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Sonarsound Roma

Festa Romaeuropa


Con Giorgio Battistelli / Martux-m / Michele Dall’Ongaro; Scott Gibbons/Chiara Guidi/Socìetas Raffaello Sanzio; Ryuichi Sakamoto / Christian Fennesz; Zeena Parkins / Ikue Mori; Susanna & The Magical Orchestra; DDG Crew Cliché Video / Mr. Reeks; Riccardo Petitti Dj Set; Carsten Nicolai; Golan Levin (Scribble – Manual Input Session); Kyò; Kevin Blechdom; Terrae

“È in corso da alcuni anni”, spiega Fabrizio Grifasi, “una vera a propria mutazione nel mondo musicale, che ha come epicentro l’universo magmatico, articolato e complesso delle “nuove musiche elettroniche” (una definizione ampia che raccoglie pratiche ed estetiche molto diverse). È una mutazione che riguarda la figura ed il ruolo stesso dell’artista/compositore, la sua relazione con il pubblico, i media e le strutture della produzione e del mercato musicale. L’accesso di massa a tecnologie sempre più sofisticate ne è il motore, non disgiunto da una assimilazione ed elaborazione delle pratiche musicali degli ultimi quaranta anni attraverso un radicale superamento di barriere culturali ed artistiche tra categorie musicali (sperimentazione, avanguardia, popolare) che solo fino alla fine degli anni novanta sembravano rigidamente compartimentate.
Il risultato è una crescita esponenziale di proposte musicali, di nuovi soggetti che compongono, eseguono e producono musica ed un cambiamento sostanziale della sua distribuzione e fruizione.
È a questo fenomeno che il Romaeuropa Festival dedica da alcuni anni una parte rilevante del suo programma musicale, nella convinzione che qui si trovi il “nuovo” che merita di essere seguito ed investigato.
Dallo scorso anno il Sonarsound Roma, preparato dal nostro festival con Advanced Music di Barcellona (gli organizzatori del festival Sònar, il più importante appuntamento musicale europeo di questo magmatico territorio) e Musica per Roma, con la complicità del Brancaleone, rappresenta per diverse ragioni il caleidoscopio di questo nostro procedere”.
All’Auditorium Parco della Musica si assiste quindi ad una vera e propria invasione di suoni e avanguardistiche creazioni, capaci di miscelare, coraggiosamente e sapientemente, musica con parole, immagini, video ed altro.
Nelle sale Sinopoli e Santa Cecilia dopo l’inizio, affidato alla complicità tra Giorgio Battistelli (tra i maggiori compositori viventi italiani) e Maurizio Martuscello, che presentano una versione remix dello storico concerto per artigiani e voci Experimentum Mundi, si passa attraverso le creazioni sonore e video, fra gli altri, di Ikue Mori e Zeena Parkins (l’una co-fondatrice con Arto Lindsay dei DNA e l’altra partner artistica di Bjork e Yoko Ono), e quelle di Susana & The Magical Orchestra (tbc), per arrivare infine a Kevin Blechdom ed i Kyò, con il nuovo progetto di Marco Messina, Monica Nappo e Michelangelo Dalisi sui testi di Genet, Artaud, Enzensberger.
Nella sala Settecento si alternano invece i progetti mutimediali – dove è sempre la musica però a condurre la scrittura – di Golan Levin (Scribble e The Manual Input Sessions), di Scott Gibbons e Chiara Guidi (Crescita VII) e quindi di Terrae e Castern Nicolai.
Il grande evento di chiusura è affidato invece alle splendide e magiche composizioni sonore, nutrite da una grande verve improvvisativa dello straordianrio duo Ryuichi Sakamoto – Christian Fennesz le cui musiche sono capaci, come poche, di creare incredibili paesaggi sonori.

