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Christian Fennesz


Christian Fennesz nasce come chitarrista, o almeno questo si dice dei suoi esordi. Nessuno, o pochi, lo hanno conosciuto in ambito rock, moltissimi invece lo amano e apprezzano come fine compositore di musica elettronica. La chitarra è rimasta nelle sue mani mentre il suo cervello si connetteva alle infinite possibilità concesse dai software per manipolare e creare suoni di sintesi. Salito alla ribalta della intensa scena elettronica austriaca alla fine degli anni Novanta con lavori di grande impatto come Hotel Paral.lel, Plus Forty Seven Degrees 56′ 37, Minus Sixteen Degrees 51′ 08″, ed infine Endless Summer (CD, Mego), la sua opera presenta una ricerca elettronica in ambito musicale che, sfrondandosi di concettualismi e suoni spigolosi, si è intrisa di motivi più aperti e visivi, quasi pittorici.
La musica di Christian Fennesz si è imposta a critica e pubblico come l’ipotesi pop e “romantica” dell’elettronica glitch, uno stile che costringe l’ascoltatore a farsi strada tra scarti e dissonanze in cerca di un filo conduttore e di una trama dominante, quasi sempre disegnata da una chitarra. Lo stesso Fennesz, infatti, afferma, “uso ancora la chitarra come sorgente dei miei suoni, ma anche quando uso il computer suona spesso come una chitarra […] sono interessato alla combinazione di suoni acustici ed elettronici, cerco sempre di trovare nuove vie per connettere il digitale e l’acustico e di fare in modo che questo suoni il più naturale possibile”.
In Venice, il suo ultimo disco, la chitarra di Fennesz emerge con lucidità, mentre la sua visione degli idiomi pop che interagiscono con strutture compositive più astratte assume una maggiore evidenza.

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