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Hans Werner Henze


Considerato tra i più importanti compositori tedeschi sin dagli anni cinquanta, Hans Werner Henze ha sviluppato una scrittura compositiva che si è discostata nel corso degli anni dallo stile seriale e puntillista dell’avanguardia musicale, derivato da Webern e passato attraverso Messiaen.
Allontanatosi, infatti, dai rigidi principi strutturali, Henze ha accolto e rielaborato diverse influenze stilistiche, in particolar modo esaltando la tradizione austro-germanica per giungere ad uno stile dalla forte marca personale.
Nato in Westfalia nel 1926, e cresciuto nella Germania del periodo dell’ascesa e del consolidamento del partito nazista, ha subito il fascino dell’arte “condannata” dal governo perché in contrapposizione allo scenario culturale che si stava profilando. Tutto questo ha fatto nascere in lui l’idea di un’arte che fosse sovversiva nella sua essenza, potente nel suo porsi: un pensiero che affiorerà con più prepotenza nell’attività degli anni Settanta.
Allievo di Wolfang Fortner nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale, Henze ha composto la sua prima partitura in un chiaro ed elegante stile neoclassico, mettendo in luce da subito uno spiccato senso lirico, in cui sono riconoscibili le influenze di Stravinskij e Hindemith.
Presso la scuola di Darmstadt, alla fine degli anni Quaranta, si accosta ai principi del serialismo ma a differenza dei suoi contemporanei avvicina e fonde la tecnologia al suo stile neoclassicista, creando una sintesi di cui ne sono esempio Das violinkonzert (1947) e la sua prima opera Boulevard Solitude, moderna versione di Manon Lescaut.
Il trasferimento dalla Germania in Italia nel 1953 ha significato per Henze l’acquisizione di sfumature e colori musicali nuovi, che hanno fortemente caratterizzato la sua produzione nei dieci anni seguenti, a partire dall’opera König Hirsch (1955).
Proprio in questo periodo Henze si è affermato come compositore operistico con Prinz von Homburg, dal rude accento militare nelle scene di Kleist; Elegie fur junge Liebende (1961) e Die Bassariden (1965), presentato al Festival di Salisburgo, entrambe con libretto di Wystan Hugh Auden e Chester Kallman. Ma appartenengono a questo periodo anche l’oratorio Novae de infinito laudes (1962) e la cantata Being Beauteous (1963).
Raggiunto l’apice del successo, nonché una maturità stilistica ben connotata con Die Bassariden, dalla seconda metà degli anni Sessanta Henze combina la musica con un crescente interesse politico. Lavori come Das fioß der Medusa (1968), Sinfonia n. 6 (1969), e il recital per baritono e strumenti El Cimarron (1970) dimostrano come la sua musica diventi più angolare perdendo lo stile lirico. Ma è agli inizi degli anni Settanta che la sua attività politica si fa più esplicita, con Voices (1973), eclettico ciclo di canzoni, e le ‘azioni per musica’ We come to the river, dal testo di Edward Bond, messo in scena al Covent Garden nel 1976.
Tra la fine degli anni Settanta ed i primi anni Ottanta Henze si riappropria di forme più tradizionali, producendo 3 quartetti d’archi, la Sinfonia n. 7 e The english cat, ancora con un libretto dai toni satirici di Bond, costruito su una sequenza di stanze chiuse come numeri operistici. Ma è il 1990 che segna, con l’opera Das verratene meer, da una novella di Yukio Mishima, il ritorna ad uno stile compositivo che ricorda i drammi musicali degli inizi degli anni Sessanta. Lo spartito rivela inoltre un’evidente influenza da parte de Il ritorno di Ulisse di Monteverdi, su cui Henze stava allora lavorando, una indagine su l’opera del compositore italiano talmente accurata da giustificare la nuova, sontuosa versione del 1991.
Agli inizi degli anni Novanta compone un Requiem strumentale, dedicato alla memoria di Michael Vyner, direttore della London Sinfonietta, eseguito nel 1993 nella sua totalità di 9 concerti. E sempre nello stesso anno la Boston Symphony Opera, diretta da Serji Ozawa, presenta la Sinfonia n. 8, mentre nel 1997 il Berliner Philharmoniker esegue la Sinfonia n. 9, diretta da Ingo Metzmacher.
La sua Sinfonia n. 10 (1999) è stata eseguita in prima mondiale, a Lucerne Festival, nel 2002 sotto la direzione di Sir Simon Rattle.

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