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Ina Christel Johannessen / Norvegia

Festival Nordico della danza


Photo © Piero Tauro

Il Festival Nordico WHITE WALL BLACK HOLE

NO-NO
coreografia Kenneth Kvarnström / Finlandia

ARRIVAL OF THE QUEEN OF SHEBA; REDUNDANCE; HEAVEN
coreografia Örjan Andersson / Svezia

SOLOSCHÖN # 1
coreografia Thomas Hejlesen / Danimarca

DRY, THE ULTIMATIVE RAINDANCE
coreografia Andres Christiansen / Danimarca)

Una sorta di festival nel festival, che affida il palcoscenico del Teatro Vascello a quattro spettacoli provenienti dai paesi scandinavi e conduce una puntuale ricognizione sui fermenti più interessanti della danza nordica contemporanea. Ad aprire la manifestazione è la Norvegia con Nye Carte Blanche, compagnia di dodici ballerini guidata dalla coreografa residente Ina Christel Johannessen e unico complesso di danza moderna la cui attività è sovvenzionata dallo stato norvegese: il lavoro in questione, White wall Black hole, si ispira a un testo di Gilles Deleuze, Mille Plateaux, e si prefigge audacemente la rappresentazione delle espressioni e delle fattezze del viso attraverso il linguaggio corporeo della danza. La Helsinki City Theatre Dance Company porta invece sulla scena no-no, coreografia astratta, firmata da Kenneth Kvarnström, ed incentrata sull’incontro tra cultura occidentale e orientale grazie alla matrice araba di gran parte delle musiche, ad eccezione del contributo del mago dell’elettronica, Aphex Twin. Quest’ultimo torna anche nei tre lavori in cartellone di Örjan Andersson, rappresentante della Svezia: i suoi Arrival of the Queen of Sheba, Redundance ed Heaven tracciano perfettamente l’evoluzione artistica di uno dei maggiori esponenti della danza svedese attuale, sempre in bilico tra la semplicità, come dote, del tessuto coreografico ed il sublime barocco di movimenti studiati nella loro essenza. A concludere la rassegna è la Danimarca, con un assolo di Thomas Hejlesen, Soloschön # 1, realizzato a stretto contatto con il clavicembalista Jens E. Christensen su partiture di Bach, ed un duo di Anders Christiansen, Dry, the ultimative raindance, che sviluppa in movimento la tragicomica tensione di sapore beckettiano nata fra un padrone ed il suo servo, animati dal comune obiettivo di uscire dallo squallore che li circonda.

Il Festival Nordico IL FESTIVAL NORDICO
di Rossella Battisti

Dallo splendido isolamento della danza nordica sono giunte in questi anni voci ricorrenti,
da quella mitica (anche perché molto se ne parla e poco purtroppo si rappresenta in Italia) della svedese Birgit Cullberg, echeggiata ancor più trasgressivamente dal figlio Mats Ek, a quella bilingue della finno-californiana Carolyn Carlson, più volte tornata nella sua patria di origine dove ha fatto proseliti illustri come Jorma Uotinen. Ma dei nuovi fermenti che germogliano in terra scandinava, poco si è saputo finora. Sono quindi delle primizie quelle che Romaeuropa convoglia sui nostri palcoscenici. Inediti interessanti anche per valutare la diversa alchimia prodotta all’interno della danza nordica da matrici spesso comuni a quella mediterranea o mitteleuropea (l’influenza della modern dance americana o dell’espressionismo tedesco, per esempio).

La scelta delle compagnie o degli autori, tutti appartenenti all’ultima generazione in scena, a volte non è stata complicata: in Norvegia esiste un’unica compagnia di danza contemporanea riconosciuta e sovvenzionata a livello statale, Nye Carte Blanche, un complesso di dodici ballerini scelti con sede a Bergen, dove hanno a disposizione un edificio tutto per loro, il Danseteatret. Dallo scorso agosto, inoltre, la compagnia ha ricevuto un ulteriore impulso dalla nuova direttrice, Karen Foss, già capo dell’Östgötaballetten di Norrköping in Svezia. Nei suoi intenti, quello di approfondire il lavoro della coreografa residente, Ina Christel Johannessen, ma anche di allargare il repertorio della compagnia ad altri giovani autori, all’insegna di una danza corporea e potente. In questa direzione si muove a suo agio Jens Østberg – che abbiamo notato qualche anno fa al festival Oriente Occidente di Rovereto -, un giovane coreografo svedese dal tratto energico, persino violento (e certo non poteva essere altrimenti per emergere sotto il dominio di Cullberg e figli). Johannessen, invece, predilige il lavoro di team. Collaborano sostanzialmente alla costruzione dei suoi spettacoli le scenografie metalliche di Jens Sethzman, i costumi scolpiti di Kathrine Tolo e la musica concreta – tra vento d’Islanda e patate che bollono – di Jørgen Knudsen.

