ARNO SCHUITEMAKER – The Fifteen Project | DUET

ARNO SCHUITEMAKER – The Fifteen Project | DUET

PRIMA NAZIONALE
5 novembre
Piccolo Eliseo Patroni Griffi

PROGRAMMA DI SALACONSULTA LA SCHEDA DI CLAUDIA CATARZI IN PROGRAMMA NELLA STESSA SERA
CONSULTA LA SCHEDA DI ITAMAR SERUSSI IN PROGRAMMA NELLA STESSA SERA

Arno Schuitemaker, dopo una laurea in ambito tecnologico, si diploma in danza contemporanea. Dai suoi primi studi deriva la creazione di un linguaggio che si rifà a teorie scientifiche come quella dei “neuroni specchio”. Il punto di partenza nel suo lavoro coreografico è da un lato la relazione che si instaura tra corpo, spazio e tempo, dall’altro quella che si formula tra performer, spettatore e coreografo. La sua idea di creazione si basa sul here-and-now experience, ovvero sull’essere attuale dell’esperienza lì dove l’evento performativo non rappresenta qualcosa ma crea uno spazio in cui il performer/interprete vive liberamente delle azioni, per quanto predeterminate e strutturate. Il risultato è uno spazio aperto all’interpretazione, alle possibilità e alla contemplazione. Queste le caratteristiche di THE FIFTEEN PROJECT (2012), un progetto che si compone di due performance (The Fifteen project | QUINTET e The Fifteen project | DUET) partendo da una semplice domanda: come relazionarsi con l’altro? Il duo – che è valso a Schuitemaker la selezione come Aerovawes Priority Company e artista modul–dance, progetto dell’European Dancehouse Network (EDN) nel biennio 2013-2014 – porta in scena due uomini che dal primo movimento creano con lo spettatore una empatia capace di trasformarsi in una relazione intensa nella durata della performance. L’ironia e la concentrazione costante spostano senza sforzo i movimenti dei performers e la percezione dello spettatore da una dimensione ordinaria ad una extraordinaria, attuando una trasposizione spazio-temporale contagiosa.

ideato e coregrafato da Arno Schuitemaker (in collaborazione con i danzatori)
con Manel Salas Palau, Mitchell – Lee Van Rooij
musica Wim Selles
luci Ellen Knops
costumi Judith Abels
un ringraziamento a Guy Cools