Romaeuropa Festival
REf RACCONTA
OMAR RAJEH

 

Inizia il countdown!
Poche settimane ci separano dall’inaugurazione del festival e dalla conferenza stampa con la quale il 17 settembre (appuntamento alle ore 12:00 in Opificio Romaeuropa) vi presenteremo, alla presenza del suo ideatore e coreografo Serge-Aimé Coulibaly, lo spettacolo inaugurale del festival, l’opera africana Kirina.

 

Mentre attendiamo il suo arrivo a Roma i racconti di REf18 continuano con Omar Rajeh e il suo #minaret, che sarà presentato in prima mondiale per REf18 il 29 e 30 settembre al Teatro Argentina. Un’altra occasione per viaggiare tra le storie dei mondi protagonisti di Between worlds (titolo di questa edizione del festival). Questa volta parliamo di Aleppo e di una danza che si fa forma di resistenza contro ogni atto di violenza e distruzione…

 

Facendo click qui potete inserire #minaret in abbonamento.

 

 

Il volo di droni sul palco si affianca al movimento dei corpi dei sei danzatori in scena. Gli occhi di questi oggetti volanti riprendono la danza come farebbero con i resti di una città. Perché con #minaret il coreografo e danzatore Omar Rajeh vuole trasportarci nel cuore di Aleppo, evocare la sua terribile distruzione e farci riflettere sul nostro ruolo e sulla nostra posizione rispetto a questo terribile atto di violenza. Cosa si perde quando una città viene distrutta? Cosa è possibile ricostruire e recuperare? E come può reagire il nostro sguardo dinanzi alle immagini di queste brutalità?

 

«Costruito mille anni fa il Minareto di Aleppo è un simbolo religioso ma anche culturale, storico e sociale. L’ho scelto come elemento rappresentativo non solo dell’aspetto religioso della città ma soprattutto per il suo profondo legame con la sua storia. Non m’interessava indagare la distruzione di questa città solo in termini materiali (le costruzioni, i palazzi, i monumenti che oggi non ci sono più) ma anche immateriali. È l’anima stessa della città con la sua società, i suoi valori a essere stata annientata» ci ha raccontato a maggio, mentre preparava il suo spettacolo, il coreografo libanese che nel 2002 ha fondato a Beirut la sua compagnia Maqamat Dance. «Il quesito fondamentale dello spettacolo riguarda il posizionamento di ciascuno di noi rispetto a tali atti di distruzione, dinanzi a questa violenza e morte. Mi sono chiesto che posizione assumere rispetto alla rappresentazione della distruzione che passa attraverso le immagini di cui ogni giorno siamo fruitori, talvolta passivi. Qual è il nostro ruolo? Vogliamo fare qualcosa? Se sì, cosa possiamo fare? Siamo capaci di fare qualcosa?».

 

 

Ma #minaret è prima di tutto un manifesto artistico in cui Omar Rajeh sperimenta la sua pratica coreografica (volta a indagare le modalità possibili per sfuggire dalle imposizioni sociali a cui il corpo è soggiogato nella società) facendola incontrare con numerosi linguaggi e discipline. Tra questi le musiche composte appositamente da Mahmoud Turkmani e Pablo Palacio prendendo spunto dalla tradizione di Aleppo, conosciuta nel mondo arabo per le sue melodie. «I due compositori hanno lavorato a questa idea di distruzione e ricostruzione che impregna lo spettacolo. La musica non è quindi strumento di rappresentazione o documentazione, non è la riproduzione fedele della musica classica araba, ma un manifesto poetico.

 

«Il lavoro artistico è sempre un processo di mutamento e di nuova creazione» racconta ancora Rajeh che con la sua compagnia vede nell’arte un motivo di cambiamento e crescita continua: «Con la mia compagnia ho fatto nascere un festival internazionale di danza contemporanea, ‘BIPOD’, nel 2004; uno showcase per artisti arabi emergenti; un training per professionisti; un network tra Siria, Giordania, Palestina… tutto questo è ciò che dà senso al mio quotidiano».

 

 

Mentre aspettiamo di vedere questa nuova creazione di Omar condividiamo con voi un primo video che svela alcuni momenti della coreografia.

 

Per un dialogo con l’artista invece vi diamo appuntamento il 27 settembre con il secondo talk di Robinson in scena, il progetto realizzato in collaborazione con l’inserto domenicale di cultura di Repubblica. Insieme all’artista discuterà dei temi dello spettacolo l’archeologo, accademico e orientalista italiano Paolo Matthiae.

 

Ancora nell’ambito di REf Community il 28 settembre dalle 11:00 alle 13:00 Omar Rajeh incontrerà gli studenti dell’Accademia Nazionale di Danza per il progetto Learn & watch.

 

A cura di Matteo Antonaci

 


 

INTANTO…

 

 

Short Theatre è il festival di arti performative che si tiene a Roma dal 2006.

 

Dal 5 al 15 settembre 2018, negli spazi della Pelanda – Mattatoio Roma, Teatro India, Teatro Argentina, Biblioteca Renato Nicolini, dieci giorni di spettacoli, performance, installazioni, incontri, concerti, dj set, laboratori e percorsi di approfondimento, dando spazio a quei percorsi artistici che interrogano il reale e il suo racconto.

 

Ad accompagnare la 13° edizione il sottotitolo Provocare Realtà, che descrive un doppio movimento: lo sforzo di guardare la realtà con occhio nuovo, libero dai filtri consueti, per scardinarla, e la capacità di immaginare nuovi racconti, per prefigurare ciò che ancora non c’è ma che già sentiamo di desiderare.

 

Romaeuropa Festival rinnova la collaborazione con Short Theatre anche nel 2018, con il progetto The Quiet Volume di Ant Hampton e Tim Etchells: una performance sussurrata e nascosta che, coinvolgendo due persone alla volta, sembra autogenerarsi nella particolare tensione di una biblioteca. Appuntamento dal 10.9 al 15.9 in Biblioteca Renato Nicolini per Short Theatre e dal 20.9 al 29.9 in Biblioteca Enzo Tortora per REf18.

 


Programma Trentatreesima Edizione
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