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Maurice Béjart


Grande uomo di spettacolo, soprattutto coreografo ma anche regista di teatro, di opera lirica, di film e scrittore di romanzi, memorie, diari e commedie, Maurice Béjart, creatore unico per il suo singolare stile, non classificabile nel classico e neppure nel moderno, non può che essere considerato un caso a sé nel panorama artistico internazionale.
Figlio del filosofo Gaston Berger, nasce a Marsiglia nel 1927 con il nome di Maurice-Jean Berger. Si forma come ballerino sotto la guida di Nicolayevna Lubov Egorova, Madame Rousanne e Léo Staat, debutta come danzatore a Vichy, nel 1946, per poi approfondire la propria tecnica lavorando con Charrat, Petit ma soprattutto presso l’International Ballet di Londra con Vera Volkova. Durante una tournée in Svezia con il Ballet Cullberg scopre l’espressionismo coreografico e, sempre in Svezia in seguito ad un impegno cinematografico incontra per la prima volta Igor Stravinskij.
A Parigi, nel 1954, fonda con lo scrittore Jean Laurent la compagnia Les Ballet de l’Etoile, rinominata in seguito Ballet Théâtre de Paris, per la quale crea nel 1955 La Symphonie pour un homme seul su musiche di Henry e Schaeffer, che testimonia da subito una spiccata originalità. Nel periodo parigino mette in scena, ottenendo notevoli riscontri di critica e pubblico, lavori quali Haut voltage (1956), Prométhée (1956), Sonate à trois (1957).
Chiamato nel 1959 al Théâtre Royal de La Monnaie dal direttore Maurice Huisman, realizza una nuova versione di Sacre du Printemps che gli vale la fama.
Nel 1960 fonda a Bruxelles Le Ballet du XXe Siècle con cui si fa conoscere ed apprezzare a livello internazionale: le sue coreografiche grandiose ed allo stesso tempo essenziali, capaci di unire in un unico tessuto linguistico teatro, danza, musica e mimo, risultato contemporaneamente di una profonda riflessione sul tempo presente, entusiasmano critica e pubblico. Tra queste si ricordano Boléro (1961), I sette peccati capitali (1961), Suite Viennoise (1962), Les Noches (1962), Nona Sinfonia (1964), Romeo e Giulietta (1966, musica di Berlioz), Messe pour le temp présent (1967, musica di Henry), Ni fleurs, ni couronnes (1968), A la recherce de… (1968), Offrande Chireographique (1971), Nijinnskij, clown de Dieu (1971), Le Marteau sans maître (1973, musica di Boulez), Ce que l’amour me dit (1974), I Trionfi di Petrarca (1974, musica di Berio), Pil selon pli (1975), Le flute enchanté (1981); oltre a quei lavori nati da una intima riflessione religiosa che passa attraverso lo chassidismo, il sufismo, il tantrismo ed il cristianesimo, quali Golestan (1971), Thalassa Mare Nostrum (1982), Souvenir de Léningrad (1987), Dibbuk (1988) e La Tour (1991).
Nel frattempo fonda a Bruxelles l’Ecole Mudra (1970), una scuola-laboratorio che risponde all’esigenza di dare forma ad un “teatro totale”, naturale fucina per i suoi spettacoli. E, dando seguito alla sua ricerca spitituale e fisica, crea per il Tokio Ballet The Kabuki (1986) e Bugaku (1988).
Trasferitosi in Svizzera, fonda nel 1987 il Ballet Béjart Lousanne: il suo lavoro si concentra sempre di più sugli aspetti emozionali e la necessità di seguire lo sviluppo totale del danzatore lo porta a ridurre le dimensioni della sua compagnia ad una trentina di elementi. Sulla strada della medesima ricerca, sempre a Losanna, nel 1992, fonda l’Ecole-Atelier Rudra, scuola connessa alla Compagnia di balletto, la cui multidisciplinarità vede associato all’insegnamento della danza (classica e moderna), il training vocale, il teatro e le arti marziali. Tra le coreografie create in questo periodo figurano Ring um der Ring, Il mandarino meraviglioso, King Lear & Prospero, A propos de Shérèzade, Le Presbythère, Mutationx, La Route de la soie, Le Manteau, Enfant – Roi, Casse – noisette, La lumière des eaux, La mer.
Insignito di numerosi premi ed onorificenze, nel 1995 è stato designato Accademico di Francia e nel 1996 membro dell’Ordine del Sol Levante.
Nel 2002 dà vita a una nuova formazione, la Compagnia M, per la quale crea, fra le altre, Mère Teresa et les enfants du monde, con la partecipazione di Marcia Haydé (lo spettacolo ha una tournée mondiale). Fedele a quello sguardo sincretico che gli ha permesso con la danza di passare attraverso la letteratura, la religione, la filosofia e la musica, rende omaggio nel 2003 ad un altro personaggio complesso quale Federico Fellini con lo spettacolo Ciao Federico; e nel 2004, in occasione di una tournée per i suoi cinquanta anni da coreografo, racconta in L’art d’être Grand-Père il rapporto ed il confronto con i giovani danzatori della sua compagnia.
L’intera opera di Béjart – i suoi balletti, le sue ricerche, le sue scuole – sono da considerarsi come riflessioni e viaggi attraverso la storia dell’uomo, le geografie delle civiltà e delle religioni, la musica senza frontiere dove viene meno il consueto concetto stesso di spazio e di tempo.