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Anders Christiansen


Nato nel 1964 in Danimarca, scopre la danza all’età di 21 anni e dopo gli studi classici viene accettato alla prestigiosa Folkwang Hochshule diretta da Pina Pausch, da cui però viene cacciato sei mesi più tardi. Nel 1989 entra alla EDDC, l’European Dance Development Centre di Amsterdam, in cui riesce a diplomarsi quattro anni più tardi, per fare quindi ritorno in Danimarca: se nel frattempo ha già avuto modo di danzare con Yochiko Chuma, con i New Now Dancers e la francese Arrache Coeur, il successo arriva solo con le sue esibizioni in patria in alcuni pionieristici assolo e la performance di Dry, the ultimative raindance (1995), che gli guadagna anche un contributo finanziario dal Theatre Council.
Confermandosi come uno dei più innovativi talenti della scena danese degli anni Novanta, Christiansen firma, tra gli altri, Transgressor (1995), Anthropologist at Field Work (1995), Diskussion af den mandlige anatomi (1997), TRUNK (1998), Millennium Solo (1999), En stor hvid hund (A Big White Dog,1999), Solo om æg og forpupning (Solo About Eggs and Pupation, 2000). Oltre alla sua carriera di coreografo, egli continua anche a danzare nelle opere dei colleghi, come Palle Granhøj, Erik Pold e Anette Wiesner. Tra i suoi ultimi lavori, che lo hanno portato a collaborare con prestigiose istituzioni della danza scandinava (The Royal Ballet, Åben Dans, Nyt Dansk Danseteater), si ricordano Still Life (2001), The Birthday Party (2002), Nocturne (2002), Sticks & Fur (2003), Solo no. 17 – The garden (2004).

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