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Césaria Evora


Numerosi artisti di Capoverde sono originari di Sao Vicente, una delle nove isole dell’arcipelago atlantico, una volta colonia portoghese e oggi indipendente. Il paese più vicino, il Senegal, si trova a circa 500 km di distanza. “Cize”, soprannome dato a Césaria da tutti i suoi amici di Capoverde, è considerata la regina della Morna, la musica tipica di questo luogo che costituisce l’orgoglio degli isolani: lancinante, dolce, un po’ melanconica ma, soprattutto, soave.
Césaria inizia a cantare a 16 anni, seguendo il padre e lo zio, entrambi musicisti. Canta le canzoni di B. Leza, uno dei più grandi compositori di Capoverde e del poeta-trovatore Eugenio Tavares. L’origine della Morna è poco chiara: alcuni dicono che provenga dall’isola di Boa Vista, altri che derivi dall’inglese to mourn, piangere per la morte di qualcuno. Ma senza dubbio risale al XVIII secolo, al tempo della dominazione portoghese, quando i neri si servivano del canto per trasmettersi messaggi e per esprimere tutta la loro nostalgia e il loro amore.
Oltre alla Morna, Césaria Evora si confronta con un altro stile ritmico, la coladeira, una sorta di beguine più coinvolgente, festosa e ballabile, che si esegue con gli stessi strumenti della Morna.
Agli inizi della sua carriera, la Evora viene pagata 25 scudi (circa 40 centesimi di euro) per ogni canzone eseguita. Nei suoi spettacoli finisce a volte per includere alcuni brani brasiliani tra i più conosciuti e apprezzati. Per lunghissimo tempo non esce mai dalla sua isola, né da Mindelo, il grande porto dell’arcipelago. Dopo una serie di vicissitudini personali (tre mariti che l’hanno abbandonata lasciandola sola con i figli), Césaria Evora decide di “non permettere più ad alcun uomo di stabilirsi sotto il suo tetto”. Nel 1985 incide il suo primo disco con l’Organizzazione delle Donne di Capoverde e lascia Mindelo per la prima volta. Lungo le strade della “sua” città, Césaria si aggira spesso scalza. Da questa abitudine le deriva la reputazione di “diva dai piedi nudi” ma lei, raccontando di quando cantava per il governatore o per i comandanti e i capitani delle navi da guerra, ci tiene a precisare: “Ho sempre cantato a piedi nudi. Mi piace molto e poi è un’usanza di Capoverde: tutti vanno scalzi”.
Il ritratto dell’artista coincide con la realtà della donna che cresce in queste terre rese difficili dalla siccità, la “capoverdianità”, l’insularità, la solitudine di un canto che a volte diviene grido e confonde il suo destino con quello delle lotte quotidiane di uomini e donne qualunque.
Nel 1994 il successo di Césaria in Francia è enorme; durante una tournée sudamericana, Caetano Veloso sale sul palco per accompagnarla. Nel 1995, il suo album Césaria viene pubblicato in più di 20 paesi (inclusi gli Stati Uniti), e la sua tournée è seguita da rockstar internazionali come Madonna, David Byrne, Brandford Marsalis. Tutti i più grandi artisti di New York corrono ad assistere al suo concerto al Bottom Line. Goran Bregovic la invita a registrare la canzone Ausencia per la colonna sonora del film Underground di Emir Kusturica. Nel 1997 l’album Cabo Verde è nominato ai Grammy Awards. Dopo una lunga tournée in cui tocca mezzo mondo (Francia, Svizzera, Belgio, Brasile, Germania, Hong Kong, Italia, Svezia, U.S.A., Canada, Senegal, Costa d’Avorio e Inghilterra), registra un duetto con Caetano Veloso per il progetto Red Hot & Rio.
Il successo internazionale di Césaria Evora continua costante, portandola a suonare ovunque nel mondo, ad incidere CD per Lusafrica e BMG e per colonne sonore cinematografiche, a cui si aggiunge il programma speciale che il canale culturale franco-tedesco Arte le ha dedicato.