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Silvie Guillem / Laurent Hilaire

Sylvie Guillem / Laurent Hilarie: Sonatine


Photo © Piero Tauro

Silvie Guillem e Laurent Hilaire, danzatori dalla straordinaria e personale capacità interpretativa, ballano in questa occasione per la prima volta tre pas de deux, creazioni di altrettanti grandi coreografi: Afternoon of a Faun di Jerome Robbins, Sonatine di George Balanchine ed Episodes di Maurice Béjart.
Mentre il primo balletto, Afternoon of a Faun fu creato da Robbins nel 1953 traducendo in ottica contemporanea il mito del Fauno e della Ninfa e Sonatine di Balanchine fu creato nel 1975, come omaggio alla settecentesca eleganza francese, Episodes di Béjart, ispirato dalla lettura della biografia di Pier Paolo Pasolini e dalla scoperta di assonanze profonde con il pensiero dello scrittore, è stato creato appositamente per Sylvie Guillem e Laurent Hilaire, da tempo desiderosi di interpretare un suo pas de deux.
Episodes si presenta come un percorso a tappe che passa accanto alla figura di Pasolini, accennando ad episodi letterari, cinematografici, esistenziali e parallelamente rievocando e costruendo i capitoli di una complessa e dialettica vita di coppia.
La danza, concepita come movimento puro, si alterna a passi di lirica e prosa, recitati dalla potente voce di Laura Betti: ne nasce così una ritmica intrisa di corpo e parola che ritrae la vita di una coppia, ma che potrebbe essere quella di mille altre coppie.
La scena che accoglie lo spettacolo è scarna, vi sono presenti alcuni oggetti simbolici della vita quotidiana e differenti materiali che descrivono i passaggi attraverso varie epoche: bauli in pelle per gli Anni Trenta, un frigorifero in lamiera bianca per gli Anni Cinquanta, un tavolo rettangolare in plexiglas per gli Anni Settanta.
Il montaggio sonoro, ideato dallo stesso Béjart, è in un certo senso una dedica a Pasolini, con brani della Passione secondo Matteo di Bach, un’aria del Pirata di Bellini cantata da Maria Callas, tanghi di Piazzolla, e Notte di luna calante del noto e fedele collaboratore musicale del regista italiano, Ennio Morricone.

AFTERNOON OF A FAUN
Coreografia Jerome Robbins
Danzatori Silvie Guillem, Laurent Hilaire
Musica Claude Debussy (Prélude à l’après-midi d’un Faune, 1892-94)
Scena e luci Jean Rosenthal
Costumi Irene Sharaff
Copyright Jerome Robbins
Durata 12′

SONATINE
Coreografia George Balanchine
Danzatori Silvie Guillem, Laurent Hilaire
Musica Maurice Ravel (Sonatine pour piano en Fa majeur – 1903/1905)
Durata 15′

EPISODES
Coreografia Maurice Béjart
Danzatori Silvie Guillem, Laurent Hilaire
Concezione montaggio musicale MauriceBejart
Realizzazione montaggio musicale Bernard Seyeur e Francois Thuillard
Testi Pier Paolo Pasolini (da Pasolini, una vita di Nico Naldini)
Voce Laura Betti
Luci e regia generale Clément Cayrol
Assistente Dominique Roman
Costumi Plantation
Musica Richard Wagner (Tristan und Isolde, Karl Bohm, coro e orchestra del Festival di Bayreuth – 1966), Johann Sebastian Bach (La Passione secondo Matteo, Gustav Leonhardt e La Petite Bande – 1990), George Crumb (Black Angels da Thirteen Images from the Dark Land, Kronos Quartet – 1970), John Surman (Trethevy Quoit da Road to Saint Ives, interpretata dall’autore – 1990), Vincenzo Bellini (Oh sole, ti vela dal Pirata, Atto II, Maria Callas – 1959), Istvan Marta (Doom. A sigh, Kronos Quartet – 1989), Astor Piazzolla (Four, for Tango, Kronos Quartet), Giuseppe Verdi (Air d’Elena dai Vespri Siciliani, Atto V, Maria Callas – 1951), George Crumb (Black Angels da Thirteen Images from the Dark Land, Kronos Quartet – 1970), Richard Wagner (Tristan und Isolde, Karl Bohm, Festival di Bayreuth – 1966), Ennio Morricone (Notte di luna calante, Miranda Martino)
Durata 45′
Prima mondiale
Si ringrazia Josseline Le Bourhis per la sua preziosa collaborazio alla realizzazione di questo programma.