È stata un’eredità onerosa la direzione dell’Helsinki City Theatre Dance Company assunta nello scorso autunno da Kenneth Kvarnström. Competere con le orme possenti lasciate da Jorma Uotinen o con quelle onirico-surreali della Carlson non è impresa da poco, ma il giovane ha grinta. Si era già fatto notare come danzatore e poi come coreografo: indole graffiante, tra scarponi neri e movimenti aguzzi. Sesso e rock, insomma. Ma per il suo debutto da reuccio dell’Helsinki cambia pelle: no-no sfiora l’ispirazione mistica, il movimento medita en ralenti. Via gli scarponi, i ballerini restano in calzini, vulnerabili officianti di un rito misterioso. Soffia su no-no un vento da fine millennio, il presentimento di una cupio dissolvi che tutto avvolge e spegne. E forse il tempo rallentato di Kvarnström è l’intuizione giusta per rinnovare l’efficacia di una danza contemporanea troppo innervata di tensioni.

Non parla solo cullberghese la coreografia in Svezia, e in scena ci prova Örjan Andersson a dimostrarlo. Esperienza affinata come danzatore in lavori di Kylián, Preljocaj, Mark Morris e in compagnie prestigiose come l’israeliana Batsheva, Andersson ci prova, da coreografo dal 1992. Qui in Italia presenterà uno dei suoi lavori più rifiniti, Arrival of the Queen of Sheba, in cui attraverso la struttura formale dei movimenti indaga sui riflessi psicologici della vita di gruppo. Come dire prossemica sociale in danza. Ma in programma ha inserito anche la sua ultima fatica, Heaven, ovvero il paradiso come luogo dove non succede mai nulla.

Pescare nel vivaio danese permetteva una certa dose di rischio: la danza in Danimarca ha spalle bournonvilliane forti e in giro per l’Europa ha mandato pezzi da novanta come Peter Schaufuss. Non deve garantire la bontà dei suoi metodi, dunque, o ribadire la storicità della sua tradizione, bensì preoccuparsi solo di mettere in luce gli ultimi nati. Lo fa mettendo in scena due danz-autori di varia estrazione: Thomas Hejlesen viene dal butoh e ha maturato un personale approccio filosofico-intellettuale al corpo, danzando in stretta collaborazione con il clavicembalista Jens E. Christensen. Soloschon # 1 diventa così un ricamo di equilibri, in un connubio – geometrie del corpo e contrappunti bachiani – molto amato da certa danza Butoh. È fresco di Folkwang (leggi: Pina Bausch, che ne è direttrice) Andres Christiansen, non a caso autore e interprete di un duetto, Dry, the ultimative raindance, di tragicomiche tensioni fra un servo e il suo padrone. L’ultima frontiera del teatro-danza o l’armonia degli opposti? Al pubblico la preferenza finale tra i due.

Il Festival Nordico PROGRAMMA

WHITE WALL BLACK HOLE
Coreografia Ina Christel Johannessen
Ensemble Nye Carte Blanche
Musica Jørgen Knudsen (remix delle sue composizioni), Autechre og Rehberg & Bauer (remix di z/v corp.)
Scenografia e disegno luci Jens Sethzman
Costumi Kathrine Tolo, Indrani Balgobin, Åsne Midtgarden
Direttore artistico Karen Foss
Direttore di produzione Jøakim Foldoy
Direzione scena Dag Ove Sunde
Suono Frode Breivik
Direzione luci Marianne Thallaug Wedset
Interpreti Christopher Arouni, Miguel Azcue, Kristin Francke, Gaute Grimeland, Ludde Hagberg, Johanna Jonasson, Lena Meland, Therese Slauge, Line Tørmoen
Teatro Vascello, 25, 26 ottobre

NO-NO
Coreografia
Kenneth Kvarnström
Ensemble Helsinki City Theatre Dance Company
Musica Keyrouz, Abdessamad, Aïchi, Muslimgauze, Aphex Twin, Jyrki Sandell
Disegno luci Jens Sethzman
Tecnico luci Vesa Ellilä
Costumi Sari Salmela
Trucco Anne Gorlewski, Leino & Ari Haapaniemi
Suono Jyrki Sandell
Direzione scena Mikko Leino
Interpreti Cilla Olsen, Raisa Punkki, Kaisa Torkkel, Harri Kuorelahti, Kai Lähdesmäki, Unto Nuora, Ville Sormunen
Teatro Vascello, 28, 29 ottobre

ARRIVAL OF THE QUEEN OF SHEBA; REDUNDANCE; HEAVEN
Coreografia
Örjan Andersson
Musica Aphex Twin (Redundance), Extreme Sounds from Africa (Heaven)
Tecnico Erik Berglund
Interpreti Örjan Andersson, Mats Garpendal, Ina Sletsjöe, Katarina Eriksson, Peter Gardiner
Produzione Mia Larsson
Teatro Vascello, 30, 31 ottobre

