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Roland Petit


Artefice di alcuni dei più celebri spettacoli di danza del Novecento che, anche grazie a Zizi Jeanmaire, moglie, musa e interprete prediletta, hanno lasciato un segno indelebile nell’immaginario collettivo, Petit non viene comunque considerato (spesso a torto) tra i grandi coreografi del secolo, forse proprio a causa di quello stile ironico ed effervescente, leggero e sempre attento all’intrattenimento, che pure gli ha conquistato l’amore del pubblico internazionale.
Nato a Villenoble nel 1924, esordisce giovanissimo, come la futura moglie Zizi, nel corpo di ballo dell’Opéra di Parigi, dove è solista a soli sedici anni: grazie all’apprendistato con Janine Charrat si appassiona presto alla coreografia, a cui inizia a dedicarsi a tempo pieno dopo la fine della guerra una volta abbandonata l’Opéra. Entrato nella compagnia dei Ballets des Champs-Elysées, ne diventa coreografo principale e “maître de ballet”, firmando tra gli altri Les forains e Le rendez-vouz, fino al primo capolavoro, Le Jeune homme et la Mort (1946): scritto da Cocteau e costruito sulla celebre Passacaglia di Bach, il balletto si inserisce alla perfezione nel clima culturale esistenzialista dell’epoca, l’eco che ne segue arriverà fino ai nostri giorni diventando negli anni una delle prove privilegiata da artisti come Jean Babilée, Rudolf Nureyev, Michail Baryshnikov.
Abbandonati i Ballets des Champs-Elysées per divergenze con la direzione artistica, Petit fonda Les Ballets de Paris, per cui crea, mettendo a segno un altro enorme successo, Carmen (1949) con protagonista la Jeanmaire, già compagna stabile sul palcoscenico e nella vita: il clamore è tale che è Hollywood stessa ad accaparrarsi la coppia, cosicché, mentre Zizi debutta come attrice, Petit diventa coreografo di grandi produzioni come Daddy Long Legs, con Fred Astaire e Leslie Caron, e Anything Goes, con Bing Crosby.
Di ritorno in Francia, crea La Croqueuse des diamants (1950), altro grandissimo successo della coppia e Le Loup (1953), su soggetto di Anouilh. Sposa finalmente Zizi nel 1954. Le sue coreografie, pur mantenendo sempre un’ispirazione eclettica e vitale, cominciano ad accostarsi sempre di più ad alcuni classici della letteratura e del teatro, da Simenon (La Chambre, 1955) a Rostand (Cyrano de Bergerac, 1959), fino al confronto con una pietra miliare della cultura francese: crea infatti per il Paris Opéra Ballet, Nôtre-Dame de Paris, da Victor Hugo, su musica di Maurice Jarre e con i costumi di Yves Saint-Laurent. Mentre viene reclutato dai più grandi teatri europei (Le quattro stagioni e Poème de l’extase alla Scala di Milano, Paradise lost al Covent Garden, con Rudolf Nureyev protagonista), nel 1970 arriva la nomina a direttore dell’Opéra di Parigi, ruolo a cui, per una serie di incomprensioni, rinuncia dopo solo sei mesi. Nella continua esplorazione di forme spettacolari sempre nuove, approda al music hall, creando per Zizi La revue de Roland Petit e Zizi je t’aime, entrambi grandi successi presso il Casino de Paris.
Tuttavia la compagnia a cui finirà per legare maggiormente il proprio nome resta il Ballet de Marseille, fondato nel 1972 e trasformato successivamente in Ballet National de Marseille-Roland Petit. Diretta per 26 anni, fino al 1998, la compagnia ha portato alla ribalta ballerini quali Denis Ganyo, Patrick Dupond, Elisabetta Terabust, Luigi Bonino, Jaqueline Rayet, ed ha permesso naturalmente a Petit di dare pienamente sfogo al proprio talento coreografico, annoverando solo negli Anni Ottanta spettacoli come Coppélia, Nanà da Emile Zola, Les intermittences du coeur da Marcel Proust, Les hauts du Hurlevent da Emily Brönte, Le fantôme de l’Opéra da Leroux, Le mariage du Ciel et de l’Infer, Le chat botté, L’Ange bleu, Ma Pavlova, Le diable amoreux.
Artista incredibilmente prolifico, Petit ha comunque mantenuto sempre, pur nel carattere eterogeneo di molte sue scelte, uno stile personale e riconoscibilissimo, raffinato e sensuale, a volte provocatorio nel suo dichiarato erotismo ma mai volgare, in ogni caso legato ad una ineccepibile sapienza tecnica e identificato in tutto il mondo, col passare degli anni, come lo stile “parigino” per eccellenza. La sua attività è continuata instancabilmente per tutti gli Anni Novanta, riscuotendo un immancabile successo grazie a titoli come La Belle au Bois Dormant (1990), Charlot dans avec nous (1991), Il Gattopardo (Palermo, 1995), Chéri (Milano, 1996), Le Lac des cygnes et ses maléfices (1998) e Clavigo (1999).
Molte sono le compagnie che, tutt’oggi, danzano le sue coreografie.