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Ballet National de Marseille

À Zizi avec amour


Photo © Piero Tauro

Una sorta di doppia antologia, dedicata al coreografo Roland Petit ed a sua moglie, la grande ballerina Zizi Jeanmaire. La prima parte dello spettacolo ha così visto sfilare alcuni dei più celebri balletti di Petit, spesso rivisti e aggiornati nel corso degli anni; mentre la seconda ha lasciato la scena a Zizi che ha presentato al pubblico una fulgida carrellata dei numeri che l’hanno resa una delle interpreti più celebri e amate dei palcoscenici parigini, fin dagli Anni Cinquanta.
Grazie alla sua compagnia, il Ballet National de Marseille (che ha lasciato nel 1998), di Petit si sono potuti ammirare la versione coreografica integrale de La Mer, su musica di Debussy, Le Jeune homme e la Mort, sulle note della Passacaglia di Bach, una selezione tratta dalla Carmen di Bizet e, infine, il Can Can creato a Broadway nel 1981 e accompagnato dalle canzoni di Cole Porter.
À Zizi avec amour riempie la seconda parte dello spettacolo: da À tous mes chéris (parole e musica di Serge Gainsbourg) a I get a kick (Cole Porter), da Cheek to Cheek (Irving Berlin) fino al memorabile Mon truc en plumes, su parole di Bernard Dismay e musica di Jean Constantin.
Nella seconda serata si è avuto un cambio di programma: per ovviare infatti ad un infortunio di Zizi, il Ballet National de Marseille ha proposto, in sostituzione della sua esibizione, delle coreografie tratte dall’ultimo lavoro di Roland Petit, Ma Pavlova.


NTERVISTA A
ZIZI JEANMAIRE
a cura di Luigi Bellingardi
(Zizi à moi, Corriere della Sera, 21 luglio 1987)

Oltre all’eccessivo impegno, c’è una ragione per la quale lei si è riservata soltanto i numeri della seconda parte?
L’unica ragione è che io non ballo più la danza classica. Naturalmente la base dell’addestramento classico rimane sempre, anche se privilegio ora, secondo il gusto parigino, i toni del “music-hall”.

Fa anche delle coreografie?
Assolutamente no. È un compito, questo, che lascio volentieri a mio marito. Quando si sposa un coreografo meraviglioso nell’inventiva e nell’originalità come Roland Petit, non si può concepire affatto l’idea di fargli la concorrenza. Inoltre ritengo che, per fare il coreografo, o si ha il dono, il talento, l’estro o è meglio lasciare perdere. Il disegno coreografico è la scintilla del genio. Non a tutti è concesso di averla.

Su un piano generale, c’è sempre un futuro per la danza?
La danza non ha mai avuto un futuro roseo come l’ha ora, specialmente per quanto riguarda l’interesse, la partecipazione del pubblico. Non è soltanto in Francia che ciò si verifica, ma in tutto il mondo.

E vi è un futuro anche per la danza classica?
Certamente, per fortuna. Oltre al fatto che per qualunque tipo di danza, secondo me, è essenziale avere come base la formazione classica. Anche per la danza su musica jazz o per qualsiasi altra manifestazione di danza contemporanea. È un po’ come la conoscenza elementare di uno strumento rispetto alla possibilità di suonarlo.

Ma l’improvvisazione?
Quale tipo di improvvisazione? La danza dei selvaggi? Anche per quella, per i movimenti estemporanei del corpo, è necessario un allenamento. Non va dimenticato mai che la danza è stata la prima manifestazione artistica dell’uomo delle origini, il primo suo modo di manifestare la gioia di vivere o l’incidenza del rito nell’esistenza. A quei tempi la formazione classica non era necessaria. Ma ai nostri tempi in cui la danza è un’arte, la preparazione classica è un presupposto ineludibile. A meno che si voglia intendere per “danza” anche qualsiasi movimento delle braccia o delle gambe…

È necessario essere “nati” per la danza?
Bisogna avere doti naturali, e soprattutto avere chiara in mente la concezione della danza. Bisogna anche avere determinate qualità fisiche. E poi, una passione infinita perché è una disciplina faticosissima, alla quale bisogna riservare tutte le energie, fisiche e intellettuali. Nell’artista che si dedica alla danza deve, a un certo punto, emergere prepotentemente una personalità spiccata. La pratica della danza è un lavoro costante, di tutti i giorni, ma appassionante. Tale è stata per me tutta l’esistenza, una vera e propria simbiosi della vita con la danza.

