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José Mercé / Juan Carmona "Habichuela" / Bratsch / Kalyi Jag / Taraf De Haïdouks / Césaria Evora

Musiche del viaggio


Un concerto di concerti questo Musiche del Viaggio: sensibile nomadismo attraverso la musica che nel viaggio e del viaggio ha fatto la propria cifra stilistica.
La ricchezza della cultura de i gitani in Europa – José Mercé , Juan Carmona “Habichuela”, Bratsch, Kalyi Jag e Taraf De Haïdouks risuona così insospettabilmente eppure naturalmente con la voce di Césaria Evora, capoverdiana ormai star mondiale, capace di accompagnare l’ascoltatore verso uno stato simile “a quell’estasi sottile che la tradizione musicale araba identifica nel taarab” (Boccito). Perché la musica di questo viaggio è una musica che accompagna tutti gli stadi della vita e parla delle vicende quotidiane, delle emozioni, dei sogni, delle nostalgie di popoli in continua erranza.
I popoli tzigani attraversano le frontiere, mantenendo un costante legame con la propria terra – in terre straniere – grazie ai suoni, i timbri e le storie della loro tradizione, quella stessa tradizione di cui si fanno ambasciatori internazionali raccontandola, sempre, senza filtri e con semplicità.

 

I LAUTARI TZIGANI

Nel villaggio rumeno di Clejani, vicino Bucarest, vivono circa 1500 tzigani, la maggior parte dei quali appartiene alla confraternita dei lautari (musicisti) e degli ursari (ammaestratori di orsi). Musiche e danze tradizionali – hora, sirba, briu, geamparale – costituiscono un repertorio di figure e di passi che ogni abitante conosce, ripetuti instancabilmente da generazioni di Tzigani, ballati alle feste e oggi nelle discoteche, dove gli stessi canovacci musicali si adeguano agli strumenti elettronici e ai motivi alla moda.

I vecchi lautari suonano e vivono in simbiosi con i loro giovani discepoli che sognano di cantare in un ristorante di Bucarest o di Amburgo. “Non si sfugge alle proprie radici”, dicono alzando le spalle gli anziani. E ancora: “II mestiere si ruba, non si impara”. Così i più vecchi, maestri del gioco di parole e depositari della tradizione dei cantastorie, non smettono di improvvisare e continuano ad attualizzare il contenuto delle ballate. I lautari più giovani, invece, abbandonati gli haïdouks (i banditi giustizieri), le principesse e le danze del villaggio, prediligono i ritmi turchi, serbi e bulgari.

La loro smania di innovazione li spinge ad allontanarsi dalla tradizione, di cui d’altronde hanno una conoscenza approfondita, creando nuovi arrangiamenti più vicini alla sensibilità attuale e ai motivi ascoltati alla radio. Un esempio è dato dalla Geamparale di Clejani interpretata dai giovani, in cui la musica sfrenata e focosa del violino e della fisarmonica che tentano di superarsi a vicenda, costituisce il risultato di un lavoro di improvvisazioni e digressioni su un’antica melodia. Ci si può domandare con timore quale sarà la musica tradizionale tzigana di domani, dopo la morte degli anziani lautari. Noi siamo gli spettatori privilegiati di un momento magico in cui la competizione tra gli stili diviene stimolo reciproco per chiunque, giovane o vecchio, voglia mostrare la propria arte e le proprie capacità. Nessuna canzone o ballata viene mai fissata una volta per tutte perché un vero lautar è colui che improvvisa per il piacere del proprio pubblico.

