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Philippe Jamet


 Formatosi come educatore di bambini, nel 1982 Jamet si lancia negli studi di danza classica, ottenendo presto una prestigiosa borsa di studio dal Ministero della Cultura per perfezionarsi al Merce Cunningham Studio a New York. Al suo ritorno in Francia, entra al Centre national de danse contemporaine d’Angers e danza in particolar modo con Dominique Petit, Odile Duboc, Caroline Marcadé, Santiago Sempere, Françoise Raffinot, José Montalvo e Hervé Diasnas, lavorando inoltre in teatro con Jean-Luc Boutté e Alain Françon. Il 1989 segna la nascita del Groupe Clara Scotch, con cui realizza in media, da allora, una creazione l’anno. Dal 1995 al 1999 è artista associato al Théâtre du Merlan – scène nationale de Marseille, mentre nel 1996 realizza Faux Départ, il suo primo cortometraggio. Un anno dopo, soggiorna in India, in qualità di laureato di Villa Medici fuori le mura, ma è nel 1999 che sale alla ribalta internazionale creando l’esposizione coreografica Portraits dansés, in cui sceglie come protagonisti gli abitanti delle città che lo ospitano: con diverse interviste filmate (poi montate per dar vita ad una installazione coreografica) Jamet compone i suoi ritratti esplorando la sfera privata, il rapporto con il corpo, con la danza e la città e soprattutto invitando le persone ad esprimersi non solo con le parole ma anche con i movimenti.
Gli anni successivi confermano la sua ricerca fuori del palcoscenico e della rappresentazione, alla ricerca di un nuovo modo di portare la realtà nell’arte, di perlustrare la quotidianità e l’espressività dei corpi non attoriali, di incidere in modo significativo sulla percezione di se stessi e dell’esterno.Le sue performance invadono lo spazio, rimaneggiandolo e ricreandolo, mentre traducono il quotidiano, straniandolo, in linguaggio artistico.
Dal 2000 al 2002 è in residenza al Ferme du Buisson à Marne-la-Vallèe dove realizza Passage e Danse, ville et sentiments, mentre nel 2002 amplifica il progetto dei ritratti danzati dando vita ai Portraits dansés – Tour du monde, in cui riunisce i video girati nei quattro continenti (Francia e Italia, Brasile e Stati Uniti, Burkina Faso e Marocco, Vietnam e Giappone), poi confluiti in una istallazione articolata in quattro sale e per temi quali l’amore, la paura, il dolore, la gioia.

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