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Angelique Kidjo


Nata a Ouidah, piccola cittadina sulle coste del Benin, Angelique Kidjo si dedica alla musica sin da bambina, cantando nelle sue lingue madri, il Fon e lo Yoruba, oltre che in francese e in inglese. Incisi i primi brani di successo, nel 1979 inizia una tournée in Costa d’Avorio, Togo, Burkina Faso e in Camerun: qui incontra il musicista e arrangiatore Brillant Ekambi, che le consiglia di trasferirsi a Parigi, ormai capitale della world music. Angelique vi giunge nel 1983 ed entra presto in contatto con diversi musicisti già famosi (Manu Dibango, Francis Bebey, Salif Keita, Mory Kante, Wally Badarou), mentre con il suo primo gruppo parigino, i Pili Pili, registra un album e partecipa al Festival Jazz di Montreaux. Bisogna attendere il 1990 per il primo album solista, Paraku, che riceve una buona accoglienza di pubblico e critica, ma che convince la Kidjo che per un vero salto di qualità è necessario un nuovo spostamento, quello negli Stati Uniti: qui incide Logozo, prodotto dall’etichetta Istand/Mango, che, con la complicità del tour Africa Fête, la lancia definitivamente come uno dei nomi maggiori della musica africana. Capace come pochi di coniugare nella sua musica elementi provenienti da aree culturali diverse (il funk, la salsa, il jazz, la samba, i ritmi caraibici), la Kidjo arricchisce il suo stile anche collaborando con artisti di altissimo livello, da Peter Gabriel a Manu Dibango, da Santana a Gilberto Gil. Tra i suoi album, ricordiamo Ayé (1993), Fifa (1997), Oremi (1998, in cui esplora le radici africane della musica statunitense) e Black Ivory Soul (2002, dove incontra invece la tradizione brasiliana). Impegnata come ambasciatrice dell’Unicef in diverse battaglie umanitarie, come quella contro l’Aids in Africa, la Kidjo ha partecipato a diversi concerti a scopi benefici, primo fra tutti quello in Sudafrica che salutò la liberazione di Nelson Mandela. Il suo ultimo album è Oyaya! (2005), scritto con il marito Jean Hebrail e ispirato agli stili caraibici.