 

I POETI DELLA LONTANANZA
di Marco Boccitto

È stato un millennio di furibonde migrazioni anche e soprattutto per il popolo zigano, non sempre verso paesi ospitali e raramente, forse proprio per questo, con in testa l’idea di fermarsi. Incerte le motivazioni storielle del viaggio, ma è certo che questo lungo convoglio umano ha sempre avuto l’accortezza di trascinare con sé vagoni e vagoni di musica. Dalla valle del Sind ai Balcani, dal Rajasthan al Medio Oriente, l’Africa alle spalle, l’Europa davanti, l’itinerario di una musica generosa e potente, violentemente ispirata, imprevedibile, dolce o infuriata, accesa da ritmi frenetici o scandita da un respiro calmo e solenne. Musica onnivora e spugnosa che ha preso e dato qualcosa ad ogni passaggio, che lascia un’impronta e resta segnata. Rinvigorendo o stravolgendo attitudini locali (quanto lavoro sul campo e quanti carteggi velenosi per Bela Bartók sulla famosa diatriba “Musica zigana? Musica ungherese’?” E quante acrobazie sul filo tagliente dei confini e degli orgogli nazionalistici…), magari creando aree protette per musiche altrui (in molti villaggi della Transilvania ungherese nessun musicista ebreo è soprawissuto ai pogrom nazisti, ma le orchestre zigane che animavano le feste nuziali ebraiche oggi sono in grado di restituire una copia fedele di quel repertorio, altrimenti estinto). Musica che piacerebbe senz’altro a Marco Polo, Ibn Battuta, Bruce Chatwin, Goethe e altri viaggiatori incalliti. E sicuramente anche a Robin Hood, Don Chisciotte e altri eroi popolari senza macchia, ai briganti rumeni che hanno ispirato nome, soggetti e avventure al funambolico Taraf de Haïdouks. A loro e agli altri poeti della lontananza, spettatori privilegiati di anime erranti, José Mercé e Juan Carmona Habichuela, Bratsch, Kalyi Jag, Taraf De Haïdouks, Cesaria Evora.

Certo, se le frontiere esistessero solo per essere attraversate, la musica che transita in questa sezione del Romaeuropa Festival ’95 non vivrebbe il paradosso di una realtà nomade, irrequieta, perennemente in viaggio, che però non riesce a circolare al di là della stretta cerchia degli appassionati. Ma è cenere bollente che cova sotto la scorza di indifferenza delle nostre città e dell’inconscio collettivo, che aspetta solo un po’ di ossigeno per riprendere a crepitare negli intersizi dell’immaginazione popolare. Musica che sopporta malvolentieri di essere iscritta in un genere, un codice, così appena può fogge dai perimetri chiusi. Con la leggerezza dei suoi modi. Cascatelle di cimbalom e violini in piena, il contrabbasso come centro di approssimazione gravitazionale, il timbro solvente della fisarmonica. Eccitata come una sarabanda turca, antica come le vestigia del subcontinente indiano, intricata cornei sentieri che sfidano le montagne dell’Est europeo, musica forte, abbrustolita come i selciati andalusi. Piena di gioia, sdegno, dolore, amore e rivolta. Le fratture emotive del cante jondo, la confidenzialità di una juerga a Granada, la ritualità spicciola e contagiosa dei lautari rumeni. Ma anche la passione avvolgente della morna capoverdiana. Se il gitano infatti ha il dono del duende, la voce di Césaria Evora suggerisce al suo interlocutore in platea uno stato di complicità e abbandono paragonabile a quell’estasi sottile che la tradizione musicale araba identifica nel taarab. La sua presenza a Villa Massimo evoca altre diaspore, altre rotte (metà popolazione dell’arcipelago capoverdiano in cerca di condizioni migliori altrove, dal Portogallo in su, con buona pace della Banca mondiale e delle sue ricette). Ma quel senso estremista della malinconia, Possessivo cantare la dolcezza del proprio scoglio oltremare è cosa che dovrebbe riguardare un po’ tutti, in questi tempi di deriva.

