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Bratsch


Il gruppo Bratsch (alto in tedesco, tempo spostato in tzigano) è nato dall’incontro di un musicista febbrilmente ossessionato dall’oriente come Dan Gharibian, di un violinista curioso come Bruno Girard, della fisarmonica di François Castiello, del clarinetto di Nano Peylet e del contrabasso di Pierre Jacquet: sono nati cinque veri-falsi tzigani patentati e, soprattutto, autentici vagabondi. Ognuno di questi musicisti è un virtuoso: sono in grado di improvvisare liberamente, suonare ricreando un folclore immaginario più autentico di quello vero, ricongiungendosi così alla linea di Bartók. Lungi dal seguire gli schemi propri degli entomologi del folclore, i componenti del gruppo prendono in prestito i materiali, li rielaborano e li centuplicano. Si sono così appropriati di musiche vagabonde, ebree, tzigane, armene e di molte altre ancora, compreso il jazzland. Mescolando le lingue (rumeno, yiddish, greco, ungherese, russo, tzigano) alla loro cultura occidentale, hanno lasciato che tutto questo si sedimentasse lentamente in una capacità compositiva nuova: “A forza di suonare tutte queste musiche provenienti dai repertori tradizionali, abbiamo cominciato ad inventare temi e a ricreare immagini in una fantasmagoria dell’Europa centrale”, dice Bruno Girard.
La musica di Bratsch, ricca di mescolanze, risuona insolente, piena di ironia, unendo l’allegro e il triste, il salato e il dolce: rivincita di tutti gli emarginati, dallo zingaro al klezmer (musicista ebreo).
Oltre a numerose incisioni (tra cui il recente La vie, la mort, tout ça…, 2001), i Bratsch sono regolarmente in tour a partire dagli anni ottanta, toccando Francia, Inghilterra, Germania, Italia, Olanda, Portogallo, Spagna, Svizzera, Slovenia, Turchia, Belgio, Ungheria, Canada, USA, Marocco e partecipano a numerosi festival internazionali.