BATTISTELLI/MARTUX-M / EXPERIMENTUM MUNDI REMIX
Opera di Musica Immaginistica

Di Giorgio Battistelli
Elettronica Martux-M
Testi Encyclopédie di Diderot e D’alembert (testi scelti)

Bottai Alfredo Sannibale, Gianni Sannibale
Falegnami Silvio Tamburri, Alberto Casini
Pasticciere Marcello Di Palma
Selciaioli Antonio Innocenzi, Oberdan Carpineti
Muratori Ciro Paudice, Maurizio Verdosci
Fabbri Fabio Sannibale, Edoardo Borgianni
Arrotini Miro Carpineti, Aldo Sardilli
Scalpellino Fernando Carpineti
Calzolai Sergio Leandri, Guido Salustri
Voci Paola Calcagni, Ida Sannibale, Annarita Severini, Elvira Tamburri
Percussioni Nicola Raffone
Attore Bernard Freyd
Voce Recitante Michele Dall’Ongaro
Direttore Giorgio Battistelli
Coordinamento Artistico Paolo Frassinelli

Produzione Romaeuropa Festival 2004 e Musica per Roma in collaborazione con Brancaleone

In Experimentum Mundi Remix, Giorgio Battistelli, generando il confronto fra due epoche grazie al contributo dell’elettronic-pop di Martusciello, rivisita il suo capolavoro, Experimentum Mundi, in giro per il mondo da 24 anni e definito da Luciano Berio il primo lavoro di teatro musicale in tempo reale.
Battistelli, attingendo all’Encyclopédie di Diderot e D’Alembert (testo capitale dell’Illluminismo), ha generato con Experimentum Mundi un’opera in grado di restituire la memoria di una perduta identità. In scena si trovavano bottai, arrotini, pasticceri, muratori, scalpellini, calzolai, e un coro di streghe, prefiche, e donne che recitano il rosario – gente e gesti scomparsi per sempre. Martusciello, alla destra di Battistelli è collegato via radio a tre assistenti posizionati in mezzo all’orchestra. I quattro creano una ibridazione con il suono-rumore dell’opera. Nasce un impasto sonoro di dimensione onirica, al di là del tempo e dello spazio, un affresco musicale di gesti, gente, paesaggi e racconti scomparsi per sempre, frammenti di memoria resuscitati da un presente frenetico ed artificiale.

SCOTT GIBBONS E CHIARA GUIDI / TRAGEDIA ENDOGONIDIA – CRESCITA VIII

Concerto di Scott Gibbons e Chiara Guidi
Musica Scott Gibbons
Partitura vocale Chiara Guidi
Voci Claudia Castellucci, Monica Demuru, Chiara Guidi

Scott Gibbons ha elaborato musicalmente alcuni testi scritti da Chiara Guidi che ha lavorato in stretta collaborazione con il compositore. La performance, eseguita dal vivo dagli autori e dalle interpreti, prende spunto dai suoni di alcuni Episodi della Tragedia Endogonidia, trasformandosi in una vera e propria azione acustica che parte con movimenti casuali di un capro a spasso per un campo.

L’azione è suddivisa in quattro movimenti.
I – Legge e occupazione spaziale della terra.
II – Atto che imita il destino.
III – Mira dell’occhio.
IV – Mondi futuri, utopie, fondazioni.

FENNESZ / SAKAMOTO

Con Ryuichi Sakamoto e Christian Fennesz
Co-produzione Romaeuropa Festival e Musica per Roma Fondazione
In collaborazione con Brancaleone

Ryuichi Sakamoto, fra i grandi protagonisti della musica del nostro tempo, incontrandosi con Christian Fennesz, considerato il più visivo, quasi pittorico, tra gli artisti dell’elettronica contemporanea, dà vita ad un progetto musicale a quattro mani completamente immerso nella sperimentazione del linguaggio sonoro. Le melodie di Sakamoto (al pianoforte) tra pause e lunghi passaggi si incontrano e si inglobano ad i suoni minimali ed ai fruscii d’atmosfera che Fennesz ha costruito al computer accompagnandoli con arrangiamenti per archi.
La performance – che presenta anche i brani più noti di Sakamoto, quale la colonna sonora per il Tè nel deserto – si nutre soprattutto della grande qualità improvvisativa dei due musicisti, capaci di creare in questo modo un incredibile mondo virtuale.