SOLOSCHÖN # 1
Coreografia
Thomas Hejlesen
Musica Johann Sebastian Bach
Interpreti (danzatori) Thomas Hejlesen
Interpreti (musicisti) Jens E. Christensen (clavicembalo)
Produzione Dansescenen, Kaleidoskop, Copenaghen Capitale della Cultura 1996

DRY, THE ULTIMATIVE RAINDANCE
Coreografia
Andres Christiansen
Scenografia Christian Q. Clausen
Costumi Lise Clitten
Interpreti (danzatori) Anders Christiansen, Ole Håndsbæk Christensen
Interpreti (musicisti) Ole Håndsbæk Christensen (pianoforte)
Produzione Anders Christiansen, Dansescenen, Danish State Theatre Council
Teatro Vascello, 10, 11 novembre

Rassegna stampa

“Unica compagnia di danza contemporanea ad essere sovvenzionata dallo stato in Norvegia, Nye Carte Blancheha posto l’accento in White wall Black hole sulle mille modalità dell’espressione nei rapporti interpersonali. Ispirata al testo Mille plateaux del filosofo francese Gilles Deleuze, ed avvalendosi di rumori ma anche di musiche da disco dance, il balletto pietrifica alcuni momenti di originale improvvisazione e spezzetta il discorso in un assieme di momenti solistici e cameristici. Geniale l’uso della luce che conferisce aspetti ora glacialmente spettrali, ora da fotogrammi filmici. Luci di taglio, per lo più, cui si aggiunge la illuminazione di un pannello girevole al neon che macchia di rosso la lunga serie di enormi X a formare una sorta di divisorio che separa trasversalmente la scena. […] Alla Finlandia è toccato un momento di primo piano grazie alla Compagnia di danza della Città di Helsinki impegnata in una scattante coreografia di Kenneth Kvarnström. Su una musica cangiante non di rado ispirata ai climi sonori della tradizione islamica, no-no racconta in un crescendo emotivo di luce e di esplosione cinetica la storia di una sorta di comunità nella quale si inseriscono, con diversi gradi di integrazione, alcuni estranei. In uno spazio chiaramente delimitato e con un segno coreografico molto astratto ma molto efficace, Kvarnström tesse una sorta di arabesco figurativo dinamico che nasce da rapporti interpersonali e si spinge a climi di forte tensione drammatica. […] Non meno interessante la serata dedicata poi alla danza contemporanea svedese con la compagnia d Örjan Andersson impegnata in un trittico coreografico. Una compagnia di recente costituzione ma che fa affidamento sulle doti di un coreografo che ha fatto le sue esperienze con Birgit Cullberg prima e con la Batsheva Dance Company israeliana poi. Di forte impatto visivo i due lavori: Heaven (Cielo) incentrato sulla incomunicabilità tra individuo e società e L’arrivo della Regina di Saba che dà corpo splendidamente alla aggressività repressa e alle ansie insite nell’attesa”.
(Lorenzo Tozzi, La danza che viene dal freddo, Il Tempo, 2 novembre 1997)

“Dei quattro spettacoli ospiti rappresentanti altrettanti paesi (Norvegia, Finlandia, Svezia e Danimarca) sono tre i gruppi che si impongono per la compiutezza e l’originalità dei risultati. Si tratta dei due spettacoli danesi e di quello finlandese: esperienze artistiche ai poli opposti di un universo coreografico che in questo modo mostra le infinite possibilità e suggestioni di un gesto che può passare dalla più lineare semplicità al trionfante barocchismo.
Il gruppo Andres Christiansen Danscenen costruisce una coreografia che allude a un mondo altro per ritmi e atmosfere, dove il disegno dinamico non costituisce l’unico punto focale. Dry, the ultimative raindance si presenta con l’ambiziosa (e riuscitissima) traduzione in termini di teatro danza di una inafferrabile esperienza interiore. Due personaggi beckettiani, legati da un rapporto di dipendenza fortemente colorato di assoluto, intessono una surreale danza della pioggia in una scena polverosa e spenta di mobili avvolti da lenzuoli, dove la coreografia è povera, suggestiva. Ugualmente scarno, ma ugualmente “eccessivo” è l’assolo dello spettrale Thomas Hejlesen che interpreta una personalissima danza macabra secondo le cadenze bachiane di un clavicembalo “trattato” e suonato acrobaticamente dal vivo.
Coreuticamente lontanissimo, ma non per questo meno interessante, è la danza “danzata”, avvolgente e sinuosa, dell’Helsinki City Theatre Dance Company diretta dall’acclamatissimo astro nascente Kenneth Kvarnström che in no-no crea settanta minuti fitti di suggestioni islamiche, musicali e visuali, intrecciate in un disegno coreografico sensualissimo e trascinante, pieno di cadute avvitate, di incontri-scontri tra sette danzatori dalla spiccatissima individualità artistica, scolpiti in uno spazio scenico dominato dal freddo vuoto del bianco /ma non per questo privo di sorprese) dalle luci puntiformi firmate da Vesa Ellilä”.
(Chiara Vatteroni, Surreali danze scandinave, Il Piccolo, 12 novembre 1997)