per la musica, l’orizzonte musicale di allora appare anche strano alle orecchie di una generazione nuova» continua Martone nella stessa intervista. Non un semplice pezzo di storia ma una sfida allo sguardo di un nuovo pubblico in scena dal 25 al 28 novembre al Teatro Vascello.

 

 

È un incontro tra due sapienze differenti ma affini quello del maestro della danza nazionale e internazionale Virgilio Sieni e del maestro puparo Mimmo Cuticchio. Un dialogo che non può che svolgersi nel corpo e sul corpo: quello inanimato della marionetta e quello in perenne movimento del danzatore, quello dell’uomo e quello del suo simulacro. In scena dal 13 al 15 novembre al Teatro India Nudità è, come suggerisce il suo titolo, un umanissimo incontro incentrato sull’ascolto delle naturali articolazioni delle braccia, delle mani, delle gambe e dei busti per realizzare una relazione fisica ed emotiva, attraverso il riprendere, l’uno dall’altro, gesti e posture. Uno spettacolo nato in coda a lungo percorso di ricerca che i due artisti hanno sviluppato insieme per indagare il rapporto tra gesto e racconto nelle diverse tradizioni.

 

 

«La relazione tra danza e Opera dei Pupi rappresenta un elemento inedito e un primo modello che guarda alla trasfigurazione dell’uomo e alla natura del gesto. Corpo e marionetta, trasmissione e tattilità, corpo articolare e gravità, sono gli elementi di questo viaggio nel gesto: una rappresentazione di come l’umano affiori in ogni fragilità del corpo e del pupo messi in relazione tra loro» si legge sul sito dell’artista. Ma in Nudità chi guida lo spettacolo? Il cuntista e puparo della tradizione siciliana oppure il danzatore e coreografo? Nell’avvinghiarsi, stringersi abbandonarsi di questi corpi, nel loro depositarsi sulle braccia o sulle spalle, nel loro toccarsi appena, avviene la metamorfosi. E nel finale tutto è pronto ad apparire trasfigurato: il corpo, la voce, il suono; l’essere umano.

 

A cura di Matteo Antonaci

 


 

INTANTO…

 

 

A proposito di danza, se questo fine settimana deciderete di abbandonare il caldo della città per muovervi verso il mare vi segnaliamo Sheltering Sea, performance di danza contemporanea con le coreografie di Igor Kirov e il Croatian National Theatre Split Ballet, il 13 luglio alle ore 21:00 presso il Teatro Romano di Ostia Antica per Heritart Festival.

 

 


Programma Trentatreesima Edizione
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