SUSANNA & THE MAGICAL ORCHESTRA

Con Susanna Karolina Wallumrød e Morten Qvenild

Susanna & the Magical Orchestra è il nome del duo norvegese Susanna Wallumrød, cantante e Morten Qvenild, musicista. La voce si combina con la tecnologia del tastierista realizzando suoni che prendono spunti dal pop, jazz, laptop e dall’elettronica minimalista. Ne nasce un sound originale, con soluzioni elettroniche che si collocano fra gli sprazzi melodici di Fennesz e la rottura di Tom Waits.

LA DDG CREW / MR.REEKS / CLICHÉ VIDEO

Clichè video è un nuovo progetto a cui partecipano membri della DDG crew, e Mr.Reeks, con l’intento di operare un confronto video/musica elettronica. Essi realizzano insieme tutte le fasi del lavoro, dalla produzione fino al live set, dove mentre Mister Reeks intrattiene il pubblico con musiche dalle sonorità ricercate, ottenute mescolando differenti generi musicali manipolati elettronicamente, visuals in movimento completano la performance diventandone parte integrante. Un lavoro eseguito a più mani per giungere ad una narratività capace di amalgamare in modo inusuale visioni e musica.

RICCARDO PETITTI / LIVE SET

Riccardo Petitti insieme ad Andrea Lai ha l’intuizione di portare a Roma a metà degli anni Novanta i ritmi ed i suoni più all’avanguardia della club culture europea. Il luogo più adatto è il Brancaleone, dove nascerà la serata ‘Agatha’ portata avanti seguendo la linea della sperimentazione condotta da un’avanguardia in continuo mutamento. Qui i due dj sono riusciti ad importare sonorità, come quelle di Heartribe, Asian Dub Foundation e Talvin Singh; ma anche quelle della nuova scuola tedesca di Rainer Truby e Kruder&Dorfmeister, il big beat festaiolo dei Propellerheads e la house francese di Guy Man dei Daft Punk. Hanno scommesso su Artful Dodger e sul drum’n’bass di Goldie. Hanno cercato di alternare ospiti di richiamo e sperimentatori, tentando di non perdere mai di vista l’elettronica italiana. Inoltre i due artisti sono stati invitati, dal Gobierno de la Ciudad de Buenos Aires, a suonare insieme ai percussionisti del Buena Vista Social Club nella capitale argentina. Suonano anche Londra e Berlino; all’Hilton di Roma e nei rave in mezzo alla campagna marchigiana. Spesso suonano insieme a musicisti (Saturnino, Rais, Giovanni Imparato, Stefano di Battista), o fianco a fianco e hanno remixato Assalti Frontali, Avion Travel, Subsonica, Feel Good Productions.

CARSTEN NICOLAI

Carsten Nicolai partendo dai suoni di fax, telefoni e modem e con una impostazione da landscape designer, immette nella sua musica una concezione geometrica del suono. Il carattere dell’opera di Nicolai si esprime nell’utilizzo di bassissime e altissime frequenze usate in modo violento e tagliente. Tutto ciò vale anche per le opere visive nelle quali Nicolai utilizza cromatismi netti (i bianchi e i neri), in un’ottica di forte polarità tra gli elementi utilizzati. La sintesi dei suoi lavori la troviamo nelle installazioni, dove si intersecano la ricerca visiva e quelle acustica.

ZEENA PARKINS E IKUE MORI

Zeena Parkins e Ikue Mori, entrambe newyorkesi e musiciste di rilievo anche da soliste, si presentano in scena con un Mac G4, un’arpa tradizionale e una elettronica. Le due musiciste, alternando questi strumenti, evidenziano rapporti di opposizione e reciprocità tra lo strumento tradizionale e la sua versione elettronica, in modo che ci sia una derivazione e un prolungamento dall’una all’altra: in tal modo affiorano le incredibile risorse, affiancata ad un suono artificiale, dell’arpa tradizionale.