Se nascesse un’altra volta…?
Lo rifarei di corsa. Il teatro è sempre stato al centro di ogni mia attenzione, di ogni desiderio, di ogni impegno. E poi, ripeto, la danza è stata tutta la mia vita: la riprenderei subito, per non lasciarla mai.

Come lavora con il Ballet de Marseille?

Mi integro perfettamente con tutti loro, come appare molto evidente, per esempio, nella seconda parte dello spettacolo a Villa Medici, con il rapporto che si instaura sulla scena tra me e il Ballet de Marseille. Per loro, che fanno la danza classica, la seconda parte dello spettacolo costituisce qualcosa di diverso, che li interessa e li entusiasma. E sul piano formativo e professionale, non possono che trarne un gran vantaggio.

Tornerà in futuro in Italia con dei nuovi programmi?
Non lo so. C’è il progetto di un nuovo spettacolo che si effettuerà a Parigi nel febbraio 1988 al Bouffes du Nord, il teatro dove andò in scena per la prima volta La Tragédie de Carmen di Peter Brook. Vi farò un nuovo spettacolo di music-hall, con appena cinque o sei strumentisti e due ballerini. Uno spettacolo cameristico, come non ho mai fatto prima, nel quale canterò numerose canzoni, alcune antiche, altre del tutto nuove. Inoltre, danzerò. In tutti gli spettacoli che ho fatto sono sempre stata al centro di un balletto numeroso: questa sarà la prima volta che attorno a me non ci sarà nessuno, o quasi. A pensarci, ho un vero terrore per questa mia prima, nuova esperienza. È bene che sia così. Bisogna avere paura, ogni volta che si va in palcoscenico: è quasi un tornare alle origini.

Che opinione ha delle compagnie di danza contemporanea?

Quando posso, assisto a ogni spettacolo col più grande interesse. Naturalmente preferisco i complessi che hanno, alla base, la formazione classica, come Béjart. Ma non mi dispiace anche Pina Bausch, ha delle idee ed è quello che conta nel mondo del balletto. Del resto all’uno o all’altro coreografo, anche a Roland Petit, si possono muovere delle obiezioni, si possono non condividere certe scelte, certe concezioni. Per loro, come per tutti, l’unico giudizio, il giudizio definitivo è quello del tempo. Solo il tempo potrà dare la valutazione decisiva sul valore di un artista. L’uno o l’altro può avere un colpo di fortuna, ma è soltanto la durata nel tempo a dire l’ultima parola, a fare considerare classico un lavoro.

Qual è il suo hobby al di fuori del mondo della danza?
Non è facile dirlo. Non ho mai preso vacanze nella mia vita, se non qualche giorno al massimo. Mi sono sempre interessata di teatro in tutte le sue varie manifestazioni. Anche se ora non pratico più la danza classica, devo sempre tenermi in allenamento, altrimenti è l’inferno per riprendere la scioltezza dei movimenti. Vado a teatro, al cinema. Disegnare, scene o costumi? No, al riguardo non ho alcun talento. Peccato. Seguo mia figlia, che non danza ma comincia a dedicarsi all’attività letteraria.

In Francia vi sono delle buone scuole di danza?
La scuola principale è quella di Parigi, all’Opéra. Poi vi sono delle buone scuole a Lione e a Nancy. Si costituirà presto una scuola anche a Marsiglia. Per un ballerino, oltre alla scuola formativa, è importante il lavoro di gruppo, lo stimolo che instaura nella concorrenza e nella rivalità con l’altra formazione. A Marsiglia l’attività di Roland Petit è sostenuta dall’impegno costante del Comune e della Regione, non soltanto dello Stato. L’importante resta comunque, per un complesso di ballerini, la presenza di un coreografo geniale, che dia una originalità di stile a tutte le interpretazioni.

E per concludere, qual è la sua massima di vita?
Bisogna amare la vita, viverla fino in fondo, affrontare con coraggio tutte le svolte. Andare avanti nel tempo col sorriso sulle labbra. La vita è meravigliosa.