 

PROGRAMMA

11 luglio
Musica Tarantos, Alegrias, Malaguenas, Tientos Tangos, Soleà, Seguiriya, Fandangos, Bulerias
Interpreti José Mercé (voce), Juan Carmona “Habichuela” (chitarra)
In collaborazione con Istituto Cervantes
Il concerto è stato trasmesso da Radio Tre Rai
Durata 60′
Intervallo 15′

14 luglio
Correspondances – repertorio gitano e yiddish dell’Europa Orientale
Musica
Mathilde (composizione tzigana ungherese), Dan’s freilach (composizione Bratsch, dalla colonna sonora del film Le mangeur de Lune), Rabiz (composizione Bratsch, ispirazione armena), Detoumement roumain (composizione Bratsch, ispirazione tzigana rumena), Papir (canzone yiddish), Sirba violon (composizione tzigana rumena), Nane tsora (composizione tzigana yugoslava), Faoussora (composizione Bratsch, ispirazione contemporanea – yiddish), Bi divanosko (composizione Bratsch, ispirazione tzigana russa), Rythme futur (Django Reinhardt), Fratelli (composizione Bratsch, ispirazione italiana), Hora accordeon (composizione tzigana rumena), Bayat (bouzouki tradizionale e improvvisato), Trinaki (canzone greca), Danse bulgare (composizione tzigana bulgara), Nomades (composizione Bratsch, canzone francese), Zarbi (composizione tzigana rumena), Doina (composizione tzigana rumena), Er nemo klantz (composizione Bratsch, ispirazione noumacho-yiddish), Opa tsupa (composizione tzigana yugoslava), Aie romalei te djilas (composizione tzigana yugoslava), Valse (composizione Bratsch, canzone armena), Sirba accordeon (composizione tzigana rumena), Ligo ligo tha me sinithis (canzone greca), Joulik (composizione tzigana russa)
Ensemble Bratsch (Pierre Jacquet, contrabasso, Bruno Girard, violino, Francois Castiello, fisarmonica, Dan Gharibian, voce, chitarra, bouzouki, Nano Peylet, clarinetto)
Il concerto è stato trasmesso da Radio Tre Rai
Durata 90′
Intervallo 15′

17 luglio
Ballate, canzoni e danze ungheresi
Ensemble
Kalyi Jag (Gusztav Varga, leader, voce, coro, chitarra, danza, Agnes Künstler, voce, danza, József Balogh, voce, chitarra, tamburi, József Nagy, voce, coro, percussioni, Rudolf Rostás, danza, Tamás Künstler, danza)
In collaborazione con l’Accademia di Ungheria
Durata 70′
Intervallo 15′

18 luglio
Musica Cìntec botrinese de Haidouk, Cîrjalesca Sus la par dintre vii, Doina, Dore Marna, Briu, Sirba Variation, Jamparale Bulgaresc, Dragoste de la Clejani, Sîrba si hora, Cîntec dejale tiganesc, Late palalate, Cîntec de dragoste si joc, Cucu si corbu, Turceasca, Programme des deux violons, Lunca Neajlovului, Jalea tiganilor, Sîrb,a Balada Conducatorului, Hora din Caval, Rînd de hore, Programme des deux accordéons.
Ensemble Taraf De Haïdouks (Dumitru Baicu, Paul Giudea, Aurei Ionitsa, Constantin Lautaru, Marin Manole, P. Marin Manole, Nicusor Manole, Neculae Neacsu, lon Tanase)
Il concerto è stato trasmesso da Radio Tre Rai
Durata 120′
Intervallo 15′

19 Luglio
Musica Petit Pays e D’Nhirim Reforma (Nando Da Cruz), Xandinha e Rotcha Scribida (Amandio Cabrai), Tudo Dia e Dia e Tudo Tem Se Limite Nha Cancera Ka (Manuel De Novas) Oriundina e Miss Perfumado (B. Leza), Sangue de Beirona (canto popolare arrangiato da Paulino Vieira) Areia de Salamansa (Abilio Duarte), Cinturao Tem Mele (Luis Morais), Papa Joachim Paris (canto popolare arrangiato da Paulino Vieira), Angola (Ramiro Mendes), Jailza (Rufino Almeida), Doce Guerra (Antero Simas), Consedjo (Ramiro Mendes), Tem Medida (Pedro Rodrigues), Sodade (Luis Morais e Amandio Cabrai)
Interprete Césaria Evora
Il concerto è stato trasmesso da
Radio Tre Rai
Durata
90′