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Carmen Cortés


Carmen Cortés nasce a Barcellona nel 1957. Studia danza classica alla Escuela del Ballet Nacional e prende il diploma nel 1994. Lo studio della danza classica e del flamenco uniti a numerose esperienze in diverse compagnie (soprattutto nel tablao, piuttosto noto, Los Canastores), la portano vicino a Mario Maya, per il quale riveste il ruolo di prima ballerina e partner nello spettacolo Ay Jondo!.
Si interessa alla danza contemporanea e si avvicina alla jazz dance, i cui studi influiscono sulla creazione di spettacoli basati sulla fusione di jazz e flamenco, secondo una nuova tendenza che sembra prendere piede nel flamenco degli anni Ottanta.
Nel 1988 crea un proprio gruppo e presenta uno spettacolo dagli aspetti innovativi ed avanguardisti: A Contraluz. Dopo una tournée in tutta l’America Latina e negli Usa, sempre nel 1988, realizza un’altra coreografia: Flamenco-Flamenco, riflessione sulla storia e sulla tradizione del flamenco che ne evidenzia, secondo una artistica e performativa cronologia, i tre fondamenti: il cante, il toque, il ballo. Lo spettacolo nei due anni successivi prende parte a numerosi Festival spagnoli di danza e musica. Segue nel 1990 Cantes de Ida y Vuelta, un’opera che già nel nome riecheggia la sua origine ispanoamericana nel filone del più puro e tradizionale stile flamenco. Realizza contemporaneamente Memoria del Cobre, un’opera di teatro-danza, scritta e pensata per lei dallo scrittore Francisco Suarez. Con A Federico la Cortés compie un vero e proprio omaggio agli elementi del costume tradizionale del flamenco, come la mantiglia (il velo di merletto che si usa come copricapo), il bolero e i pantaloni maschili a vita alta.
Continuando il percorso di scoperta e valorizzazione del patrimonio di cultura flamenca restituito attraverso opere che pur non essendo teatrali, sono concepite per il teatro, Cortés crea, in collaborazione con il compositore Gerardo Nuñez, Yerma (1996), il cui nucleo fondamentale è costituito dai versi di Garcìa Lorca. A questa seguono altre opere, la cui genesi si lega a testi: Salomé (1997), da Oscar Wilde, Racial (1999) e También muere el mar (2003) da Generazione di poeti del ’27.
In collaborazione con Nuñez, Cortés ha portato il flamenco, di cui è una vera “studiosa”, in tournées internazionali oltre che nei teatri spagnoli, quali il Teatro Calderón, che fino a qualche anno fa lo avevano escluso dai propri cartelloni.
Depositaria, attualmente, di un grande sapere legato alla tradizione, ha affiancato all’attività artistica quella pedagogica di cui è testimonianza la sua compagnia formata prevalentemente da elementi giovani.

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