Tra le 171 opere iscritte alla categoria videoart Giuseppe La Spada ha scelto le seguenti dieci, che elenchiamo in ordine casuale (clicca sui titoli per vedere le opere):
Articoli taggati ‘VideoArt’
Hotel Pro Forma è una delle compagnie artistiche più sperimentali riconosciute a livello internazionale; le loro performance si basano sulla contaminazione di arti e media digitali: installazioni, ambientazioni audio-visive, musica operistica o elettronica sono elementi centrali che ruotano intorno alla complessità dei loro progetti alla base dei quali c’è lo spazio architettonico e il suono, dando vita a giochi percettivi, sensoriali.
Il Festival PerSeVisioni che si svolgerà il 30 agosto a Polignano a mare ha scelto due video della sezione videoarte dello scorso contest, in linea con il proprio concept, per mostrarli una proiezione espressamente dedicata a REWF: Waiting Room – Designated Smoking Area di Rudy Catarinelli e December Lights di Christian Cevoli.
Come già accennato nel precedente post il Circuito Off – Venice International Short Film Festival ha selezionato nove dei 25 video a tema autoritratto pervenuti nella fase finale del conte st videoarte per la proiezione all’interno di ArtZone. In anteprima su grande, anzi grandissimo schermo, i video verranno proiettati alle 23.30 di giovedì 3 settembre nella splendida cornice (frase fatta ma adeguata) dell’Isola di San Servolo.
Cinema: una parola che comprende molte arti, che coinvolge tutti i sensi.
Mara Sartore
In cerca di palcoscenico reale, così come recitavamo ai nostri inizi, ci siamo imbattuti nel Circuito Off – Venice International Short Film Festival: il Festival ha selezionato nove video fra i finalisti di videoarte di REWF a cui dedicherà uno spazio all’interno di ArtZone, la sezione dedicata a lavori che, cito Mara Sartore, condirettrice del Festival insieme a Matteo Bartoli, “hanno una stretta parentela con il cinema: opere d’arte in video”. Come spiega Mara, la Zone è quella di Stalker di Tarkovsky, in cui i protagonisti vagano per un mondo post bellico cercando di trovare un luogo che soddisfi i loro desideri più profondi.
I survive by taking pictures.
Nan Goldin espone all’interno del Festival Fotografia di Roma la sua opera Heartbeat, forse la sola della sezione “La Gioia” concepita originariamente come uno slide show (al contrario degli altri slide show costretti a questa forma per problemi di budget e conseguentemente di spazio).
Le immagini “esplicite”, come recita l’avviso all’ingresso della sala, illustrano relazioni di coppie di amici, etero e gay, apparentemente d’amore e passione, secondo l’artista manifestazioni di una dipendenza che può sfociare nella morbosità e anche nella violenza, meccanismi a cui sono inclini le persone soggette ad altre dipendenze.
Il Chroma Key è una tecnica dal funzionamento molto semplice da spiegare, abbastanza semplice da applicare e diffusissimo a tutti i livelli: nel cinema, nei videoclip e talvolta anche in TV. La tecnica ha come obiettivo quello di isolare un soggetto dallo sfondo per riposizionarlo su uno sfondo differente. Il principio è quello di eliminare un colore dall’immagine ripresa: si pone un pannello monocolore dietro al soggetto, generalmente blu o verde in quanto non sono dei colori che compongono la tonalità della pelle umana. Da qui il nome di blue screen o green screen. Successivamente si toglierà il colore alla ripresa in questione: tutto quello che rientra nella tonalità prescelta diventerà trasparente. Per questo motivo i vestiti e gli oggetti che si vogliono isolare non devono contenere il colore da sottrarre altrimenti risulterebbero “bucati”. La giusta illuminazione è fondamentale per la buona riuscita della ripresa: lo sfondo infatti dev’essere illuminato in modo omogeneo e indipendente dall’immagine da “ritagliare”.
Il termine Claymation, forma contratta di Clay Animation, è spesso usato erroneamente come sinonimo di Stop Motion, mentre invece si riferisce solo all’animazione in passo uno di personaggi e oggetti plasmati con materiale malleabile (generalmente plastilina – plasticine – o pongo). Questo termine tra l’altro è un Trade Mark registrato dal suo inventore, il geniale animatore Will Vinton, che fu il pioniere di questa tecnica. Tra le sue creazioni ricordiamo la Trilogia delle Fiabe (1977-79 – The Little Prince, Martin the Cobbler, Rip Van Winkle – disponibili interamente in rete ma senza audio originale), il lungometraggio “The Adventures of Mark Twain” (1985), centinaia di spot, e il cortometraggio Closed Mondays (1974) vincitore dell’Oscar. Di seguito vediamo la prima parte dell’eccentrico documentario in cui Vinton descrive il lavoro del suo staff:
I Brickfilm sono una corrente nata verso la fine degli anni 80 che si è diffusa di pari passo con la diminuzione dei costi della fotografia, ed esponenzialmente con l’avvento dell’informatizzazione di massa, contando oggi centinaia di website che uniscono gli appassionati di questo genere. Stiamo parlando dei film realizzati con i mattoncini Lego. Dall’hobby dei brickfilm sono nate numerosissime community in rete tra cui forse le più numerose sono Bricks in Motion e Brickfilms LLC dove si possono visualizzare i corti UGC (generati dagli utenti) postati dai membri della community. In rete si trovano centinaia di sketch divertentissimi e ben realizzati tra cui ricordiamo la serie ambientata nei bagni pubblici – I wet my pants – o quella del negozio d’armi – scusi vorrei comprare un’arma per ammazzare il mio vicino . Innumerevoli le parodie dei film (Kill Bill, Titanic, Batman, A-team, Matrix … ) e dei videogames (GTA, prince of persia..). La serie più famosa è senz’altro quella di Star Wars: qui di seguito vediamo un famoso estratto in cui Vader vorrebbe prendersi un giorno di riposo..
La silhouette animation è una variante della tecnica del cut out. In questo caso le figure che si muovono sullo sfondo sono sagome nere: protagonisti sono i bordi, i movimenti, le voci e i rumori: non esistono espressioni facciali, né articolazioni visibili. A differenza di un normale cut out la luce è posta di fronte e non di fianco alla telecamera: in questo modo dei ritagli percepiamo solamente la sagoma. Come già detto nel precedente post la prima tecnica di animazione fu proprio il cut-out (vedi Quirino Cristiani), di cui la silhouette animation costituisce una variante, se vogliamo, “semplificata”. Eppure non sono stati molti i film realizzati con questa tecnica..
di admin

