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Arto Lindsay


Attraversare i confini geografici e musicali è una abitudine che ha contraddistinto la vita di Arto Lindsay. Nato negli Stati Uniti e cresciuto in Brasile durante l’apogeo di Tropicalia, movimento volutamente eclettico del 1960, il versatile cantautore/produttore/cantante/chitarrista si è guadagnato una reputazione internazionale come artista dal lavoro seducente e provocatorio. Dalle sue registrazioni di un corrosivo “no wave” dei tardi anni settanta, fino all’acclamata serie di assoli che comincia alla fine degli anni novanta, Lindsay non ha mai smesso di assemblare ritmi e melodie di diverse culture e generi in modi sempre nuovi ed inediti: ha creato inimitabili paesaggi sonori il cui impatto può estendersi dal delicato piacere del pop fino ai più contorti attacchi fonici.
Tra i suoi ultimi album si ricordano Invoke, Prize, Form and Function, Why Compare e Reentry, nonostante la sua attività comprenda soprattutto concerti dal vivo (è tra i soci fondatori di DNA e Ambitious Lovers e viaggia frequentemente in Giappone ed Europa con la sua band) e la produzione di altri artisti, tra cui Laurie Anderson, David Byrne, Caetano Veloso, Vinicius Cantuaria e Marisa Monte, con la quale ha anche guadagnato un Latin Grammy.
Lindsay è stato inoltre attivo a lungo nel campo della sound art, sia come curatore che come artista in senso stretto. Lavorando frequentemente con Ben Rubin, sound designer e sound artist, egli ha curato la musica e l’audio del Carlton Arts Festival in Brasile, del Barbican Centre di Londra e del night-club Tonic di New York. È stato uno dei primi artisti a servirsi del Dolby Digital 5.1 sorround-sound in un concerto dal vivo. Numerosi sono gli artisti con cui ha collaborato, tra cui Heiner Müller, Ryuichi Sakamoto, Vito Acconci, John Zorn e Brian Eno.

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