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Paul Taylor


Nato a Pittsburgh, Pennsylvania, nel 1930, Paul Taylor studia pittura alla Syracuse University prima di trasferirsi a New York City, dove inizia la sua carriera di danzatore. Solista con Martha Graham dal 1955 al 1962, danza anche con Balanchine e Cunningham, fino alla fondazione della compagnia che porta il suo nome. L’apprendistato con grandi coreografi (coraggiosi innovatori del linguaggio della danza) e la formazione artistica di natura visiva sono alla base del suo stile inconfondibile che, nella sana frequentazione di ogni tema e stile, conserva saldamente i cardini di un linguaggio coreografico dove a dominare sono la plastica dei movimenti e la capacità di costruire magnifiche, e sempre significanti, ma più spesso ambigue, immagini spaziali.
Già autore di diverse coreografie (Duet, 1957, su musica di Cage, Three Epitaphs, 1959), nel 1962 conosce il successo con Aureole, destinata a diventare un classico da repertorio, che, soprattutto dopo il 1968 (quando molte opere di Taylor vengono liberate dal diritto d’autore), verrà ripresa da innumerevoli compagnie in tutto il mondo. Forte di uno stile dinamico e lineare, il repertorio del coreografo americano si pone come solido anello di congiunzione tra danza classica e contemporanea, apprezzato anche dal grande pubblico con cui Taylor ama dialogare e giocare: la sua versatilità, sempre sostenuta da uno sguardo rigoroso, gli consente infatti di muoversi liberamente fra temi e poetiche, linguaggi e stili che, negli anni, gli hanno guadagnato un posto di primo piano assoluto nel panorama della danza internazionale. Lavori quali Big Bertha (1971), Esplanade (1975, su musiche di Bach), Kloven Kingdom (1976), Sacre du Printemps – The Rehearsal (1980, personale rivisitazione del capolavoro di Stravinskij con gangster, poliziotti e ballerini in sala prove), Arden Court (1981), Rosas (1985), A Musical Offering (1986), Field of Grass (1993), sono stati rappresentanti in tutto il mondo.
Nominato del 1969 Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres dal Governo Francese, ha vinto lungo tutta la sua carriera artistica più di 40 premi, tra cui tre Guggenheim Fellowships, il MacArthur Foundation Fellowship, il New York State Governor’s Arts Award nel 1987 e il New York City Mayor’s Award of Honor for Art and Culture nel 1989. Sempre nel 1989 è stato chiamato a far parte dei 10 membri onorari americani dell’American Academy and Institute of Arts and Letters, mentre nel 1992 ha ricevuto un Emmy Award per Speaking in Tongues e il Kennedy Center Honors “per aver reso migliore la vita della gente in tutto il mondo ed aver arricchito la cultura della nazione americana”. Tra i riconoscimenti istituzionali non vanno inoltre dimenticati una National Medal of Arts ricevuta dal Presidente Clinton nel 1993 e la nomina tra i 50 americani più illustri da parte della Library of Congress’Office of Scholarly Programs.
Oltre alla Paul Taylor Dance Company, prestigiosa formazione di livello internazionale, il coreografo ha fondato nel 1993 la Taylor 2, una compagnia composta da sei giovani danzatori, la nuova generazione della tradizione Taylor.
Le compagnie di Taylor non ricevono alcun finanziamento statale, e sono sostenute unicamente da contributi privati, a testimonianza dell’enorme carisma e notorietà del coreografo.
Nel 1987, Paul Taylor pubblica la propria autobiografia, Private Domain (dal medesimo titolo di un balletto del 1969), aggiungendo un ulteriore tassello alla sua poliedrica riflessione, nonché alla sua capacità comunicativa: il libro infatti, pubblicata da Knopf e, in versione tascabile, da North Point Press, riceve un largo consenso di critica e di pubblico, ottenendo la candidatura del National Book Critics Circle come migliore biografia del 1987. Nel 2004, la Paul Taylor Dance Company, in occasione dell’anniversario dei 50 anni dalla nascita, ha svolto una tournée in 50 stati americani, celebrando ed omaggiando appieno la creatività del suo fondatore.