Rassegna stampa

“C’è nello spettacolo la tipica frammentarietà del “music-hall”, ma c’è anche il piacere sempre nuovo di vedere mobilitato il genere con molta eleganza e buon gusto. Rispetto all’edizione passata, il programma è cambiato e si articola in due parti. E la prima potrebbe essere interpretata come biglietto da visita e antologia della creatività di Roland Petit, coreografo. Si inizia un po’ in sordina: La Mer, eseguito dal corpo di ballo sulla ben nota musica di Debussy, composizione un po’ fredda e di maniera. Segue un pezzo celebre, è del ’46, Le Jeune homme e la Mort. Gli fa da sfondo la Passacaglia di Bach; c’è l’unghiata di Cocteau, esteta, letterato, uomo di teatro, poeta. Una “tranche de vie” dai toni esistenzialisti, memore del realismo cinematografico francese dell’anteguerra e trasfigurata dalla danza. […] La riproposta di alcuni brani della Carmen di Petit (balletto creato a Londra nel ’49, protagonisti lo stesso Petit e la Jeanmaire) riconferma la straordinaria disposizione di Petit, allora giovanissimo, per l’inventiva coreografica, sì da giudicarlo un innovatore nel combinare gli spunti teatrali con il divenire della coreografia. […] E la prima parte si chiude con un indiavolato Can Can di Cole Porter, confermando la classe del complesso.
Ad aprire la seconda parte, che le sarà tutta identica, è Zizi, le lunghe gambe bellissime, immutate, inguainate di nero, divaricate; le braccia e le mani disegnano nell’aria i ghirigori della grazia leggera e dell’eleganza sofisticata. […] La Jeanmaire, dopo aver intrattenuto con il brio suo inconfondibile e tranquillizzato il pubblico, innervosito più ancora dei ballerini dai rinnovati spruzzi di pioggia, concede il bis con il suo splendido corpo di ballo. Ed è qui che le ovazioni salgono di tono, si fanno irrefrenabili e il pubblico non vuole abbandonare il teatro portandosi dietro il ricordo della più bella serata di balletto d’estate nella bella cornice di Villa Medici”.
(Alberto Testa, Omaggio alla charme di Zizi, la Repubblica, 22 luglio 1987)

“Un Festival come quello di Villa Medici, tutto imperniato sulla Francia, non poteva dimenticare Roland Petit, astro di primo piano del firmamento ballettistico transalpino. Lo spettacolo è stato una sorta di antologico “flash-back” da La Mer di Debussy, sapientemente regolata seguendo l’ondeggiare scomposto ma armonico dei “cavalloni” marini e dei flussi e riflussi musicali della partitura impressionista, a ritroso fino al melodramma esistenzialista Le Jeune homme e la Mort […].
Tutta per Zizi la seconda parte. Sessant’anni suonati, la Jeanmaire conserva ancor oggi intatto il fascino e la carica di simpatia che l’hanno resa celebre nel mondo. Capelli nerissimi alla maschietta, con basette “virgolettate”, calze fumées e scintillante body, è apparsa in forma smagliante nel ruolo prediletto di sciantosa, ovvero soubrette capace di cantare, ballare e magari dialogare estemporaneamente con il suo pubblico. E come “showgirl” Zizi possiede ancor oggi intatti tutti i suoi “numeri”, snocciolati dinanzi ad un pubblico sempre più incredulo ai propri occhi.
Applausi a non finire”.
(Lorenzo Tozzi, Con Petit una Zizi più grande, Il Tempo, 22 luglio 1987)

“Zizi è unica e sola, nella storia dello spettacolo mondiale, e lo si è visto chiaramente l’altra sera a Villa Medici, dove l’intera seconda parte dello spettacolo della compagnia “Le Ballet National de Marseille Roland Petit” le è stato dedicato per intero. Per carità, anche la prima parte è piaciuta moltissimo: specie i due capolavori di Roland Petit Le Jeune homme e la Mort e Carmen: due storie curiosamente simili, in cui la Donna è insieme amore e presagio di morte. […] È incredibile come questi due balletti di quarant’anni fa conservino la loro validità espressiva e la loro audacia formale. La coreografia, a poco a poco, si è andata modificando – perché tagliata e cucita, via via, addosso ai nuovi più giovani interpreti. Ma i vecchi, meravigliosi parametri della versione originale restano negli occhi e nel cuore dei vecchietti che, come me, hanno avuto la buona ventura di seguire il processo di evoluzione di questi capolavori coreografici “per accumulazione”. Successo travolgente, con due bis per Mon truc en plumes, e per uno spiritoso colloquio improvvisato tra Zizi e il pubblico entusiasta, durante un improvviso sgrullone di pioggia”.
(Vittoria Ottolenghi, Dove sta Zizi, Paese Sera, 22 luglio 1987)

Crediti

Compagnia Ballet National de Marseille
Coreografia Roland Petit
Interpreti Zizi Jeanmaire, Jean-Pierre Aviotte, Gérard Bohbot, Luigi Bonino, Jean Broeckx, Denys Ganio, Dominique Khalfouni, Philippe Lang, Carlotta Zampora e il Corpo di Ballo

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