GOLAN LEVIN / SCRIBBLE – MANUAL INPUT SESSION

SCRIBBLE
Con
Golan Levin e Gregory Shakar
durata 25 minuti

MANUAL INPUT SESSION
Con
Golan Levin e Zachary Lieberman
Durata 20 minuti

Scribble, caratterizzato da suoni e rappresentazioni dinamiche che sono a volte raccordati con attenzione e ad altre volte improvvisati, è stato realizzato con l’AVES, un insieme di cinque sistemi interattivi che permettono di generare ed effettuare l’animazione ed il suono, simultaneamente, in tempo reale. In Manual Input Session, proiettori analogici e digitali sono invece allineati in modo che le loro proiezioni coincidano, creando una qualità insolita di luce ibridata e dinamica. Durante la performance un dispositivo ottico del computer analizza le sihouettes delle mani degli esecutori, mentre il loro movimento viene scansionato attraverso le parti superiori del vetro dei proiettori analogici. Le azioni della mano e le silhouettes riportate sull’acetato vengono analizzati su ordinazione dal software. In risposta, il software genera i grafici ed i suoni digitali che sono strettamente legati alle forme ed ai movimenti degli esecutori. Le risposte digitali e le ombre analogiche, creano così un incredibile gioco.

KYÒ

Suono Marco Messina
Video Claudio Sinatti
Recitazione Monica Nappo e Michelangelo Dalisi

Kyò è un collettivo artistico formato dal sound designer Marco Messina, dagli attori Monica Nappo e Michelangelo Dalisi e dal videomaker Claudio Sinatti. L’idea è quella di sperimentare la contaminazione fra fra poesia e musica elettronica. Durante la performance i due attori si alternano nel reading di brani e versi tratti da Jean Genet, Antonin Artaud, Pablo Neruda, Wislawa Szymborska, Oskar Kokoschka, Hans Magnus Enzenberger, Gertrude Stein, Mariangela Gualtieri e Guido Cavalcanti, accompagnati da un suono sintetico e da proiezioni di immagini che servono a contrastare e ad esaltare i versi.

TERRAE

Terra è un progetto che nasce nel 2000 e si basa sulla ricerca di nuove sonorità, non partendo da melodie ma da frequenze. I suoi strumenti sono le dita, la tv, la radio; da questi, attraverso una manipolazione, si generano rumori e disturbi audio, che creano così una composizione musicale fatta da un vero e proprio reciclaggio sonoro.

KEVIN BLECHDOM

Alla fine degli anni Novanta, le Blectum From Blechdom sono state l’ala femminile e più umoristica dell’elettronica dura di San Francisco (Kid 606, Lesser). Intorno al 2000 il duo si è dissolto ed entrambe le artiste hanno continuato con carriere soliste. Kristine Erickson in arte Kevin Blechdom, continua a produrre una musica ironica e gioiosa, utilizzando suoni elettronici e banjo, che accompagnano i suoi testi scanzonati e ironici sull’amore e sulle piccole “cose” del quotidiano. Canzoncine pop su una buffa base elettronica di derivazione berlinese, dove il gioco diventa ingrediente fondamentale.

 

Rassegna stampa

“Fennesz suona la chitarra, il pianoforte e soprattutto, il computer. Ryuichi Sakamoto conosce la musica, l’arte elettronica e la poesia. I due insieme sono in grado di dar vita ad uno degli spettacoli più interessanti e unici della stagione.[…] Sakamoto è stato uno dei principi dell’elettronica degli anni Ottanta, sia come solista, sia prima ancora, come componente di una band seminale come la Yellow Magic Orchestra, formazione giapponese che ha segnato con la propria musica lo sviluppo dell’elettro-pop.
Da diverso tempo le frequentazioni elettroniche di Ryuichi Sakamoto, hanno preso una strada molto diversa da quella originaria della Yellow Magic: il musicista giapponese ha sviluppato un rapporto con la tecnologia assolutamente personale che, proprio in occasioni come questa, viene esaltato. La musica per Sakamoto è, nelle sue molte incarnazioni, materia viva e pulsante, sia quando è pura elettronica sia quando mette insieme culture o mondi differenti, come lo stesso Sakamoto fa con i Morelembaum e il repertorio di Jobim, e ogni suo nuovo incontro o lavoro resta costantemente in bilico tra freddezza e passione, tra tecnologia e elettricità”.
(Ernesto Assante, Una festa musicale con il guru dell’elettronica, la Repubblica, 19 novembre 2004)