 

AFTERNOON OF A FAUN
di Josseline Le Bourhis

Il Prélude à l’Après-midi d’un Faune di Debussy, ispirato ad una poesia di Mallarmé, fu utilizzato per la prima volta da Vaslav Nijinskij, che faceva allora il suo debutto come coreografo: presentato il 29 maggio 1912 al Théâtre du Châtelet, questo balletto – certamente audace – fece scandalo.
Afternoon of a Faun è una variazione contemporanea sul tema del Fauno e della Ninfa: Jerome Robbins abbandona ogni riferimento alla Grecia antica, elimina paesaggio bucolico, flauto e mitologia per trasferire il soggetto in una sala di danza (il balletto nel balletto è tra l’altro uno dei temi preferiti del coreografo americano).
Di fronte al pubblico – divenuto lo specchio della sala prove, nel quale i ballerini si osservano continuamente – un danzatore ed una danzatrice lavorano per impostare un pas de deux: dapprima indifferenti, cercando di mantenere rapporti formali, questi partner casuali si lasciano a poco a poco turbare dalla sensualità emanante dal loro duo: due esseri giovani e belli che, nello specchio, si attirano. La ragazza non è forse un fantasma, una ninfa immaginaria per questo Fauno sognatore, che unisce – in uno stesso riflesso – la propria immagine e quella del suo desiderio?

Il balletto fu creato il 14 maggio 1953 al New York City Ballet per Tanaquil Le Clercq e Francisco Moncion. Sylvie Guillem e Laurent Hilaire lo danzano per la prima volta.

 

ROMAEUROPA E LA DANZA
di Monique Veaute

Avanguardia e internazionalità. Fin dalle sue origini Romaeuropa si è lanciata sulle tracce fugaci della danza scegliendo, fra le tante possibili, queste due piste. Fra i compagni di strada alcuni dei maggiori protagonisti della scena contemporanea: Jean-Claude Gallotta, Karine Saporta, Dominique Bagouet. Negli anni passati il Festival ha voluto regalare a Roma le creazioni più incisive del panorama internazionale. E Roma dal canto suo ha ripagato il Festival con generosità, offrendogli due fra i talenti più interessanti della nuova leva: Enzo Cosimi e Lucia Latour.
Nel programma di quest’anno i due filoni di avanguardia e internazionalità si intrecciano ancora più strettamente, anche se è possibile leggervi in filigrana il contatto con le radici storiche della danza. Ci sono personaggi come Maurice Béjart e Jerome Robbins, c’è il Folkwang Tanzstudio diretto da Pina Bausch, compagnia erede della storica scuola espressionista di Kurt Jooss. C’è l’americana della East Coast Trisha Brown in feconda collaborazione con un’importante compagnia francese e c’è Carolyn Carlson, impregnata di spirito europeo, che viene a Roma con una compagnia finlandese. E ancora le ultime coreografie di Enzo Cosimi e Lucia Latour.
Fra le opere presenti spiccano alcune prime: Béjart ha creato Episodes appositamente per il Festival, ispirandosi a Pier Paolo Pasolini, con il quale scopre sorprendenti coincidenze intellettuali. Un pas de deux che segna una profonda riflessione artistica del coreografo dopo lo scioglimento del Ballet du XX Siècle ed i sontuosi allestimenti che lo hanno finora sedotto. Ancora una prima per Carolyn Carlson, che crea Settembre per il balletto del City Theatre di Helsinki, dove attualmente è coreografa in residenza. Prima italiana è invece One story as in falling, opera pensata da Trisha Brown per la compagnia di Dominique Bagouet, che l’ha chiamata a Montpellier per un progetto unico di fusione tra compagnie straniere. Fusione o scambio di culture e sensibilità artistiche che ci auguriamo vengano colte dal pubblico come il dato essenziale di questa nostra proposta 1992.

 

EPISODES
di Maurice Béjart

“Per me la morte è il massimo grado dell’epica e del mito. Quando parlo della mia tendenza al sacro, al mitico e all’epico, dovrei dire che essa può essere completamente soddisfatta soltanto dall’atto della morte, che mi sembra il più mitico e il più epico che esista”.
Ho trovato questa frase di Pier Paolo Pasolini nella biografia che gli ha recentemente dedicato suo cugino Nico Naldini, e mi è sembrato che avrei potuto scriverla io stesso. Come anche molte altre. Per esempio: “Per quanto mi riguarda, sono anticlericale (non ho alcuna paura di dirlo), ma so che dentro di me ci sono due millenni di cristianesimo: insieme ai miei avi ho costruito le chiese romane, poi le chiese gotiche, infine le chiese barocche: sono il mio patrimonio, nel loro contenuto e nel loro stile. Dovrei essere pazzo per negare questa forza straordinaria che è dentro di me: per lasciare ai preti il monopolio del Bene…”. Non amiamo forse negli scrittori quello che ci rassomiglia?