“Sono nato a Tokyo [Sakamoto, ndr], ma la musica giapponese non rappresenta le mie radici. Come molti musicisti della mia generazione, dopo la guerra sono cresciuto ascoltando musica occidentale. Non ho subito il peso delle radici, come può accadere a un musicista europeo, per questo forse sono più libero di trovare ispirazione in ogni parte del mondo”.
(Carlo Moretti, “Io e l’amico Fennesz a caccia di suoni”, la Repubblica, 25 novembre 2004)

“Un compositore di oggi [dice Giorgio Battistelli, ndr] se non ha orecchie tridimensionali non esiste mi interessa tutto ciò che suona, colto o no non ha importanza.[…].
Da 24 anni lavoro con gli stessi artigiani, con i quali ho fatto 250 rappresentazioni da Parigi alla Cina alla Nuova Zelanda, dove il testo di Diderot era recitato in lingua maori. È uno spettacolo comunicativo, in cui nel gesto è implicito il suono, senza simulazioni, rappresenta l’idea stessa di azione musicale. […] mi piace come questi compositori elettronici lavorano in tempo reale su materiali preesistenti. Riuscendo a cogliere in modo intuitivo il punctum come diceva Barthes della fotografia, nel loro caso di una musica, vale a dire il centro, il punto significante, fosse anche di una sinfonia di Mahler.
La storia della musica non è invenzione di suoni, ma di forme di pensiero, e anche i suoni e le forme invecchiano, e l’elettronica invecchia più dei suoni prodotti dagli strumenti tradizionali. L’elettronica ha bisogno di rinnovarsi continuamente. In fondo si tratta sempre di ascoltare l’esperienza umana, più che un gioco combinatorio di suoni.
L’opera viene ricomposta su tempi diversi: i ritmi prodotti dagli artigiani sono irregolari, “umani” e devono dialogare con le pulsazioni moderne delle macchine. I deejay si inseriscono nei suoni “virili” degli artigiani con i loro ritmi “androgini” e a mia volta io cambio e collego questi ultimi ai suoni elettronici. La strutturazione del lavoro è completamente nuova, forse addirittura più comunicativa, diventa come un rap, come un corpo che resta drammaturgicamente molto forte. Un’esperienza nuova che non escludo di allargare: mi è già venuta qualche idea…”.
(Aldo La Stella, “Con i miei artigiani ora sfido le macchine”, la Repubblica, 25 novembre 2004)

“Martuscello ha cambiato il gioco rispettando la miracolosa sapienza sonora e il fascino irresistibile dell’opera. Ha inserito una specie di preludio “lunare” assai curioso se si pensa ai sapori forti, drammatici terrigni e tellurici della partitura originale. D’accordo con Battistelli, pensiamo, ha poi accentuato una modalità quasi techno, gli aspetti di forte pulsazione ritmica, già presente in gran parte del lavoro ma mai come questa volta portata così vicino ai valori del ritmo da discoteca, sia pure “jungle”. Ma poi c’erano le lievi intermissioni, quasi inudibili, di suoni lunghi piuttosto lirici e assorti: un costante tentativo di collocare Experimentum mundi nel presente ultimo, che è quello dei messaggi riflessivi in rete, dei confronti emozionali di prospettive sul mondo globale”.
(Mario Gamba, Battistelli operazione remix, il manifesto, 2 dicembre 2004)

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