Ero dunque immerso in questo universo pasoliniano, colpito dalla fraternità insospettata che vi scoprivo, quando Sylvie Guillem e Laurent Hilaire – che mi chiedevano da due anni un pas de deux tagliato su di loro, anche se non ci accordavamo mai sulle date – mi hanno fatto sapere che sarebbero potuti venire a lavorare a Losanna per una settimana, nel gennaio scorso. Intanto, durante una cena, Sylvie mi aveva detto che leggeva Sade e ne era affascinata; dal canto mio, avevo rivisto Salò, il film ispirato a Pasolini da Les 120 journées de Sodome di Sade. Mi sono detto: “Sade, no, Pasolini, sì!”.
Per guadagnare tempo, ho interamente realizzato il montaggio musicale prima dell’arrivo dei miei danzatori, un procedimento di lavoro che non mi è abituale, ma che stavolta mi sembrava indispensabile. Un montaggio completamente dedicato a Pasolini, con due pezzi della Passione secondo Matteo di Bach – in ricordo di uno dei suoi film più belli -, un’aria del Pirata di Bellini cantata da Maria Callas – artista da lui molto amata, e con la quale ha girato Medea -, e, per evocare l’Italia, una canzone interpretata da Miranda Martino, tratta da un disco che lei stessa mi aveva regalato, trent’anni fa – era la prima canzone di Ennio Morricone, che sarebbe diventato il compositore abituale di Pasolini e contiene parole sconvolgenti sulla spiaggia, il mare, la sabbia, la morte… Nella colonna sonora ci sono anche dei testi di Pasolini, quelli, di cui ho parlato ora insieme ad altri, recitati da Laura Betti, la sua interprete e amica più fedele.

Conoscevo Sylvie (avevo già creato per lei e Eric Vu-An un pas de deux, e poi il balletto Arepo), la sapevo profonda, in cerca di spiritualità: mi ha sorpreso per una nuova maturità emotiva. Non conoscevo invece Laurent, e avevo un po’ paura di lui, ma ho visto molto presto, in sala prove, quello che avrebbe potuto darmi, nello stesso modo in cui un torero valuta in pochi secondi il toro che entra nell’arena. Ci siamo messi al lavoro. Che dire di più sul processo della creazione, che è indicibile, indescrivibile? Non ho “raccontato” nulla sul balletto a Sylvie e a Laurent; i danzatori comprendono attraverso il gesto e la musica. Gide dice, in Paludes, che l’artista si attende che il pubblico gli spieghi la sua opera… Nell’evocare questi Episodes della vita di una coppia, in cui vivono mille altre coppie, avremo forse evocato quei grandi miti dell’umanità che hanno accompagnato per tutta la vita Pasolini – ai miei occhi l’autore più religioso del secolo. Diceva che il mondo moriva per averli dimenticati.
Nel film Medea il Centauro, interpretato da Laurent Terzieff, dice a Giasone bambino: “Tutto è santo, tutto è santo, tutto è santo. Non c’è niente di naturale nella natura, bambino mio, tienilo bene in mente. Quando la natura ti sembrerà naturale, tutto sarà finito – e qualcos’altro comincerà. Addio cielo, addio mare!”.

 

SONATINE
di Josseline Le Bourhis

Composto in occasione del Festival Ravel del 1975 a New York, per due danzatori francesi, Violette Verdy e Jean-Pierre Bonnefous, il balletto Sonatine vuole essere un omaggio all’eleganza, alla leggerezza e alla raffinatezza di un XVIII secolo sognato dal pittore Watteau.
Una passeggiata sentimentale, che Balanchine definiva, “molto platonicamente francese”. Come il profumo sottile di un preziosismo svanito. Impertinente e nostalgico.
La coreografia è interpretata per la prima volta da Sylvie Guillem e Laurent Hilaire. Le prove sono state dirette da Ghislaine Thesmar

 

Rassegna stampa

“Béjart ha attinto dalla biografia Pasolini, una vita [di Nico Naldini, Einaudi, n.d.r.] un mondo umano e poetico di acceso anticonformismo in cui il coreografo s’è appassionatamente identificato. E a partire dall’intenso gioco speculare, s’è mosso nella costellazione pasoliniana […] per disegnare un medaglione scabro e succinto, sguardo di verità sentite e turbamenti, per una volta depurato dai più tipici vizi béjartiani”.
(Leonetta Bentivoglio, Béjart incontra Pasolini, la Repubblica, 2 luglio 1992)

“Per far ballare Sylvie (Guillem) e Laurent (Hilaire), Béjart è entrato nell’universo pasoliniano. In quello che Manacorda magistralmente descrisse: “l’ombra di un dolore che offusca quella rousseauniana felicità con il sopraggiungere della maturità peccaminosa, con l’incombere della morte”. Non in altro modo poteva essere la scelta delle musiche da Béjart accuratamente ricercate.[…]”.
(Fabiana Mendia, Sylvie, e la danza è un sogno, Il Messaggero, 2 luglio 1992)

“Si recita la sconvolgente lucidità del poeta che cerca la sacralità del profano, la santità “in ogni cosa” e la voce di Laura Betti aggiunge poesia al poetare. Così l’intera creazione acquista non solo una efficace aderenza a Pasolini, ma anche la fisionomia di una danza béjartiana tentata dall’idea di rinnovarsi. L’andamento del duetto è fascinoso. Si passa progressivamente dalla quotidianità dell’amore alle sue forme sublimi e religiose e infine si ritorna alla quotidianità con una canzone di Miranda Martino che, nel poutpourri musicale, ristabilisce un equilibrio con la quintessenza della spiritualità. […]”.
(Marinella Guatterini, Pasolini “à deux”, l’Unità, 2 luglio 1992)